La lezione di Davide e degli “eroi di Modena”: bontà e solidarietà esistono

Sono ancora possibili gesti concreti come il perdono del ragazzo accoltellato ai suoi aggressori o il coraggio di alcuni cittadini che hanno bloccato l'uomo che nel capoluogo emiliano per poco non compiva una strage. Due storie che restituiscono fiducia nel prossimo in un momento in cui siamo abituati al male e alla narrazione continua di violenza

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Lo Spirito del Signore riempie l’universo; egli, che tutto abbraccia, conosce ogni linguaggio 

Sap, 1,7

Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio 

At 2, 10-11

A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune 

1 Cor 12,7

Ci sono due notizie di cronaca le cui immagini ci restituiscono plasticamente il significato del dono dello Spirito: mi riferisco al gruppo di persone che ha bloccato a Modena l’uomo che aveva percorso la via Emilia a tutta velocità, investendo i passanti che passeggiavano tranquillamente,e al gesto sorprendente – come lo Spirito – di Davide Cavallo, il ventenne pestato a sangue a Milano da alcuni coetanei che gli avevano rubato 50 euro. Davide, nonostante lo scontro gli abbia causato un danno permanente, ha voluto abbracciare i suoi aggressori poco prima che il tribunale li condannasse. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti di giovedì 21 maggio 2026)

Gesti di bontà e solidarietà concreti

Davide Cavallo (Instagram)

Nella foto che rappresenta il primo episodio si nota chiaramente che a bloccare l’investitore sono stati residenti di Modena di pelle, lingua e religioni diverse. Nel caso di Davide abbiamo visto il gesto del perdono e della riconciliazione prima ancora di conoscere il verdetto del giudice, il quale si riferisce a un preciso momento – la specie del reato – e non alla persona nella sua affascinante complessità.

Spesso rimaniamo sommersi e sorpresi da gesti di bontà e di solidarietà concreti; ci sembrano cose irreali, incredibili, tanto siamo abituati al male e alla narrazione continua di violenza che scorre sugli schermi dei nostri smartphone. A Modena, invece, si è visto come persone di culture diverse si siano trovate accomunate dalla volontà di difendere quel vivere civile che il gesto violento aveva minacciato in maniera così crudele e sanguinosa.

Quelle persone si sono mosse al di là delle analisi e delle responsabilità dell’accaduto, che soltanto il procedimento giudiziario, con le sue regole procedurali, potrà chiarire, sebbene sempre in maniera approssimativa. Davanti a un male astratto e improvviso, i cittadini di Modena hanno risposto d’istinto, ricordandoci quanto scriveva Albert Camus nella Peste: non c’era da lodarli, era una cosa logica, perché ciò che difendevano in quel momento era semplicemente la loro comune umanità.

Una scelta “politica”

Queste due immagini ci hanno restituito palpabilmente – proprio perché la realtà che ci scorre davanti è sempre più visiva – l’apprezzamento per i gesti di coraggio, generosità e solidarietà che vanno oltre i linguaggi di odio e di paura dai quali siamo sommersi.

È quanto ci dice l’autore del Libro della Sapienza: lo Spirito del Signore valica ogni confine, non si rinchiude dentro una lingua, il colore della pelle o i modi di comportarsi, ma riempie l’universo, abbraccia tutto, comprende ogni lingua. È la stessa intuizione del poeta Paul Claudel, secondo cui lo Spirito Santo non divide le lingue per disperdere gli uomini, ma le raccoglie affinché ciascuno possa finalmente intendere l’altro proprio a partire dalla sua diversità.

I due gesti rappresentano una forte scelta “politica” nel senso migliore dell’espressione, cioè legata al vivere insieme dei cittadini. Nel caso di Modena è proprio la condivisione dello stesso luogo ad aver costituito, per quelle persone, l’insieme dei valori e dei doveri che le accomuna e le porta a condividere l’esistenza. Nel secondo caso, Davide ci fa capire come anche chi fa del male possa avere in sé qualcosa di buono, che in quel momento era stato sopraffatto dalle tante sollecitazioni negative che ogni giorno raggiungono ciascuno di noi.

Frame dallo sceneggiato Rai degli anni Sessanta I Fratelli Karamazov

È la grande lezione dostoevskiana: l’uomo non coincide mai interamente con il suo errore o con il suo reato. Abbracciando i suoi aggressori, Davide sembra aver messo in pratica l’invito dello staretz Zosima nei Fratelli Karamazov: «Amate l’uomo anche nel suo peccato, perché questo è il riflesso dell’amore divino».

Grazie modenesi, grazie Davide

Nel 313 d.C., l’anno dell’editto di Costantino che riconosceva la libertà di culto ai cristiani dopo le terribili persecuzioni, Eusebio di Cesarea – che quelle persecuzioni sotto l’impero di Diocleziano le aveva vissute – scriveva che tutto ciò che di buono e di vero si trova negli uomini è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo.

Il “Trionfo della Divina Provvidenza”

E ancora, la Costituzione Dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II, al n. 16, scrive: Quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e con l’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna”.

Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta“. Grazie, Modenesi, grazie Davide, ci avete fatto sentire il soffio dello Spirito.