La rivoluzione della gioia secondo Paolo

Confondiamo la fede con il successo, la religione con il potere e Dio con il tifo per le proprie battaglie. Il cristianesimo non è una polizza sulla felicità. Come ricorda San Paolo scrive ai cristiani di Corinto spiegando come si arriva a gioia, fraternità e pace.

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

«Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.» 

(2Cor 13,11)

Quel congiuntivo esortativo dovremmo scriverlo dappertutto: siate gioiosi, non siate tristi, arrabbiati, scocciati. La gioia contraddistingue i cristiani. Georges Bernanos nel suo Diario di un curato di campagna scriveva: «La gioia è nelle mani di Dio. Bisogna custodirla come un segreto, lasciarla splendere sul viso come una luce improvvisa».

I cristiani credono di vivere perché Dio li ha scelti uno per uno: non sono un semplice numero, un ingranaggio nella macchina, anzi ciascuno ha un progetto di vita. Credono che il loro Signore Gesù abbia vinto la morte. Il limite estremo dell’esperienza umana non fa più paura perché Gesù ci ha chiamati a essere eredi della sua vittoria. 

Locandina del film San Paolo – 2000 – Roger Young

Credono che, se si comportano come si è comportato lui, saranno liberati dal male, quel male che se ne sta accovacciato alla nostra porta, pronto a impadronirsi di noi quando perdiamo di vista chi è il nostro Dio. Cosa potremmo desiderare di meglio?

Eppure già san Paolo, quasi duemila anni fa, scrivendo ai cristiani di Corinto deve metterli in guardia dal vivere nella paura, nel timore, terrorizzati da quello che sta per accadere. Non vi sembra che anche noi siamo nelle stesse condizioni dei cittadini di Corinto?

La teologia della prosperità

Quel gruppo di cristiani vive in una città fortunata, che ha fondato la sua ricchezza sui copiosi commerci in transito sull’istmo, caposaldo del modo di vivere dei Corinzi. La loro città è al centro dei commerci nel Mediterraneo: il loro istmo consente di evitare il periplo del Peloponneso, e questo li ha resi ricchissimi. Hanno sviluppato una specie di teologia della prosperità, se volessimo proporre un paragone con il presente.

Ruderi di Corinto (Foto: Davide Mauro)

La teologia della prosperità si è diffusa oggi soprattutto nella politica e nella società statunitense: si tratta di correnti religiose presenti soprattutto nelle comunità evangeliche e neocarismatiche che sostengono che la fede in Dio si misuri attraverso il successo economico, la salute fisica e la felicità individuale. In questa visione la ricchezza è considerata una benedizione divina tangibile.

Già nell’Ottocento il filosofo Søren Kierkegaard denunciava con severità questa deriva, osservando che «si è eliminato il cristianesimo, mitigandolo a tal punto da farlo diventare una garanzia per il godimento della vita terrena»Ebbene, a Corinto, Paolo si trova di fronte una comunità ricca, in salute, pienamente inserita nella società greco-romana del tempo; ma, nonostante tali condizioni di favore, quel gruppo di seguaci di Gesù è diviso, dominato dalla tristezza e dall’invidia. 

Da qui il richiamo dell’apostolo alla gioia: non vi rendete conto di quali siano i beni veri? Dovete essere gioiosi, perché quel Gesù che dite di adorare vi ha liberato dal male che vi dominava. E dovete perciò tendere alla perfezione. Non essere perfetti, perché non è possibile, soltanto Dio lo è, ma averla come modello da inseguire.

Il cammino fraterno e il Dio

La fibbia con la scritta Gott mit uns

E poi Paolo dà loro i consigli per vivere gioiosamente: fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. È il cammino fraterno cantato anche da David Maria Turoldo«Fratello, dammi la mano, camminiamo insieme. Non c’è solitudine se la pace è il nostro traguardo»Siamo noi che dobbiamo creare le condizioni nella nostra vita perché Dio possa dimorare dentro di noi — condizioni semplici, alla nostra portata, niente di eccezionale. E dobbiamo essere felici di poterlo fare.

Troppe volte invece tentiamo di piegare Dio ai nostri desideri. Quante volte nella storia Dio è stato schierato per un disegno politico o un altro, per un esercito o quello contrapposto. Ricordate il «Gott mit uns» sui cinturoni dei soldati della Wehrmacht nella Seconda Guerra Mondiale? E invece Dio sarà con noi soltanto se vivremo nella pace, se ci faremo coraggio a vicenda.