La Pasqua ci ricorda quanto sia stato centrale il ruolo del gentil sesso nella storia. tanto da annunciare la risurrezione di Cristo che ha voluto ribaltare i costumi dando voce a chi non aveva. Ma la strada tracciata dal Signore sembra essersi interrotta a causa di una società che ha continuato a relegare il femminile a ruoli marginali
Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli.
Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: “Salute a voi!”. Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno“.
Mt 28,7-10
Raramente riflettiamo a fondo sul ruolo delle donne nell’annuncio del Vangelo, soprattutto del suo nucleo fondante: il Cristo è risorto, è risorto davvero, come esplicita il saluto con cui le comunità orientali augurano la Buona Pasqua. Sebbene il martirologio romano pulluli di figure femminili, la tradizione ecclesiastica ha per secoli privilegiato il punto di vista maschile.
Eppure, i testi evangelici ci consegnano una realtà dirompente: mentre gli amici di Gesù scappano, per timore di fare la sua stessa fine, le donne lo seguono fino all’ultimo istante, diventando le prime testimoni del sepolcro vuoto e le prime messaggere della vittoria sulla morte.
Il ruolo delle donne

Questo ruolo non è un semplice dettaglio narrativo, ma rappresenta quello che gli sesegiti, gli studiosi delle Scritture, chiamano il “criterio dell’imbarazzo”. Nella società giudaica del I secolo, influenzata da una rigida cultura patriarcale, la donna era confinata alla sfera domestica e la sua parola era priva di valore legale. La loro testimonianza in un processo era quasi inutile.
Se i primi seguaci avessero voluto “inventare” il racconto della Risurrezione per renderlo credibile ai contemporanei, non avrebbero mai scelto le donne come testimoni chiave, poiché ciò avrebbe reso il messaggio facilmente attaccabile.
Lo stesso Vangelo di Luca riporta lo scetticismo dei discepoli di Emmaus che, nella conversazione con il pellegrino che si è unito a loro nel viaggio da Gerusalemme verso il loro villaggio, liquidano il racconto delle donne come poco attendibile. Cosa da femminucce, si direbbe popolarmente…
Il ribaltamento dei costumi da parte Gesù
Il fatto che tutti i Vangeli concordino su questo punto, nonostante l’imbarazzo sociale che ne derivava, suggerisce che si tratti di un dato storico talmente radicato nella memoria da non poter essere taciuto. Gesù opera un ribaltamento dei costumi: affida il cuore del messaggio cristiano a chi non aveva voce.

Maria di Magdala diventa così apostola apostolorum, colei che porta l’annuncio agli stessi apostoli, mostrando, con le altre donne, una fedeltà e un amore superiori a chi, invece, aveva scelto la fuga o il tradimento.
Anche durante la sua predicazione, si avverte in Gesù l’afflato del ribaltamento: con la Samaritana, con l’adultera, con l’emorroissa, con Maria, la sorella di Lazzaro. Le donne, a cominciare dalla madre Maria, riescono ad avvicinarsi sempre di più al cuore stesso di Gesù: fate quello che vi dirà, dice Maria alle nozze di Cana.
Una rivoluzione culturale mai completata

Eppure, questa rivoluzione sembra essersi fermata lungo il cammino, spesso soverchiata da una cultura che ha continuato a relegare il femminile a ruoli marginali. Rileggere oggi questi racconti significa comprendere quanto sia centrale il ruolo della donna nella storia dell’uomo come anche processo di evangelizzazione e nella trasmissione della fede.
La Parola ci indica una direzione chiara: riconoscere il valore di quel primato spirituale che, dal mattino di Pasqua, continua a correre per annunciare che la Vita ha vinto.



