La strage di Capodanno e la necessità di una responsabilità umana

La tragedia di Crans Montana come nel Vangelo di Matteo: alcuni ragazzi sono stati presi e altri lasciati. Per questo bisogna essere vigili perché nessuno sa quando arriverà la fine. Fondamentale avere un profondo senso dell'etica: la vita delle persone in ogni momento è nelle mani del prossimo

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

«Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà»

(Mt 24, 40-42)

Per la seconda volta in pochi giorni, la cronaca ci costringe a guardare nell’abisso dell’imprevedibilità. Il terribile stillicidio degli incidenti stradali che ha segnato la vigilia di Natale è stato seguito dall’orrore delle fiamme nel locale svizzero: lì, dove centinaia di adolescenti si erano riuniti per celebrare l’alba di un nuovo anno, la festa si è mutata nella drammatica, angosciante, conclusione delle loro brevi vite. In un istante, sogni, progetti, amori e amicizie sono stati inghiottiti dal fuoco. (Leggi qui: Le strade come Erode: ecco la nuova strage degli innocenti. E qui: Top e Flop, i protagonisti di venerdì 2 gennaio 2026)

Versetti illuminanti

Il vangelo di Matteo

Di fronte a una tragedia di tale portata, i versetti di Matteo illuminano lo smarrimento profondo che proviamo davanti alla loro fine improvvisa. Pensiamo a questi ragazzi, pieni di vita e di desiderio, stroncati da un errore di guida o dal cinismo di una sicurezza trascurata.

Come nel Vangelo, alcuni sono stati presi e altri lasciati, senza che la nostra ragione riesca a trovarvi una logica. Questa realtà ci ricorda brutalmente che non possediamo il “quando”: perciò la vigilanza deve farsi stato costante dell’essere, un modo di abitare il mondo con gli occhi aperti.

Non ci è dato prevedere la durata della nostra esistenza, ma ci è affidato il compito di riempirla di senso. Tuttavia, i nostri progetti non sono avventure isolate: essi si intrecciano inevitabilmente con le scelte altrui.

L’impegno quotidiano nella custodia della vita

È qui che nasce la necessità di una responsabilità umana ed etica radicale. Troppo spesso dimentichiamo quanto la nostra vita sia, in ogni istante, nelle mani di sconosciuti: quando saliamo su un treno o su un autobus, affidiamo la nostra esistenza a chi guida; quando entriamo in un locale, ci consegniamo silenziosamente ai suoi sistemi di sicurezza, sperando che ogni porta d’emergenza sia un varco verso la salvezza e non un’illusione, quando guidiamo in autostrada siamo affidati all’attenzione e alla prudenza di tutti gli altri guidatori.

Il momento in cui si innesca l’incendio a Crans Montana

Consegnamo continuamente la nostra vita agli altri, esattamente come gli altri la affidano a noi. L’esortazione evangelica alla vigilanza, dunque, non è una passiva attesa del futuro, ma un impegno quotidiano nella custodia della vita. È la consapevolezza che il nostro modo di guidare, di gestire un’impresa o di svolgere un lavoro è, a tutti gli effetti, un atto di cura che possiamo decidere di compiere bene o male.

Il dolore di chi è “lasciato”

Infine, resta lo strazio indicibile di chi è “lasciato”. Quell’immagine del Vangelo descrive plasticamente lo strappo violento nel tessuto degli affetti. Possiamo soltanto immaginare il dolore dei genitori sospesi in un limbo atroce, nelle sale d’attesa degli ospedali, cercando di scorgere le sembianze di un figlio tra volti resi irriconoscibili dal fuoco.

Le persone davanti al bar di Crans Montana (Foto: Alessandro Della Valle © Epa / Ansa)

È una ferita resa ancora più crudele dal contrasto con la festa, dal fatto che il distacco sia avvenuto nel cuore della gioia. Queste vicende abbattono le nostre illusioni di immortalità e ci insegnano quanto sia prezioso, pur se precario, il tempo che ci è concesso.

Vigilare significa onorare questa fragilità, trasformando ogni istante in un atto di presenza e ogni responsabilità in un atto d’amore.