L’amore del Papa nel nome di Gesù e le guerre di Trump come missione divina

Lo scontro tra il Pontefice e il presidente affonda le radici nel mito fondatore degli Stati Uniti d'America, quello dei Padri Pellegrini della Mayflower. Due visioni di cristianesimo: Leone cerca di predicare il Vangelo e la pace tra gli uomini; Donald agita la Bibbia come arma per per i propri fini di potere

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

«Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

(Gv 14, 21)

Scrivo queste parole in un momento di fortissimo contrasto tra Papa Leone e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Nella stragrande maggioranza dei commenti si nota la tendenza a liquidare lo scontro come l’ennesima, stravagante presa di posizione a cui il presidente Trump ci ha abituati in questi mesi difficili. Molti considerano questo atteggiamento semplicemente come un modo di pensare “diverso”, figlio del carattere impetuoso del leader americano.

A me pare, invece, che la realtà sia ben più profonda. Non ci troviamo di fronte a una reazione legata alla contingenza, quanto piuttosto all’emergere palese di un movimento fondamentalmente anti-papista e anti-cattolico che affonda le sue radici proprio nelle origini della nazione americana.

I “Puritani” della Mayflower e il nemico-Papa

“Mayflower nel porto di Plymouth” dipinto di William Halsall (1882)

Il mito fondatore degli Stati Uniti d’America è quello dei Padri Pellegrini della Mayflower. È nota la storia di questa nave che, nel primo ventennio del 1600, fuggì da un’Inghilterra sconvolta dalle lotte religiose per portare sulla costa orientale del Nuovo Mondo un gruppo di puritani perseguitati per la loro fede. Essi si allontanavano da chi voleva imporre loro un modo di credere e pregare differente dalla propria volontà.

In altre parole, nella fondazione degli Stati Uniti risiede la radice della libertà religiosa: chiunque può fondare la propria chiesa, costruire il proprio tempio, organizzare il proprio culto e predicare ciò che vuole.

“L’imbarco dei pellegrini”, Robert Walter Weir (1857)

Tuttavia, per quei Puritani, il “nemico” da combattere era il Papa di Roma; un’idea, questa, rimasta profondamente radicata nella cultura nordamericana. C’è poi un ulteriore elemento nel mito fondatore: i Padri Pellegrini si ritenevano il “Nuovo Israele”.

Quella terra su cui approdavano non era una scoperta casuale, né soltanto un rifugio dalle persecuzioni inglesi: era la Terra Promessa da Dio. Di conseguenza, nella fondazione degli Stati Uniti non vi è solo un fenomeno politico, ma una volontà divina che si concretizza, sostituendo il modello biblico di Israele in marcia verso la Terra Promessa.

Due visioni di cristianesimo

Ci troviamo di fronte a una vera e propria sostituzione: la promessa fatta da Dio agli antichi Israeliti viene trasferita ai Padri Pellegrini e ai loro seguaci. Una terra che spetta loro di diritto, indipendentemente da chi già la abita, poiché chiunque altro non avrebbe alcun diritto rispetto alla volontà divina. Di fronte alla volontà divina non c’è diritto internazionale che tenga. Proviamo a rileggere in questo modo in genocidio dei nativi.

Papa Leone

Se analizzato con queste premesse, lo scontro con il Papa mostra un conflitto tra due visioni distinte di cristianesimo. Quella di Trump – che lo rappresenti consciamente o che ne approfitti – è un cristianesimo che valorizza esclusivamente i cosiddetti WASP (White Anglo-Saxon Protestant), convinti che il loro benessere derivi da una predilezione divina. È quello che oggi viene chiamato “Sionismo Cristiano”.

Questo movimento vede nello Stato d’Israele solo l’avanguardia di una missione affidata da Dio ai cristiani americani. L’aspetto più terribile di questa visione è che la soluzione finale dovrà passare per una grande guerra, lo scontro finale fra il bene e il male: quella che la Bibbia chiama Armageddon.

Le guerre come missione divina e la forza di Leone

Per questa visione, le guerre non sono strumenti di difesa a cui ricorrere in casi eccezionali, ma una missione divina. Ma è proprio qui che il testo di Giovanni interroga la nostra coscienza: Gesù non dice che lo ama chi “combatte in suo nome” o chi rivendica privilegi, ma chi “osserva i suoi comandamenti”. E il suo comandamento non è l’esclusione o il dominio, ma l’amore che si fa accoglienza.

Donald Trump (Foto: Benedikt von Loebell © World Economic Forum)

Da qui nasce la forza di Papa Leone nel richiamare alla responsabilità coloro che generano conflitti, denunciando i danni atroci causati alle popolazioni civili, colpevoli solo di essere un ostacolo alla realizzazione di quello che alcuni credono sia il “piano di Dio”. Il Papa ci ricorda che la manifestazione di Dio, promessa nel Vangelo, non avviene nel fragore delle bombe di un’apocalisse cercata dagli uomini, ma nel riconoscimento del volto del fratello.

Se leggiamo con attenzione il versetto dell’evangelista Giovanni, capiremo chiaramente la soglia che ci divide: da una parte un Papa che cerca di predicare il Vangelo, l’amore vicendevole tra gli uomini secondo l’esempio di Gesù Cristo, e dall’altra chi invece utilizza la Bibbia come uno scudo o un’arma per i propri fini di potere.

(Foto © VaticanNews).