L’ascolto dona vita: la vera sazietà non arriva dal cibo ma dalla Parola

Questo splendido brano di Isaia ci regala la misura di come lo Spirito di Dio mette nelle condizioni di rintrecciare i fili e i punti fondamentali della nostra esistenza. Anche nel Nuovo Testamento, Gesù utilizza immagini legate alla tavola per rappresentare il Regno di Dio

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.

Is 55, 1-3

C’è sempre un pranzo, un banchetto, un ritrovarsi insieme a mangiare nei momenti decisivi della cultura d’Israele. È come se il cibo fosse l’elemento più semplice attraverso il quale spiegare al popolo la necessità di andare oltre, di approfondire i significati profondi dello stare a tavola, dello spezzare il pane e del condividere il vino.

In effetti, questo fa parte anche della nostra esperienza quotidiana. Nel momento in cui vogliamo chiarire qualcosa, festeggiare, o esprimere la nostra gioia come pure il nostro dolore, la mensa condivisa è l’elemento che accomuna, che mette insieme le persone. Consente loro di confrontarsi e di condividere non soltanto il cibo, ma un’emozione, una storia, una vita. È un’esperienza così frequente per noi che ormai quasi non ci facciamo più caso.

L’esperienza religiosa della bibbia

Leonardo da Vinci – L’Ultima cena

Eppure, a ben pensarci, gran parte dell’esperienza religiosa nella Bibbia si esprime proprio attraverso la relazione con il cibo. Basti pensare all’agnello sacrificato nella pirma notte di Pasqua, in Egitto, che diventa il simbolo fondante della comunità d’Israele e poi della Chiesa. Si pensi alla manna nel deserto o alle quaglie. Anche nel Nuovo Testamento, Gesù utilizza più volte immagini legate alla tavola per rappresentare il Regno di Dio, assimilato a un banchetto a cui tutti sono invitati, anche se spesso rifiutano l’onore.

Per non parlare dell’Ultima Cena, la cena pasquale, il seder, che Gesù celebra con i suoi discepoli poco prima di essere tradito. Ci troviamo continuamente di fronte a simboli potenti legati al nutrimento. Il mangiare, tuttavia, può assumere anche una sfumatura negativa nel momento in cui cessa di essere condivisione e diventa accaparramento, brama di appropriarsi di ciò che agli altri manca. È proprio questo il cuore del messaggio del brano di questa domenica: il profeta Isaia passa rapidamente dall’esperienza del cibo fisico a quella dell’ascolto di Dio.

Un messaggio straordinario

Quando inseguiamo i “cibi” di questo mondo, il rischio è spendere risorse per ciò che non sazia davvero, accumulando beni che si deteriorano e lasciando gli altri a mani vuote. Di fronte all’invito del profeta («O voi tutti assetati, venite all’acqua»), viene in mente quanto scriveva Antoine de Saint-Exupéry in Terra degli uomini, ricordandoci che ciò che disseta davvero la vita va ben oltre l’elemento materiale: l’acqua vera è quella che risponde a una fame e a una sete profonde dell’anima.
Nel caso della Parola di Dio, infatti, tutto è grazia, tutto è gratuito. Tutti gli uomini hanno il diritto di confrontarsi con Dio, di ascoltarlo e di imparare da Lui qual è la strada del bene e qual è la strada del male.

Anche il Sommo Poeta ha affrontato il tema dei calunniatori
Dante e il suo poema, affresco di Domenico di Michelino nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze (1465)

Quello di Isaia è un messaggio straordinario: la Sapienza di Dio non si compra. È un’intuizione che risuonerà nei secoli della cultura occidentale; non a caso Dante Alighieri, nell’apertura del suo Convivio, sceglie proprio l’immagine della mensa per descrivere la conoscenza e il sapere, esclamando: «O beati quelli che seggiono a quella mensa dove il pane de li angeli si mangia!».

La grazia e la verità divine sono a disposizione di ciascuno, e chiunque provi a metterci un prezzo tradisce lo spirito stesso del messaggio e la volontà del Padre, il cui Spirito vuole pervadere ogni essere umano, ciascuno nella propria esperienza e nel proprio percorso di vita.

Il suo Corpo e il suo Sangue

La bibbia

Isaia è chiarissimo: ci sono cibi succulenti e gratuiti, venite a mangiarli, non rinunciate a questa opportunità! Tutta l’esperienza della fede cristiana si fonda proprio su quelle parole che Gesù pronuncia nell’Ultima Cena. In quella sera, ripetendo gesti tradizionali per il mondo ebraico, Egli rivela che quel pane e quel vino condivisi sono il suo Corpo e il suo Sangue: ovvero tutto ciò che Egli è e che è venuto a donare sulla Terra.

Isaia lo aveva intuito con ben sei secoli di anticipo. Questo splendido brano ci regala la misura di come lo Spirito di Dio soffia dove vuole, mettendoci nelle condizioni di rintrecciare i fili e i punti fondamentali della nostra esistenza.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com)