L’autorità come il buon pastore col gregge: deve tutelare pace e libertà

Il brano del Vangelo di Giovanni presenta Gesù del ruolo di guida delle pecore. Che lo seguono perché riconoscono la sua voce a differenza dei ladri. Allo stesso modo dovrebbero agire tutti quelli che hanno la responsabilità delle persone: devono garantire loro una crescita ordinata e fruttuosa. Significative le parole del Presidente Sergio Mattarella in occasione del 25 Aprile

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

… chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.

Gv 10, 1-3

Le volte in cui Gesù utilizza immagini relative alla pastorizia ci mette un po’ in difficoltà, a causa della distanza temporale tra il momento in cui la storia viene raccontata e il nostro mondo attuale. Dobbiamo perciò compiere lo sforzo di rapportarci all’epoca di Gesù per comprenderne appieno il significato.

Nella società agricola e pastorale dell’Israele del Primo Secolo, la figura del pastore era comune: c’erano pastori buoni e pastori cattivi; pastori che conoscevano le proprie pecore e altri disposti a tradirle o a non difenderle, anche a costo della vita, come invece fa il buon pastore, di fronte al quale le pecore valgono tutte immensamente, una per una.

Quelli che entrano dalla porta

Gesù con la pecorella smarrita

Ricordate quel pastore che lascia le 99 e va alla ricerca di quell’unica smarrita. In realtà, Gesù non sta parlando semplicemente di pastori di pecore, ma dell’autorità e di cosa significhi avere qualcuno affidato a sé.

L’etimologia della parola “autorità” è estremamente interessante: deriva dal verbo latino augeo, che significa “far crescere”.

L’autorità, dunque, ha il compito di far crescere le persone che le sono affidate, migliorando la loro esistenza e garantendo tutto ciò che contribuisce a una crescita ordinata e fruttuosa. Ogni autorità, genitori, insegnanti, amministratori pubblici, direttori di uffici, di stabilimenti, allenatori di calcio, coach, medici, psicologi… chiunque abbia autorità. Ecco la differenza tra il pastore che entra dalla porta, riconosciuto dal custode, e il ladro che deve scavalcare il recinto perché il guardiano lo fermerebbe.

Nella vita incontriamo molti “pastori”: alcuni vengono riconosciuti dalla nostra coscienza (il guardiano) come amorevoli e capaci di aiutarci a diventare grandi e a realizzarci.

Il Vangelo di Giovanni

Sono i nostri genitori, i maestri, gli amici che ci hanno voluto bene, le persone che ci amano, ci curano, ci salvano dai pericoli. Altri, invece, non passano per la porta: si prendono gioco di noi, approfittano delle nostre debolezze e ci sfruttano, agendo in modo che la nostra coscienza non riesca a riconoscerli in tempo.

Il messaggio del Presidente Mattarella

In questi giorni assistiamo a molti richiami al valore dell’autorità.

Il “cattivo pastore” oggi non scavalca solo i recinti fisici ma entra nelle nostre case tramite algoritmi che sfruttano le nostre debolezze, facendoci credere una cosa per un’altra. Per questo dobbiamo allenare la nostra coscienza, che altrimenti può addormentarsi, come capita ai guardiani che lasciano entrare i “ladri e briganti”.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 25 Aprile

Estremamente significative sono state le parole del Presidente della Repubblica Mattarella in occasione del 25 aprile. Rivolgendosi alle Associazioni d’arma, il 23 aprile, il Presidente ha ricordato che libertà e pace non sono dati acquisiti per sempre, ma beni resi fragili dalla dissennatezza, che richiedono consapevolezza e impegno. È un patrimonio che va custodito e trasmesso ai giovani, poiché il prevalere della legge imposta dal più forte semina solo lutti e barbarie.

Già prima di lui, Lev Tolstoj aveva indicato la follia della guerra nel suo capolavoro Guerra e pace, dove gli uomini appaiono come pedine nelle mani di generali, guidati da interessi lontani da quelli del popolo. È qui che risiede la differenza cruciale tra i pastori buoni, che conoscono le pecore una ad una, e quelli che le sfruttano solo per il proprio vantaggio personale.

Le pecore però devono fare lo sforzo di riconoscere il buon pastore dalla sua voce e distinguere le voci dei cattivi pastori per non cadere nel loro inganno. Il buon pastore non sta sopra le pecore per dominarle, ma cammina davanti a esse per aprire la strada, così la vera autorità protegge la libertà e la pace, beni fragili che non vanno dati per scontati.