In Ciociaria gli incidenti continuano a mietere vittime. Non bastano fiori, applausi e palloncini per fermare una vera e propria carneficina. Il brano dell'evangelista Matteo s'inserisce in un momento in cui bisogna salvare i giovani dai pericoli come quelli dei sinistri. Serve senso di responsabilità come quello di Giuseppe che scappa in Egitto per evitare a Gesù la morte
un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto
Mt 2,13-15
Il brano che l’evangelista Matteo inserisce poco dopo la nascita di Gesù, restituisce la drammaticità della natività di Gesù, ben al di là delle tante rappresentazioni a volte un po’ stucchevoli. Il mondo, infatti, è pieno di Erodi da cui bisogna salvare i nostri figli.
In queste ore piangiamo la morte di altri giovani sulle nostre strade che si trasformano nella scena di una carneficina cui non pongono fine, purtroppo, né gli applausi, né i palloncini, né quella frase che troppe volte sentiamo: non ci sono parole. Invece, dobbiamo trovare le parole per questa ennesima strage che, come per le altre, dopo un primo impatto emotivo, dimentichiamo.
La strage sulle strade

Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte in Italia per i giovani fino a 29 anni, arrivando a percentuali vicine al 30 %. Per avere un paragone, i tumori rappresentano il 13% dei casi di morte fra i ragazzi. Sui tumori ci arrabbiamo, discutiamo, cerchiamo colpevoli: sugli incidenti nulla, come se fosse una condanna che ci è caduta addosso dal fato.
Eppure noi conosciamo la cause degli incidenti. Sappiamo che spesso, per almeno una delle due auto coinvolte, gli incidenti non hanno niente a che fare con il destino. Molte volte c’è la stanchezza di chi ha tirato tardi sul lavoro o con gli amici, oppure l’eccesso di velocità per tornare presto a casa, una banale distrazione per rispondere ad un messaggio arrivato sul cellulare, ma c’è anche la guida in stato di ebbrezza da alcol e droghe, il mancato rispetto delle norme, veicoli non sicuri per le gomme e i freni, luci irregolari, comportamenti a rischio per esibizionismo e ancora lo stato delle strade, l’asfalto…
Quale Erode ci sta privando di tanti dei nostri giovani? Da quali Erodi, padri e madri devono fuggire per evitare che i loro figli incappino nell’ennesima strage degli innocenti di cui la chiesa fa memoria proprio il 28 dicembre? Da quale funesta combinazione di modi di pensare e situazioni scaturisce la nostra totale sottovalutazione degli incidenti stradali e della necessità di essere prudenti alla guida?
Come il terremoto dell’Irpinia

Nel 2024 in Italia abbiamo avuto oltre 3 mila morti per incidenti stradali, come nel grande terremoto dell’Irpinia nel 1980. E’ come se quel sisma si ripetesse, inesorabile, ogni anno. Di questi 3000 la percentuale dei giovani tra i 15 e i 24 anni è salita del 24 %, quasi 750 giovani in un anno…
Queste cifre non tengono conto dei drammi dei feriti, delle riabilitazioni, dei traumi psicologici, dei problemi legali e assicurativi, dei risarcimenti, degli avvocati pronti a speculare su ogni cosa. Si tratta di numeri imponenti e spaventosi che debbono far capire ai genitori e agli adulti che è necessario fuggire dall’Erode che divora i nostri ragazzi.
Le giovanissime vittime di queste ore richiedono a tutti noi un forte esame di coscienza su quale valore noi diamo alla vita umana. Nel loro caso, sarà un’indagine a stabilire cosa è accaduto, se ci sono responsabilità, quali ed in capo a chi. Ma quei morti, strappati così giovani al campo della vita, impongono di ricordare a chi è ancora vivo che nel momento in cui ci sediamo al volante di un’auto o saliamo in sella di una moto non iniziamo una gara, non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, ma dobbiamo preservare la nostra vita e quella degli altri da una morte inutile, che, giustamente, ci scandalizza.
L’esempio della responsabilità di Giuseppe

Queste morti non sono il risultato di un’impresa eroica, di uno sforzo teso a salvare le vite degli altri. No. Sono crudeli sacrifici al Moloch della velocità e della potenza, che si impadronisce delle nostre menti e ci porta a pensare che “tanto a noi non accadrà”. Ecco la responsabilità di Giuseppe che ha il coraggio di lasciare tutto, di andare lontano in Egitto, nella Bibbia il luogo dell’esilio, pur di salvare la vita di Gesù, pur di sottrarlo alla furia di Erode.
Se Giuseppe si fosse adagiato alla mentalità del fanno tutti così, del tanto che vuoi che succeda, gli sgherri di Erode sarebbero arrivati a Gesù. Noi facciamo l’educazione stradale dei nostri figli quando sono con noi in macchina, quando ci vedono guidare con prudenza, rispettare la segnaletica, andare piano per evitare gli incidenti.

Cosa impareranno quando ci vedono bruciare un semaforo, o impegnarci in una gara di velocità per dimostrare non sappiamo nemmeno noi cosa, quasi che la strada sia l’arena in cui si affrontano feroci gladiatori che non hanno niente da vincere e tutto da perdere.
Mi rendo conto che si tratta di un processo educativo lungo, ma che, se condiviso da un sentire comune, potrebbe salvare tante giovani vite. Ce lo chiedono, per ultimi, Andrea, Alessandro e Luigi, che affidiamo alla misericordia di Dio.


