L’umiltà di Salomone un esempio per amministratori e politici

Il celebre brano della bibbia dovrebbe essere letto attentamente da quanti sono chiamati a governare la cosa pubblica. Sanno riconoscere i propri limiti per farsi consigliare da persone valide? Si chiedono mai se hanno la capacità di distinguere ciò che è giusto o sbagliato? Le cronache quotidiane dicono che spesso la presunzione e le strumentalizzazioni prevalgono sull'onesta intellettuale

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

«Il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: “Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”. Salomone disse: “Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male…”»

1Re 3, 5-9

Fa quasi tenerezza il passaggio in cui viene descritta la richiesta che il giovane Salomone rivolge a Dio: in sogno, anziché ricchezza o potere, chiede la sapienza per poter amministrare il suo popolo. “Sono giovane – ammette – e mi sento inadeguato rispetto alle responsabilità che il mio ruolo richiede; perciò dammi un cuore docile, capace di distinguere il bene dal male”.

Leggendo questo brano, viene da chiedersi quanti di coloro che oggi sono chiamati ad amministrare la cosa pubblica – sia attraverso cariche elettive, sia come responsabili di uffici o istituzioni – si fermino mai a chiedere la capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. O se, al contrario, non si ritengano già del tutto preparati e autosufficienti. Purtroppo, le cronache quotidiane ci dimostrano che sono pochissimi a ispirarsi all’esempio di Salomone. 

L’onestà intellettuale

Il Giudizio di Salomone (Raffaello Sanzio)

La vera sapienza di Salomone risiede innanzitutto nell’onestà intellettuale: il rendersi conto della propria inadeguatezza di fronte al compito ricevuto. Se questo atteggiamento diventasse il patrimonio comune di chiunque gestisce il bene pubblico, saremmo già un passo avanti, indipendentemente dalle diverse opinioni su come costruire un’opera, realizzare un’infrastruttura o impostare il livello di tassazione.

La vera necessità è comprendere i propri limiti. Ricordo le parole di Norberto Bobbio nell’Elogio della mitezza: ll potere ha bisogno di essere limitato non solo dalle leggi, ma prima di tutto dalla consapevolezza della propria fallibilità. Per fare bene ciò a cui si è chiamati occorre aiuto: Salomone lo chiede a Dio, ma nel mondo laico significa circondarsi di chi ha competenze reali, evitando così le brutte figure a cui assistiamo continuamente.

Le recenti vicende che hanno visto l’opinione pubblica scontrarsi sui temi della giustizia hanno messo in luce come spesso chi ci governa ignori persino le norme in vigore, strumentalizzando un elettorato che talvolta si informa soltanto  attraverso i titoli dei social network.

Riconoscere i propri limiti non è segno di debolezza

Alcide De Gasperi

Riconoscere i propri limiti per farsi consigliare da persone valide non è una debolezza, né un’invenzione moderna. Nella storia, i grandi sovrani e statisti hanno sempre saputo circondarsi di menti eccelse. Anche nella storia recente del nostro Paese, l’umiltà di Salomone ha guidato personalità di immenso spessore. Si pensi ad Alcide De Gasperi, a Giorgio La Pira o ai padri fondatori dell’Unione Europea.

Oggi, invece, prevale la presunzione che chiunque sia pronto a governare, a prescindere da studi ed esperienze. Ricordate Platone: Se i filosofi non governano nelle città o se quelli che ora chiamiamo re e monarchi non coltivano genuinamente e adeguatamente la filosofia… non ci sarà tregua dai mali per le città e nemmeno per il genere umano.

Viene in mente un celebre episodio legato all’imperatore Caligola, il quale nominò senatore il proprio cavallo. Se la storiografia antica vi ha visto un gesto di pura follia o di spregio sardonico verso il Senato, altri storici hanno evidenziato come l’imperatore volesse provocare la politica dell’epoca: molti di quei Patres Conscripti seduti in aula non erano certo migliori dell’animale.

I giovani e la ritrosia verso la politica

I giovani e la ritrosia verso la politica (Foto © DepositPhotos.com)

Noi dobbiamo impegnarci  affinché a chi ci rappresenta venga restituita una dignità fondamentale, racchiusa in un titolo oggi fin troppo svalutato: “Onorevole”. Essere “degno di onore” significa non mentire, non imbrogliare, non fare carte false e non strumentalizzare le situazioni per tornaconto personale o della propria parte.

E poi c’è un’altra questione che non dovremmo dimenticare. È la ritrosia di tanti nostri giovani, molti dei quali valentissimi, a cimentarsi nell’agone politico, probabilmente spaventati dai pessimi esempi che ricevono. Una perdita spaventosa per il nostro Paese. Salomone, da questo punto di vista, fu più fortunato:  era Dio che l’aveva scelto ma lui capì qual era la cosa più importante. Non chiese a Dio ricchezze, risorse, eserciti ma   la grazia e la forza di essere un uomo onorevole.