Montecassino, la memoria che diventa futuro: via al cammino verso i 1500 anni

Montecassino si avvia a celebrare i suoi 1500 anni e lo fa con un progetto che guarda oltre la dimensione commemorativa. Riunita una commissione internazionale: deciso un cambio di passo, puntando a trasformare l’anniversario in un’occasione di rilancio spirituale, culturale e organizzativo dell’Abbazia.

Non sarà una celebrazione. O almeno, non solo. Montecassino si prepara ai suoi 1500 anni con un’idea più ambiziosa: trasformare un anniversario storico in una nuova fase di rilancio. Non un punto di arrivo ma un passaggio. Non una commemorazione, ma una dichiarazione di presenza.

La macchina organizzativa è già partita. E non da oggi. Dietro le mura dell’Abbazia fondata da San Benedetto si muove una struttura articolata, costruita con metodo e visione: un Advisory Board di respiro internazionale, chiamato a definire la strategia, e un Core Group operativo, incaricato di tradurla in eventi, percorsi, iniziative.

Le date sono indicative ma già significative: apertura tra settembre e ottobre 2028, chiusura possibile il 21 marzo 2030, nel giorno del transito del Santo. Un arco temporale lungo, pensato per accompagnare un processo, non per esaurirlo in una celebrazione spot.

Il senso politico e spirituale di una rinascita

(Foto © DepositPhotos.com)

C’è un motto che sintetizza tutto: “Succisa Virescit”. Recisa alla base, torna a rinverdire. Non è solo un simbolo araldico. È una chiave di lettura. Montecassino è stata distrutta più volte. È sempre rinata. E oggi prova a fare della sua storia una leva strategica per il futuro.

Il progetto guidato dal padre abate dom Luca Antonio Fallica e dal priore dom Jordi A. Piqué punta esattamente a questo: rafforzare l’Abbazia non solo sul piano spirituale ma anche su quello strutturale e della capacità di accoglienza. Più visitatori, più presenza, più connessione con il territorio e con il mondo. Non è un dettaglio. È una scelta. Perché significa uscire da una dimensione autoreferenziale e riposizionarsi come luogo vivo, aperto, attraversabile.

Il segnale è già visibile. Non nelle dichiarazioni, ma nei fatti. Il Core Group, riunito il 20 e 21 aprile ha condiviso una linea chiara: aprire Montecassino. Rendere accessibili spazi, favorire la partecipazione ai momenti liturgici, incentivare la presenza dei fedeli. Non è un cambio di stile. È un cambio di paradigma.

Aprire le porte

L’abbazia di Montecassino

Le prime sperimentazioni sono già in atto: celebrazioni condivise, aperture straordinarie, visite gratuite al museo, accesso a luoghi simbolici come la Loggia del Paradiso. Piccoli segnali che costruiscono un racconto diverso dell’Abbazia. E soprattutto un messaggio: Montecassino non è solo memoria, è esperienza.

La composizione del Core Group dice molto più delle parole. Attorno a Montecassino si sono ritrovate figure provenienti da realtà monastiche di primo piano: Montserrat, Camaldoli, Pontasserchio, Keur Moussa. Basta scorrere i nomi per comprenderne il peso specifico: dom Olivier Marie Sarr padre abate di Keur Moussa (Senegal); suor Laura Natali abbadessa di Pontasserchio, Pisa; padre Bernat Juliol cellerario e vicepriore di Montserrat dove è anche coordinatore del Millenario di Montserrat; dom Ubaldo Cortoni, bibliotecario di Camaldoli e Sant’Anselmo. 

 Ciascuno di loro ha portato il proprio contributo sia in termini di esperienza che di proposte. Tutti hanno convenuto su un punto: la necessità di aprirsi quanto più possibile, rendendo accessibili alcuni ambienti dell’abbazia, dedicandosi all’ospitalità e incoraggiando la presenza dei fedeli in alcuni momenti di preghiera. Il messaggio che emerge da quella riunione è forte: il monachesimo è ritiro dai rumori e dalle tentazioni del mondo ma le porte di quel ritiro devono essere aperte per accogliere chi vuole partecipare e mettersi sul cammino per ritrovarsi. Per riuscirci serve un’abbazia accessibile, accogliente, contemporanea.

Il tempo della speranza

(Foto © DepositPhotos.com)

Non è un caso. Il millenario viene pensato come evento internazionale, capace di mettere in rete esperienze, modelli organizzativi e visioni diverse. Una scelta che ha anche una valenza culturale e politica. Perché significa ridefinire il ruolo di Montecassino nel XXI secolo.

C’è poi un livello più profondo. Quello simbolico. Nel corso dell’incontro, il padre abate Luca Fallica ha indicato una direzione che va oltre l’organizzazione:
“In questo momento storico, segnato dalle guerre, dobbiamo aprirci alla luce della speranza. Non è una frase rituale. È una presa di posizione.

L’istituzione del premio “Pacis Nuntius”, assegnato al cardinale Pierbattista Pizzaballa Patriarca di Gerusalemme dei Latini, va nella stessa direzione: fare di Montecassino un luogo che parla al presente, non solo al passato.

Un cantiere aperto fino al 2030

Cassino e Montecassino Foto © Roberto Vettese

Il prossimo passaggio sarà in autunno, con un nuovo incontro del Core Group. Ma il dato politico e culturale è già chiaro.

Montecassino ha scelto di giocare d’anticipo. Non aspetta il 2029 per celebrare i suoi 1500 anni. Sta costruendo da ora il senso di quell’anniversario. E lo fa con un’idea precisa: trasformare la memoria in progetto, la tradizione in leva, la storia in futuro.

Perché, come insegna il suo stesso motto, ciò che viene reciso può sempre tornare a germogliare. E Montecassino, ancora una volta, prova a dimostrarlo.