Il celebre episodio dei discepoli di Emmaus diventa una lezione in un momento storico dove il mondo si è scoperto vulnerabile e senza più valori. Ed allora occorre sperare in Gesù, l'unica bussola rimasta in un tempo senza punti di riferimento
«Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute».
Lc 24, 18 – 31
C’è un momento preciso in cui la speranza si trasforma in amarezza. È il momento in cui i conti non tornano, in cui le aspettative crollano e chi doveva portarci la salvezza sembra aver fallito. Accadde duemila anni fa sulla strada polverosa che portava a Emmaus; accade oggi, mentre guardiamo con smarrimento ai confini di un’Europa che credevamo al sicuro.
I Vangeli sono bussole
I Vangeli non sono cronache polverose, ma bussole. Ci interrogano costantemente su chi sia veramente Gesù e su cosa significhi, oggi, avere fede.
Nel celebre episodio dei discepoli di Emmaus, la dinamica è totalmente umana: due giovani si allontanano da Gerusalemme. Voltano le spalle alla città del dolore perché sono profondamente delusi dal loro Maestro. Avevano puntato tutto su Gesù. Lo avevano visto compiere miracoli e sfidare i potenti.

Erano certi che avrebbe liberato Israele. Invece, lo hanno visto finire su una croce, tra i malfattori, nel silenzio di Dio. È proprio qui che scatta il paradosso: il momento dell’incontro è spesso il momento della delusione. Proprio mentre i due camminano con il volto triste e le speranze in frantumi, Gesù si accosta a loro.
Non lo riconoscono subito, ma Egli è lì, dentro il loro smarrimento. Questo è l’insegnamento profondo del brano: incontriamo Gesù nel momento in cui abbiamo bisogno di sostegno, di aiuto, nel momento della delusione.
La scoperta di essere vulnerabili
Anche i nostri giorni sono segnati da un risveglio brusco. Ci eravamo illusi che la storia avesse finalmente imparato dai suoi errori, che il diritto internazionale fosse uno scudo invalicabile e che la democrazia fosse un traguardo acquisito per sempre. Invece, ci siamo scoperti vulnerabili. Abbiamo visto nazioni, un tempo paladine della civiltà, trasformarsi in aggressori, tradendo impegni e valori.

La Scrittura ci ricorda una lezione durissima ma necessaria: non è possibile confidare soltanto nell’uomo. Non possiamo riporre la nostra fiducia esclusivamente in «archi, cavalli o spade». In un tempo in cui le sicurezze umane vacillano, siamo chiamati a tornare a ciò che è davvero fedele: la Parola.
Mentre li accompagna nel cammino, Gesù non offre soluzioni politiche ma spiega il senso profondo della realtà attraverso le Scritture. Proprio ieri, un caro amico mi chiedeva da dove cominciare per riprendere in mano la Bibbia. La risposta è nella sapienza della lettura continua. Oggi non servono pesanti volumi: la tecnologia ci offre una scorciatoia preziosa attraverso gli smartphone.
Gesù non è un’emozione passeggera
Esistono app e siti che ogni giorno propongono i brani della liturgia, permettendo di confrontarsi con l’intero testo sacro in tre anni. Il mio invito è una prova pratica: indipendentemente dal vostro rapporto con la fede, provate a frequentare il Vangelo quotidiano. Non come un esercizio devozionale ma come un gesto di lucidità e di confronto con un testo su cui è stata costruita la civiltà occidentale.

Leggendo, potreste scoprire che quel“cuore che arde” di cui parla Luca, descrivendo la sensazione dei due giovani mentre ascoltavano Gesù, non è un’emozione passeggera ma l’unica bussola rimasta in un tempo senza punti di riferimento. Per capire Gesù e per trovare un senso anche nelle macerie della storia, bisogna passare da lì. Non c’è altra strada per restare umani.



