Tra paura globale e smarrimento umano, il Vangelo richiama una pace diversa: non imposta dalla forza ma donata gratuitamente. Gesù supera tradimenti e fragilità, offrendo una speranza che libera dal male e restituisce senso.
«Gesù stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.»
Gv 20, 19-20
Che settimana abbiamo vissuto. Siamo rimasti appesi ai notiziari per capire se ci trovassimo davvero di fronte alla fine di una civiltà, spaventati da parole terribili, amplificate dai mezzi di comunicazione. Abbiamo finalmente compreso che le sorti del mondo sono in mani poco affidabili: mani di persone capaci di scherzare con la vita di milioni di esseri umani, con la certezza di non subire conseguenze per le loro scelte omicide. Persone che non riconoscono altro padrone se non se stesse e che arrivano a sentirsi al centro di una vicenda messianica.
Lo confesso: ho avuto paura. E credo che l’abbia avuta chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio di fronte alla prospettiva evocata lo scorso 7 aprile. In questo scenario, i versetti del Vangelo di Giovanni delineano un contrasto assoluto tra le parole di Gesù e quelle di tanti che si proclamano suoi seguaci, arrivando persino a usurpare il senso della sua missione.
I discepoli nascosti e il Maestro che va a snidarli

Proviamo a inserire queste parole nel contesto evangelico: i discepoli sono riuniti, travolti dalla paura e dall’indecisione. Hanno sentito diverse testimonianze — prima le donne, poi Simon Pietro — secondo cui Gesù sarebbe vivo, ma non ne sono sicuri. Il timore è ancora più forte del desiderio di riabbracciare il Maestro. Per questo non lo cercano; anzi, quasi temono di incontrarlo. È Gesù stesso che va a «snidarli», per portare loro la pace.
Eppure lo avevano abbandonato tutti al momento della cattura; lo avevano rinnegato e tradito ripetutamente. Sotto la croce erano rimaste soltanto le donne, sua madre e un ragazzino. Gli altri erano tutti scomparsi. Nonostante ciò, il Maestro non li rimprovera. Non rinfaccia loro l’abbandono, il tradimento o la fragilità di un’amicizia venuta meno. Si mette in mezzo a loro, diventa uno di loro, e dice: «Pace a voi».
Una pace diversa: non il deserto delle legioni

È una pace molto diversa da quella a cui siamo abituati. Per noi, spesso, la pace è solo il frutto di equilibri politici o l’esito violento delle guerre. Un processo che si raggiunge attraverso lo sforzo di fazioni con visioni opposte. Tacito, nel descrivere la devastazione portata in Britannia dalle legioni di Agricola, fa dire a Calgaco, capo dei Caledoni: «Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant» — dove fanno il deserto, lo chiamano pace.
Questa pace è profondamente diversa da quella imposta dalle legioni di Agricola o dalle divisioni di Putin, di Netanyahu, di Trump o dei pasdaran. Non è una conquista ottenuta con la forza per piegare le resistenze: è un dono che arriva senza meriti. È il dono di un Dio che afferma la propria superiorità su tutti i «padroni del mondo», incapaci di offrire quella vera pace che consiste nell’essere finalmente liberati dal male. Perché soltanto se liberi dal male potremo essere costruttori di pace.
Questa è la missione di Gesù, che passa sopra ogni tradimento, ogni paura e ogni pusillanimità: «Pace a voi».



