Non è la spada di Pietro l’arma per i mostri di Barcellona (di P.Alviti)

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

di Pietro ALVITI

 

 

Tempi duri per la misericordia: le terribili immagini di Barcellona e quelle di Charlottesville fomentano desideri di vendetta. Come si può permettere che si uccidano persone inermi, bambini, anziani… I colpevoli devono essere puniti immediatamente.

 

Scattano di botto le retoriche della difesa, della forza, della disperazione di fronte a tanta violenza contro gli innocenti.

 

E’ la stessa reazione di Pietro nel giardino degli ulivi. Quella notte vede arrestare il suo Gesù, lo vede tradito, consegnato alle guardie, insultato, picchiato. Ma Pietro non ci sta, è stato previdente con i tempi che corrono. Sotto il mantello ha una spada. E quando vede il suo maestro umiliato dalla forza bruta, non esita, conta sulla sorpresa. La spada riflette la luce delle fiaccole e si abbatte sulla testa di un servo del sommo sacerdote, un certo Malco. Ma Gesù lo ferma subito, nonostante Pietro lo stesse difendendo: rimetti la tua spada nel fodero, perché chi di spada ferisce, di spada perisce.

 

La tentazione della spada è sempre presente nella nostra vita: quanti ne vorremmo far fuori ma anche quanti vorrebbero farci fuori.

 

Come sempre adottiamo due pesi per giudicare le nostre azioni e quelle degli altri. Per noi troviamo ogni giustificazione, ogni scusa ma sugli altri siamo pronti a brandire la spada e a colpire inesorabilmente, in attesa che qualcuno colpisca noi.

 

Invece la strada che la parola ci indica è quella della misericordia, la capacità di andare oltre la violenza, ultimo rifugio degli incapaci. Dobbiamo trovare strade diverse che ci portino a convivere in pace, a perdonare il male.

 

C’è la spada di Pietro nella notte degli ulivi e c’è l’invocazione di Gesù sulla croce: Padre, perdona loro…

 

Tocca a noi decidere se affidarci alla spada o alla misericordia. Il vangelo ci dà una dritta: se non tornate come bambini… ecco, i bambini non provano rancore, sanno perdonare. E’ una capacità che poi abbandoniamo e che invece possiamo recuperare, se vogliamo.

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