Perché tutto concorre al bene

Ogni cosa concorre a creare il bene. Anche la più dolorosa, la più atroce, la più inaccettabile. Sta qui la differenza tra i cristiani e coloro che non lo sono. Cristo, sulla croce, tradito da quelli ai quali aveva fatto del bene, non pronunciò una sola parola di odio. Ecco allora da cosa dobbiamo liberarci

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio.

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Ce ne accorgiamo sempre: quelle cose che ci sembrano brutte, financo le disgrazie, possono concorrere al bene. L’abbiamo sperimentato nelle settimane di chiusura per la pandemia: quella sorta di arresti domiciliari ci hanno fatto riscoprire tempi, ritmi, amicizie, passatempi che pensavamo di aver dimenticato.

Per molti è stata una sorpresa, quasi un ridiventare padroni di una vita i cui ritmi non erano più decisi da altri ma da noi stessi. In tanti abbiamo sperimentato che di fronte alle malattie e alle disgrazie possiamo reagire cercando di trasformarle in bene: è qui il segreto della nostra vita, che come ogni cosa nella natura, è turbata da tanti elementi e da tanti eventi negativi.

Dobbiamo cercare di comprendere come in ogni cosa si possa cercare il bene, come si possa trasformare quello che appare una tragedia in un elemento di vita e di promozione per gli altri.

Tutto concorre al bene: è l’insegnamento di Gesù sulla croce, tradito ed abbandonato da tutti, anche da coloro cui aveva fatto del bene, aveva salvato la vita, aveva dato senso all’esistenza, anche da coloro che erano stati con lui tutti i giorni.

Eppure da quel legno, strumento di morte e di tortura, nessuna parola di disprezzo, di odio, nessuna richiesta di vendetta, quanto invece di trasformazione: figlio ecco tua madre, donna ecco tuo figlio. È una lezione difficilissima ma è l’unica che distingue i cristiani da coloro che non lo sono: tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio.

E i cristiani sanno, come si legge nei Promessi Sposi, che Dio non  turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande.

Purtroppo i nostri occhi, la nostra mente, la nostra coscienza sono oscurati dall’ira, dalla rabbia, dalla voglia di vendetta. dal livore per cui non riusciamo a percepire neppure quello che andrebbe a nostro vantaggio: è una sorta di condanna che ci portiamo dietro, come se avessimo occhiali deformanti che ci fanno percepire di più il male che il bene.

È da tale deformazione che dobbiamo liberarci: tutto concorre al bene.