Se basta un capello bianco per mandarci in crisi (di P. Alviti)

Se basta un capello bianco per mandarci in crisi... Non vediamo quello che abbiamo, non lo apprezziamo... Come i dieci lebbrosi che vennero guariti da Gesù.

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Siamo pretenziosi: tutto quello che abbiamo è nostro, non ci è stato dato da nessuno. E non appena ci viene a mancare qualcosa, al primo capello bianco, un piccolo incidente, una multa, un litigio e subito a maledire la sorte, Dio, il destino e via così.

Nessuno che si metta a pensare a quante cose abbiamo di cui non ringraziamo mai nessuno: camminiamo, vediamo, ascoltiamo, amiamo, scriviamo, risolviamo, mangiamo, siamo liberi, viaggiamo… tante altre persone non possono farlo ma per noi tutte queste cose sono scontate, non le dobbiamo a nessuno.

 

E’ quello che accade nell’incontro tra Gesù e i 10 lebbrosi che egli guarisce: li manda, come prescritto dai sacerdoti perché ne registrino la guarigione, ma soltanto uno, uno straniero, torna da Gesù per ringraziarlo. Gli altri sono scomparsi tutti, guariti dalla lebbra ma non salvati dalla loro boria, dalla loro tracotanza, dal loro complesso di immortalità, tanto a me non succede…. Non si salvano dalla loro incapacità di percepirsi deboli e bisognosi appunto di salvezza.

Ecco il commento di Gesù al samaritano, l’unico tornato a ringraziarlo: va’, sei salvo, hai saputo ringraziare per il prodigio che siamo, per i doni che abbiamo ricevuto da Dio e da coloro che ci hanno educato, istruito, accompagnato, amato e che troppo spesso invece dimentichiamo.

Cosa saremmo senza i nostri genitori, i nostri maestri, i nostri medici, i nostri amici? Ringraziamo per tutto questo e ci salveremo

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