Quando il Vangelo mette i valori sopra i legami di famiglia

Le vicende di questi giorni ci hanno mostrato come le famiglie a volte possano dimostrarsi tossiche come è successo con le sorelline rapite e poi ritrovate. Il brano del Vangelo di Matteo insegna che i legami di sangue e il patriarcato devono essere superati da valori ben più alti

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

«Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà».

(Mt 10, 37-39)

I versetti dell’evangelista Matteo sono tra i più duri ed esigenti dell’insegnamento di Gesù. Il profeta di Nazaret contesta duramente uno dei pilastri della società ebraica e di moltissime altre civiltà, affermando che i legami familiari non possono essere esclusivi, totalizzanti, ma debbono essere sottoposti a valori più grandi.

Gesù non accetta che i legami familiari facciano passare in subordine ogni altra cosa: certamente, la dimensione familiare è fondamentale nella vita di ciascuno, ma il legame del sangue non può disattendere le altre obbligazioni che ciascuno di noi contrae nella sua esistenza.

Gesù non ci va leggero: punta a costituire una famiglia che non si basi sul legame del sangue – figli, nipoti, parenti – ma sulla scelta consapevole di una fede, di un modo di comportarsi che valga più del legame familiare d’origine, un’altra famiglia che i primi cristiani chiamarono assemblea, ecclesia, chiesa.

La dimensione sociologica del familismo

Proprio le vicende di questi giorni ci hanno mostrato come le famiglie a volte possano dimostrarsi tossiche per i loro componenti: smania di possesso, gelosie, volontà di affermare la propria idea su quella degli altri, patriarcato, capaci di arrivare all’omicidio, al rapimento…

Un’immagine suggestiva di Gesù

Già Lev Tolstoj, nel celeberrimo incipit di Anna Karenina, ricordava che «ogni famiglia infelice è infelice a modo suo», quasi a fotografare la complessità di tali degenerazioni. Strutture malate che possono arrivare fino a definire “famiglia” vere e proprie organizzazioni criminali,in cui conta di più proteggere i vari membri che rispettare la legge.

È quella dimensione sociologica che gli studiosi chiamano “familismo”, in cui conta di più proteggere il figlio dalle conseguenze giuridiche di un errore commesso, a cominciare dalla scuola, per poi arrivare all’incidente stradale, alla rissa per strada… piuttosto che accettare che la giustizia faccia il suo corso.

Gesù, dunque, contrappone sé stesso al familismo, a ciò che ci inchioda al sangue, indicando invece la via della giustizia, della bontà e del dono di sé; scelte che spesso comportano l’abbandono della famiglia per una vita diversa.

Beati coloro che ascoltano la parola di Dio…

Il Vangelo di Matteo

I Vangeli riportano altri episodi della vita di Gesù in cui emerge l’indicazione per qualcosa di più grande rispetto ai valori familiari. Luca riporta l’episodio del ritrovamento di Gesù nel tempio, a colloquio con i dottori della Legge. Le parole di Gesù ai genitori sono nette: «Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?». E quando una donna tra la folla esclama: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!», la risposta è lapidaria: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Un distacco radicale che secoli dopo il poeta Kahlil Gibran avrebbe tradotto in versi immortali: «I vostri figli non sono figli vostri… Vengono attraverso di voi, ma non da voi». L’obiettivo, dunque, è quello di creare una famiglia che non sia governata dal sangue e da poteri patriarcali o matriarcali, ma da valori ben più alti.

Gesù, un modello da seguire

Le altre due questioni poste da Gesù sono altrettanto centrali. Innanzitutto, la nostra vita va affrontata come Gesù ha affrontato la sua. Egli si propone come un modello da seguire e invita tutti a conformarsi a Lui. «Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme», commenta San Pietro in una delle sue lettere. L’atteggiamento di Gesù di fronte al male è del tutto “innaturale” per la logica del mondo: non maledice, non estrae la spada, non si difende se non dialogando.

Le famiglie non devono essere governate da sangue e valori patriarcali ma da principi più alti

La terza questione riguarda la nostra esistenza quotidiana. Siamo pieni di talenti, sappiamo fare tante cose, siamo in grado di costruire, viaggiare, educare e molto altro. Ma mettiamo tutto questo in comune con gli altri? Facciamo comunione, i nostri munera, i doni, li condividiamo? La communitas! Spendiamo la nostra vita per il bene del mondo o siamo gelosi delle nostre possibilità e delle nostre capacità?

Bisogna accettare di perdere la vita per Gesù, perché questo resta l’unico modo per ottenerne una autentica.