Il celebre brano del Vangelo di Matteo che sembra scritto oggi. La mancanza di una guida capace di salvaguardare la comunità senza interessi personali o di pochi.
Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!
(Mt 9, 36-38)
La scena raccontata dall’evangelista Matteo è tra le più famose dei Vangeli. Gesù guarda la folla e ne ha compassione; non perché le persone abbiano una colpa o chissà quale problema specifico, ma soprattutto perché non hanno chi li guidi, un pastore.
L’interpretazione tradizionale della Chiesa è sempre stata legata alla necessità di avere sacerdoti che possano occuparsi di questo gregge, privo di guide. Mi pare però che si possa facilmente oltrepassare questo limite ecclesiastico, riferendo l’invito di Gesù a mandare “operai per la messe” a tutta quanta la società.
Il mondo senza una guida autorevole
Proprio in questi mesi drammatici stiamo sperimentando come il mondo sia totalmente privo di una guida autorevole. “Autorevole”, badate, non “autoritaria”. Una guida, cioè, capace di essere ascoltata senza quel clima di sospetto che ormai avvolge ogni dichiarazione pubblica.

È quella che il sociologo Zygmunt Bauman descriveva come la crisi profonda delle agenzie di leadership nella nostra società liquida: un tempo di “solitudine globale”, in cui i cittadini si ritrovano confusi ed esposti ai venti della storia, perché i leader hanno smesso di indicare una rotta, preferendo inseguire gli umori mutevoli della folla. L’invito di Gesù a pregare perché ci siano dei pastori assume così, nel nostro contesto sociale, una rilevanza ulteriore rispetto a quella strettamente ecclesiale.
Noi non siamo più abituati alle greggi, non abbiamo dimestichezza con il mestiere del pastore; per noi si tratta di immagini antiche, relegate a situazioni molto lontane dalla nostra quotidianità. Eppure, un gregge ha una sua precisa dinamica: segue le indicazioni che il pastore dà agli animali, e da quelle indicazioni dipende la vita stessa delle bestie.
Il pastore può preoccuparsi della salvaguardia delle pecore oppure disinteressarsene; può magari pensare di sfruttarle, di venderle, cercando il massimo guadagno immediato e infischiandosene della sopravvivenza del gregge stesso.
I cattivi pastori che minano il futuro di un paese

Vista in questo senso, si capisce quanto l’immagine usata da Gesù sia efficace anche nella nostra situazione attuale. Gli episodi di cronaca che si susseguono ci danno proprio l’idea di una mancanza di leadership: soprattutto di una guida lungimirante, che anteponga all’interesse spicciolo e immediato il futuro di un paese, di una nazione, di un continente o del mondo intero. Più volte, invece, vediamo i pastori che oggi guidano i diversi greggi della terra comportarsi in maniera assolutamente controproducente per la vita delle comunità.
Nei Vangeli Gesù fa spesso riferimento al “buon pastore” contrapposto al “pastore mercenario”, cioè colui che non ama le pecore ma le sfrutta, e non ha alcuna intenzione di dare la vita per loro; anzi, è capace persino di abbandonarle al proprio destino senza preoccuparsene minimamente.

E’ un contrasto antico e sempre attuale, che la grande letteratura ha spesso denunciato: basti pensare ad Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, quando oppone la meschinità impaurita di Don Abbondio alla statura morale del Cardinale Federigo Borromeo. Quest’ultimo ricorda parole che sembrano scritte per l’oggi: «Il dare la vita per le pecore è il dovere del ministero… Quale pastore è mai colui che trema per sé quando il gregge ha bisogno del suo aiuto?».
I Papi gli unici veri punti di riferimento

In questo scenario, è singolare come proprio negli ultimi anni la figura dei pontefici della Chiesa Cattolica sia emersa sempre di più come l’unico punto di riferimento e l’unica guida morale per il mondo. Prima Papa Francesco, e ora Papa Leone, si ergono come figure straordinarie, profondamente differenti da tutti i capi delle nazioni.
Indipendentemente dalla fede dei singoli, sembra che il mondo intero guardi a quella figura vestita di bianco come a un vero pastore: uno dei pochi rimasti capaci di dare la vita per le sue pecore, e che non sta lì a calcolare il profitto economico di una scelta o a esprimere, in maniera velleitaria, i propri desideri di potenza.



