Quel rancore che i bambini ci insegnano a non coltivare

Foto © Can Stock Photo / Zurijeta

C'è una cosa che rende profondamente diversi i bambini. E che li fa mettere al centro da Gesù. Non è l'ingenuità e nemmeno la bontà. Ma il fatto che non abbiano il rancore. E questo gli permette di riconciliarsi

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

“Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro”.

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C’è una frase di Gesù che mi ha sempre colpito: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché loro è il regno dei cieli”. Gli evangelisti ne danno diverse versioni ma il senso è chiaro. Nei bambini c’è qualcosa che invece gli adulti non hanno. Qualcuno dice che è la semplicità, altri la bontà, altri ancora l’ingenuità. Ma se analizziamo il comportamento dei bambini ci accorgiamo che anche in giovanissima età possono essere cattivi, crudeli.

Cosa allora li rende padroni del Regno dei cieli? Cosa li fa vivere come Dio vuole che noi viviamo? (questo è il regno di Dio…). Provate a questionare con un bambino: si arrabbierà, protesterà, maledirà anche. Ma, dopo un po’, tutto sarà passato. Basta una parola, un piccolo gesto per ricostruire un rapporto che qualche minuto prima sembrava lacerato definitivamente.

Ecco la peculiarità: i bambini non provano il rancore, che invece imprigiona la nostra vita, ci acceca, non ci fa vedere i vantaggi di una riconciliazione.

Il veleno delle faccende di principio

E che anzi ci spinge a comportarci spesso in maniera irragionevole pur di non cedere su una questione di principio, magari. O per non venir meno ad un impegno che potrebbe anche non essere proprio legale, insomma per la reputazione.

Diverse volte, nel Romanzo, Manzoni analizza il rancore vendicativo. Don Rodrigo cerca tutti i mezzi possibili per impadronirsi di Lucia, non fermandosi di fronte a niente, disposto a pagare tutte le sue ricchezze pur di vendicarsi nei confronti del rifiuto di Lucia. L’Innominato, che pure ha superato il rancore che provava nei confronti di tutti, non ha il coraggio di affrontare i suoi bravi. Teme di rimetterci di reputazione.

Cosa penseranno di me? di me che sono stato il terrore di tutti? Un bambino non avrebbe avuto problemi a cambiare idea a “rifare pace” come si dice nel loro mondo. Ed è una pace che ti consente finalmente di giocare con tutti. E di avere più amici, di imparare da tutti. Il rancore e l’ira sono invece malattie del nostro animo che ci tolgono anche la capacità di ragionare. Ci fanno fare solenni stupidaggini, a volte senza possibilità di riparare.

Don Roberto, l’ultima vittima

Rancore ed ira possono diventare anche una malattia che ci fa perdere il controllo di noi stessi. E percepire tutti, anche coloro che ci hanno fatto del bene, come dei nemici.

È successo a don Roberto a Como, ucciso da uno dei suoi beneficati. È successo a Gesù sulla croce, tradito da chi di più aveva ricevuto durante la sua vita terrena. (Leggi qui tutte le meditazioni di Pietro Alviti).