Il sale della nostra vita (di P. Alviti)

Il sale della vita è fare il proprio dovere. Impegnarsi. Per gli altri. Come fecero Borsellino, Falcone, Bachelet, Moro e tantissimi altri quotidianamente e rimanendo sconosciuti. Una vita senza sale è quella di chi non compie il proprio dovere. Non porta esempio. Fa scoraggiare e non insaporisce gli altri. Ecco come va letto il passaggio sul sale della Vita

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

(…) se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

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Non abbiamo più consapevolezza dell’importanza del sale: quando Gesù utilizza questa immagine per spiegarsi, sta  parlando a gente che sa che non si può campare senza sale. Non serve soltanto ad insaporire quanto piuttosto a conservare, in un mondo senza frigoriferi: tanto importante, il sale, da dedicargli addirittura una consolare, appunto la via Salaria, tanto prezioso da farne moneta di scambio (il salario…), tanto essenziale che l’aggettivo arriva ad indicare l’entità di un conto (salato…).

Ecco, se percepiamo cosa significasse il sale per gli ascoltatori di Gesù, capiamo cosa voleva dire: il sale sono gli uomini buoni, sono coloro che impegnano la loro vita per gli altri.

Vittorio Bachelet

Il sale è Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, ucciso 40 anni fa dalle Brigate Rosse, il sale sono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tutti gli uomini che hanno dato la loro vita per la lotta contro la mafia. Il sale è Aldo Moro, rapito ed ucciso dalle Brigate Rosse… 

Grazie al loro sapore e al sapore di tantissimi altri che hanno anteposto il bene pubblico alla proprio vita, la nostra condizione umana è rimasta degna di essere vissuta pur con tante contraddizioni.

Il sale sono anche tutti quegli uomini e quelle donne che fanno il proprio dovere nella famiglia, nel lavoro, nei rapporti sociali, che non si girano da un’altra parte quando c’è da affrontare un’emergenza. Il sale sono tutti coloro che fanno andare avanti le istituzioni, gli uffici, gli ospedali, le scuole…

C’è tanto sapore ma il sale deve rimanere capace di insaporire: se un magistrato, un insegnante, un poliziotto, un funzionario pubblico… non fanno il loro dovere, perdono il sapore, rovinano il cibo (la nostra società) lo condannano alla marcescenza.

È il seme terribile della corruzione, che con il suo esempio toglie il sapore a tante persone che si scoraggiano: non è soltanto il male che si fa direttamente ma l’effetto che si ottiene su tante altre persone che iniziano a pensare che tanto è tutto uno schifo, tutti fanno così, perché devo impegnarmi io se gli altri non lo fanno.

Ecco, questo è il sale insipido che deve essere gettato via