Schiavi delle cose che compriamo

Come diceva Francesco d’Assisi, dobbiamo decidere se essere noi i padroni delle close, o esserne invece succubi, a volte addirittura schiavi.

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

C’è bisogno di Parola, 212

ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche (Mc 6,8)

Che frase affascinante. Ma anche utopica, diremmo. Capace di farci intravedere quello che desidereremmo ma che sappiamo non sarà mai realtà. Sarebbe troppo bello non essere schiavi degli acquisti, non avere armadi pieni di roba che non utilizzeremo più, scarpiere sempre più piene, più auto che persone, televisori in ogni stanza, oggetti elettronici che si accumulano inutilizzati, piscine sottoutilizzate, dalla costosissima manutenzione. E con tutta questa roba a disposizione non siamo felici, non ci divertiamo, abbiamo bisogno sempre di altro.

Non sarebbe bello possedere soltanto quello di cui abbiamo effettivamente bisogno? Nient’altro?  E invece sembriamo tutti dei forsennati, condannati come Sisifo, a cercare di acquistare sempre più cose, senza mai arrivare alla fine, o al fine…

Compriamo cosa serve o ne siamo schiavi?

Foto: Alexandra Maria / Pexels

Perché quella frase, che Gesù dice ai suoi discepoli, riguarda ben altro che l’attrezzatura di viaggio, mette in ballo la nostra vita intera, in particolare il nostro rapporto con le cose  e ci deve portare alla domanda fondamentale. Compriamo cose perché ci occorrono o perché ci fa piacere, perché dimostriamo di essere ricchi e potenti, perché così gli altri vedono, perché comprare addirittura ci calma… Come diceva Francesco d’Assisi, dobbiamo decidere se essere noi i padroni delle close, o esserne invece succubi, a volte addirittura schiavi.

Viviamo, invece, lavoriamo, per comprare, sogniamo borse e scarpe da ginnastica, magari realizzate da lavoratori in condizioni di sfruttamento. Non viviamo invece, non lavoriamo per raggiungere obiettivi, migliorare il mondo, metter su una famiglia, salvare chi è in pericolo, saper fare per bene qualcosa, rendersi utili. No, lo facciamo per avere il denaro per comprare scarpe e magliette. 

Se è davvero così, la nostra condizione è ben triste e forse le parole di Gesù possono indicarci una strada da percorrere, quasi un itinerario di liberazione, con un bastone e i sandali

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