Il dio senza fulmini e tuoni per punire che ci parla come brezza leggera

Foto © Gaetano Lo Porto / Imagoeconomica

Molti si aspettano un dio che con tuoni e fulmini punisca dall'alto i cattivi. Il Dio dei cristiani è un buon pastore, che sussurra e non urla. Ed ha pazienza per aspettare che comprendiamo i nostri errori

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

il sussurro di una brezza leggera

*

Diciamolo chiaramente: vorremmo una maggiore presenza di Dio, vorremmo che punisse quegli infami che hanno speculato sulle forniture medicali, per i respiratori agli ospedali Covid. Vorremmo che fulminasse quelli che ci chiedono soldi per compiere semplicemente il loro dovere, vorremmo che facesse schiantare quelli che vendono morte ai nostri ragazzi facendogli credere di star a comprare divertimento.

Ah sì, vorremmo davvero che con tuoni e fulmini, magari con un terremoto facesse inghiottire nelle viscere della terra i mercanti di carne umana, quelli che trafficano con i migranti, che li violentano, che li torturano.

Vorremmo che facesse sentire la sua voce tremenda a chi specula sulla miseria, sull’ignoranza, sul dolore. Vorremmo che colpisse con le sue saette i mercanti di armi, coloro che fanno montagne d’oro sulle sofferenza delle popolazioni coinvolte nelle guerre e coloro che distruggono l’ambiente in cui viviamo sempre per fare più soldi.

Tutti lo vorremmo, ergendoci noi stessi a giudici implacabili degli autori di questi delitti efferati.

E invece Dio non si presenta con il tuono, con il vento forte, con il terremoto ma come il sussurro di una brezza leggera: Dio non utilizza i nostri stessi metodi, Dio non pensa come noi. Non sta lì pronto a colpire i cattivi, ha pazienza, aspetta che le persone rinsaviscano, comprendano il male che stanno compiendo…

Il buon Pastore

È una sfida, una scommessa, direi, che Dio fa con la sua creatura  che, invece, non accetta la sue indicazioni, anzi, come un bambino capriccioso, urla contro di lui, per poi avvertirne malinconicamente, a volte drammaticamente, la mancanza. Ecco Dio è quella brezza che, nella nostra coscienza, ci richiama ai valori più alti della nostra esistenza, a pensare in positivo, a vedere il bene che c’è in ogni uomo, anche nel farabutto, nel corruttore, nello spietato negriero.

Quella brezza che ci spinge a non lasciarsi travolgere dagli interessi personali, dalla bramosia di ricchezza, di possesso, di potere.

È una brezza che non spaventa, che non conta sulla paura ma sui convincimento, sulla ragione, sulla capacità della coscienza umana di risvegliarsi, di rinsavire, anche all’ultimo momento. Ecco la brezza della nostra consolazione, ecco il sussurro della nostra rinascita.