Addio a Mario Bellini, il medico di tutti

* Medico di famiglia, uomo delle istituzioni e innovatore silenzioso, Mario Bellini ha attraversato la storia sanitaria di Piedimonte San Germano mettendo sempre al centro le persone. Una vita spesa come servizio, senza clamore. *

È andato via al crepuscolo, in una notte piovosa: prima dell’alba con i primi cinguettii degli uccelli. Mario Bellini era il medico di tutti. Dei poveri e dei lavoratori, delle famiglie e degli anziani, di chi aveva voce e di chi non ne aveva. Con la sua scomparsa, Piedimonte San Germano perde una figura che ha attraversato decenni di storia sanitaria e sociale del territorio senza mai perdere di vista l’essenziale: le persone.

La sua è stata una storia costruita nel tempo, giorno dopo giorno, tra studio, ambulatori e corsie. Un percorso segnato da scelte nette, dalla continuità dell’impegno e da un’idea precisa di medicina: stare accanto alle persone, senza clamore e senza scorciatoie.

La laurea e le armi

(Foto: Vince Paolo Gerace © Imagoeconomica)

Il cammino di Bellini parte da lontano, da una decisione impegnativa e totalizzante: la medicina. Si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in un’epoca in cui diventare medico significava abbracciare una professione che non conosceva orari né scorciatoie, fatta di studio rigoroso e di una responsabilità sociale fortissima.

Dopo la laurea arriva il servizio come ufficiale medico presso l’aeroporto militare di Istrana, in provincia di Treviso. Un’esperienza formativa cruciale, non solo dal punto di vista professionale ma anche umano, che lo mette a contatto con una sanità organizzata, strutturata, dove il medico è chiamato a decidere in fretta e con lucidità, assumendosi fino in fondo il peso delle proprie scelte.

Rientrato dal servizio militare, Bellini non rallenta. Anzi, accelera. Non si accontenta solo del camice e dell’ambulatorio: continua a studiare, ad approfondire, a specializzarsi. È avido di sapere, spinto da una convinzione: non basta conoscere la malattia ma per affrontarla occorre sapere l’intero contesto in cui nasce e si sviluppa. Consegue titoli in endocrinologia e malattie metaboliche, patologia generale, medicina interna e medicina legale e delle assicurazioni. Un curriculum che racconta una visione completa del paziente, della malattia e del contesto umano e sociale in cui quella malattia si inserisce.

Tra territorio, lavoro e sanità pubblica

Lo stabilimento Fiat di Piedimonte negli Anni ’70

Per anni Mario Bellini svolge l’attività di medico di famiglia nella sua città natale, Piedimonte San Germano. È qui che diventa, per molti, semplicemente “il dottore”. Quello che conosce le famiglie, le storie, le fragilità. Quello che ascolta prima ancora di prescrivere.

In parallelo viene nominato medico dello stabilimento FIAT di Piedimonte San Germano, un ruolo delicatissimo in una realtà industriale centrale per il territorio, dove salute e lavoro si intrecciano ogni giorno. È il punto di contatto tra produzione e tutela della persona, tra diritti dei lavoratori e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Non solo. Bellini presta servizio anche come medico dell’INPS di Cassino, muovendosi con naturalezza tra sanità pubblica, medicina del lavoro e assistenza territoriale. Una presenza costante, silenziosa ma decisiva, in un’epoca in cui il sistema sanitario stava cambiando pelle e ridefinendo i propri equilibri.

Stetoscopio e computer

(Foto © Burst / Pexel)

C’è però un aspetto che lo rende, a suo modo, un precursore. Quando per molti l’informatica applicata alla medicina sembrava ancora un orizzonte lontano, Mario Bellini intuisce che quella sarebbe stata la direzione. Crede nella digitalizzazione dei processi sanitari, investe sull’innovazione, scommette sul futuro.

Tutto nasce da un convegno nazionale svoltosi proprio a Cassino, che accende una visione chiara: organizzare meglio la sanità, migliorare i servizi, mettere davvero il paziente al centro grazie alla tecnologia. Una scelta lungimirante, compiuta con largo anticipo sui tempi, senza clamore e senza proclami, come nel suo stile.

Mario Bellini lo fa a modo suo: tornando tra i banchi di scuola per conoscere un mondo che gli è del tutto nuovo. Riapre i libri di studio e si laurea in informatica. Mette così insieme una scienza che per definizione non è esatta (altrimenti a che serve il medico?) com’è la Medicina ed una che è assoluto rigore matematico com’è l’Informatica. Quasi una forma di compensazione.

Il dolore trasformato in servizio

Foto: Rawpixel / The African Union Mission

Accanto all’impegno professionale, Mario Bellini riesce a trasformare anche il dolore personale in azione concreta. Dopo la scomparsa prematura dell’adorata moglie Bruna Bellavista, dà vita a un’associazione a lei dedicata, impegnata nel sostegno delle fasce più deboli. Un modo per continuare a prendersi cura degli altri, dando al ricordo una forma viva, operante, capace di generare bene.

Lo fa senza fanfare, lontano dalla luce dei riflettori. Mettendoci quasi sempre del suo e chiedendo agli altri quel poco per poter dire che è stato fatto da tanti e tenersi lontano dall’aura del benefattore. Organizza l’invio di container in Tanzania carichi di aiuti per i bambini dell’ospedale di Mkwa-Itigi: spedisce roba da mangiare ed attrezzature che qui vengono considerate obsolete ma lì sono da policlinico: “Pensate alla percentuali di donne che ancora muoiono di parto, immaginate se di notte viene a mancare la corrente elettrica mentre una donna sta mettendo al mondo il figlio. Anche una batteria, una scatola di lampadine, lì sono una speranza”.

In Tanzania finanzia un orfanotrofio. E, più silenziosamente ancora, in Italia sovvenziona centinaia di “piccole azioni quotidiane di assistenza e intervento sociale”. Se n’è sempre saputo poco ma ha sfamato tanti.

Indimenticabile resta la raccolta fondi per l’acquisto della Cicogna, l’ambulanza attrezzata per il trasporto dei pazienti neonatali, poi donata all’ASL. Un gesto concreto, capace di unire comunità, solidarietà e sanità pubblica in un unico atto di responsabilità collettiva.

Il professore

Negli ultimi anni della sua carriera arriva anche l’esperienza accademica. Bellini approda come docente presso l’Università di Cassino, nella facoltà di Scienze Motorie, portando con sé un patrimonio di competenze cliniche e di esperienza sul campo. Insegna non solo nozioni, ma un metodo: guardare alla persona prima che alla patologia.

Dietro il medico, lo studioso, il docente, c’è l’uomo. Padre di Francesca, Claudia e Luigi, ha sempre tenuto insieme professione e famiglia, lavoro e affetti. Con la stessa serietà. Con la stessa discrezione.

Oggi resta il segno di una vita spesa senza risparmiarsi, di una medicina praticata come servizio e non come mestiere. Restano le persone aiutate, le famiglie ascoltate, le vite accompagnate nei momenti più fragili.

Mario Bellini è stato il medico degli ultimi, sì. Ma soprattutto è stato il medico di tutti. E per questo non se ne andrà davvero.

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