Il ricordo dello storico primo cittadino di Isola del Liri. Per dieci anni ha guidato la città affrontando le sfide più difficili come il terremoto, l'alluvione e la chiusura delle Cartiere Meridionali. Un amministratore competente, caparbio e soprattutto attento ai bisogni del suo popolo. E' stato anche presidente dell'Asaci e della Società Operaia nonchè studioso della vita e delle opere dell'antropologo Giustiniano Nicolucci. Scomparso nel 2019, ha lasciato un vuoto incolmabile
Terremoto, alluvione, chiusura delle Cartiere Meridionali: se Enzio Bartolomucci lo avesse saputo non si sarebbe seduto sullo scranno da sindaco di Isola del Liri per dieci anni consecutivi. Affrontò di tutto, lo gestì e lo superò. Ma così facendo scolpì nella memoria cittadina un profilo indelebile: pesantissimo per chiunque tra i suoi successori.
Perché i suoi “tre” mandati furono coì intensi che avrebbero messo al tappeto chiunque negli anni successivi avesse tentato il confronto. Lui vacillò ma non cadde, rimase ritto in sella: per stare vicino alla sua gente.
Un personaggio unico per spirito di servizio

Enzio Bartolomucci è uno di quegli isolani che non nasceranno più per capacità, abnegazione, amore verso il prossimo. E per la sua capacità di ascolto, di stare tra la gente e per la gente. Diventò sindaco nel 1977, quando da vice prese il posto di Giacomo Sperduti, che fu mandato a casa dai suoi compagni Socialisti per una guerra intestina. Che alla fine premiò il numero 2 dell’amministrazione.
Era un’Isola Liri operaia, le fabbriche producevano ancora in città che, seppure ridimensionata, manteneva fede al suo soprannome di piccola Manchester della Ciociaria. C’erano realtà come la Cisa, le Meridionali, l’Ippolito e Pisani. Un benessere che si toccava con mano, una città viva.

In quegli anni Enzio Bartolomucci inaugura la nuova struttura dell’Istituto Tecnico Industriale in via Pirandello con nuove aule e laboratori all’avanguardia in quel periodo. A lui si deve l’arrivo del metano tra il 1977 ed il 1978 in città.
Il 15 novembre 1979 accade l’ultima alluvione in centro della storia recente della città. Il fiume Liri tracima, devastando gran parte del centro storico e l’immediata periferia. Nel 1980 si torna al voto e Bartolomucci con 2200 preferenze viene confermato sindaco della città.
La crisi delle Cartiere Meridionali e del terremoto
Non saranno anni facili. Le Cartiere Meridionali il cuore pulsante dell’economia isolana traballano, inizia la trattativa tra proprietà e maestranze: servirà a nulla. Il viale del tramonto è segnato da tre drammatiche tappe per i lavoratori: il pre pensionamento, poi la riduzione del personale ed infine i licenziamenti. Dal 1982 al 1983 è un costante fermento sindacale fuori dai cancelli ma il destino sembra segnato. Bartolomucci viaggia tra Roma e Milano per cercare di salvare il salvabile.

Come se non bastasse a complicare la vita di tutti arriva il terremoto del 7 e 11 maggio 1984: segna un’altra fine inquietante per Isola del Liri. Il centro storico è quasi tutto inagibile, Bartolomucci sposta mezza città nelle nuove case di Montemontano, nella parte alta del paese, di fatto il cuore del paese si spopola. Danneggiato anche il municipio, gli uffici si trasferiranno nella scuola Media Dante Alighieri sino al 1993.
Enzio Bartolomucci tiene duro ma la ricostruzione sarà unimpresa titanica ed in salita. Nel 1984 consegna i lavori per il terzo ponte della città in località Pirandello, che era un quartiere nuovissimo ma era chiuso dal fiume, una strada senza uscita. Collegherà la città in uscita sia per Sora che per Fontana Liri: verrà inaugurato dal sindaco Flavio Gabriele il 2 giugno 1989.
La conferma, la caduta e le nuove sfide

Enzio Bartolomucci viene riconfermato sindaco nelle elezioni del 1985 ma dopo 2 anni deve lasciare la fascia: lo fa in una fredda serata, nella palestra dell’Istituto Tecnico, dove il consiglio comunale si riuniva dal 1984 perché il palazzo municipale era inagibile. Erano gli anni in cui non c’era l’elezione del sindaco fatta direttamente dai cittadini: a sceglierlo erano i Consiglieri comunali e le maggioranza andavano costruite e manutenute giorno per giorno. A dieci anni dalla sua salita, per Bartolomucci arriva il momento di farsi da parte e dare spazioe alle forze nuove.
Ma Bartolomucci ha le spalle larghe, si fa da parte e diventa presidente dell’A.S.A.C.I., storica squadra ciclistica della città, subentrando al decano Nisio Pizzuti.
Nel 2000 lascia l’incarico e diventa presidente della S.O.M.S. (Società operaia mutuo soccorso). Non conosce riposo, non sente la fatica: deve stare tra la sua gente. Nel frattempo si dedica alla vita ed alle opere di Giustiniano Nicolucci, l’antropologo isolano a cui dedicherà più di trent’anni di ricerche.
Sarà così fino all’ultimo dei suoi giorni. Muore il primo giugno del 2019 nel luglio dello stesso anno avrebbe compiuto 80 anni.



