I tre posti dove Gianrico abita ancora, come nei cuori di chi lo rimpiange

Tre appuntamenti per ricordare il penalista, il docente universitario e la persona. Un uomo che ha dato a Cassino la grandezza dell'eleganza

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Quello che sarebbe uscito dalla bocca di Gianrico Ranaldi se ieri sera avesse visto Italia-Spagna lo sanno solo Dio ed un centinaio stretto di viventi. Ed è meglio così. Quanto meno lui si sarebbe costituito parte civile contro la giacchetta da camera Armani-made indossata a bordo campo da Luciano Spalletti. È meglio perché a Gianrico gli saliva il camallo genovese molto più facilmente di quanto la sua indole naturalmente elegante suggerisse. Quella sua capacità di essere master del Diritto e Padrone assoluto del Dovere di mandartici – ove fosse stato il caso – era proverbiale, tra coloro che lo conoscevano oltre la specchiata perfezione delle sue professioni.

Apollineo e dionisiaco, british ed isolano tirrenico, lui era uno che stava bene in ogni casa dell’abito umano. Di casa se ne è presa un’altra, Gianrico Ranaldi, in Cielo: l’ha fatto un anno fa, a pochi giorni dal suo compleanno. E questi sono i giorni in cui Cassino vuole ricordare l’uomo, l’avvocato, il docente universitario e tutti gli altri Gianrichi che abitavano in quell’unico petto.

Montecassino, Tribunale ed Università

A Montecassino con una messa, in Tribunale con un’aula a suo nome ed all’Unicas con una giornata ricordo. Cioè nei tre posti dove a ben vedere quel penalista che arrotava le “r” e governava il Diritto abita ancora, oltre che nei tanti cuori di chi Gianrico lo amò.

Qualche volta succede questa cosa: che cioè il genio delle persone speciali vada a fare il nido nei posti esatti dove quel genio significò al meglio la sua esistenza. Con gesti, parole, azioni, aneddoti, ricordi e perfino oggetti.

Come quando Luciano De Crescenzo non riuscì a piangere davanti alla bara del padre ma alla fine di sciolse in lacrime quando vide la sua coperta, la sua poltrona preferita ed i suoi libri poggiati su un tavolinetto liso da mille cose messe sopra a dimora.

Quando l’anima trasmigra nei posti

E’ come se l’anima trasmigrasse negli oggetti in cui si è condensata meglio la vita di chi perdiamo, e nel caso di Gianrico quegli oggetti potrebbero essere una toga nappata dell’oro dei Cassazionisti, un pallone ed un banchetto d’aula.

I giorni di Gianrico partiranno domenica 23 giugno, nella Basilica Cattedrale dell’Abbazia di Montecassino. Lì c’era stato l’addio terreno al giovane avvocato il 23 giugno di un anno fa, ma con Montecassino non è solo un problema di tipografia del commiato. Il detto “se non vedo l’abbazia non mi sento a casa mia” nel caso del nostro era mantra. Lui era cassinese, non sia mai cassinate, sia chiaro. Lo era perché qui veniva fuori il Gianrico dionisiaco, quello che per l’undici locale era capace di piallare il seggiolino del “Salveti” con i denti, da quanto furor teutonicus (espressione usata dal padre Aurelio Pietro quando giocava a biliardino) ci metteva nel tifare.

Ci sarà una Messa in ricordo del penalista e docente con familiari, amici e concittadini. “Egregi Colleghi, con grande emozione Vi informo che martedì 25 giugno si terrà una cerimonia di intitolazione dell’Aula 1 del Palazzo di Giustizia di Piazza Labriola, a Cassino, in onore dell’Avv. Prof. Gianrico Ranaldi”. Il messaggio è stato inviato da Peppino Di Mascio, il presidente del Foro nel quale uno dei Gianrichi, quello con la toga da avvocato, primeggiò. Con eguale eleganza, competenza ed abilità di un’altra Aula, quella dell’università di Cassino dove un altro dei Gianrichi, era eccelso nelle sue lezioni di Procedura Penale.

Un’aula di Tribunale, cos’altro?

L’Aula della Corte d’Assise di Cassino

Il messaggio annuncia un appuntamento. Che “avrà inizio alle ore 15:30 e rappresenterà un momento significativo per la nostra comunità forense. Celebrando il contributo e la dedizione dell’Avv. Ranaldi alla nostra professione e alla giustizia. Vi invitiamo caldamente a partecipare alla cerimonia per rendere omaggio alla memoria del nostro stimato collega e per condividere insieme questo importante momento”. È il secondo step. Del secondo posto dove Gianrico abita forse ancor più che altrove.

Perché è lì che la straordinaria padronanza di Codici e Procedura di Ranaldi prendevano forma tridimensionale ed incarnavano l’eccellenza: nel tribunale di Piazza Labriola. Una padronanza talmente meticolosa e duttile al contempo da far rasentare la perfezione, in casi giudiziari censiti. Cioè dove il concetto aleatorio di Giustizia e quello fermissimo di Legge lui li faceva avvicinare il più possibile nell’eterna gara a perseguire la prima applicando la seconda. Martedì 25 giugno il Foro cassinate ospiterà una cerimonia di intitolazione.

L’aula 1 del Palazzo di Giustizia di Piazza Labriola prenderà il nome di aula Gianrico Ranaldi con la naturalezza delle cose che alla fine certificano un fatto senza forzarlo. In tribunale lo spirito di quel giovane avvocato di abita oltre ogni ragionevole dubbio ed è giusto che, come nelle case, ci sia una targhetta di domicilio. A partire dalle 15:30 verrà riconosciuto “il contributo e la dedizione dell’Avv. Ranaldi alla professione e alla giustizia”.

Il ricordo in Aula Magna Unicas

All’Università di Cassino si procederà invece venerdì 28 giugno. Per quella data è stata organizzata la “Giornata in ricordo del prof. Gianrico Ranaldi”.

Dove? Ovvio, dove il professor Ranaldi dava il meglio di sé per insufflare la grandiosità del Diritto nelle menti e nei cuori di quelli che se ne proponevano come destinatari di lascito, tecnico ed etico. Cioè presso il Dipartimento di Economia e Giurisprudenza. Lì lui era titolare della cattedra di Diritto processuale penale. A partire dalle 11.00 in Aula Magna sono previsti i saluti del Rettore Marco Dell’Isola.

Poi la professoressa Enrica Iannucci introdurrà a sua volta gli interventi del Direttore del Dipeg, Pierpaolo Dell’Anno (Ordinario di diritto processuale all’Università Tor Vergata). E del sindaco di Cassino Enzo Salera, che lo spirito di Gianrico lo ha sentito vicino sul palco mentre arringava elettori forgiati all’eunomia anche da lui. Ancora: del presidente della Fondazione San Benedetto Dom Luigi Maria Di Bussolo e del giudice Anna Maria De Santis.

Il privilegio di averlo conosciuto

Enzo Salera (Foto: Michele Di Lonardo)

Che oggi è magistrato in servizio presso la Sezione Penale della Corte di Cassazione ma illo tempore, quando Gianrico era già una young gun del Diritto, giudice monocratico e poi responsabile della Sezione Penale cassinate.

Chiuderà la serie di interventi il rappresentante degli studenti Emanuele Migliorelli. Tutti pronti a lasciare un ricordo, a raccontare una storia ed a declinare l’orgoglio. Quello di aver incontrato o avuto menzione didattica di un uomo, di un avvocato e di un docente tanto lontano dai privilegi da averne lasciato uno solo a memento. Quello di averlo conosciuto.