Il giudice con il coraggio della giustizia: 20 anni senza Biagio Magliocca

A Cassino nella chiesa di Sant'Antonio è stata ricordata la figura del magistrato che restituì libertà e dignità a Carmine Belli, accusato ingiustamente di aver ucciso Serena Mollicone. Biagio Magliocca fu giudice equilibrato. Soprattutto un uomo di grande spessore umano. Una "toga" integerrima che ha saputo rendere onore alla verità

Vent’anni dopo, il ricordo del giudice Biagio Magliocca continua ad essere vivo. Vivo nei corridoi del Tribunale di Cassino, vivo nelle parole degli avvocati che lo hanno conosciuto, vivo soprattutto nella memoria di chi ha incrociato un uomo capace di esercitare la Giustizia con umanità, equilibrio e rettitudine.

Nella chiesa di Sant’Antonio, una messa ha ricordato il ventesimo anniversario della sua scomparsa. Vent’anni sono un tempo sufficiente per scrollarsi di dosso la gratitudine del momento, la vicinanza di facciata, le ipocrisie che impongono di esserci. E invece la chiesa di Cassino, a distanza di così tanto tempo, ancora una volta si è riempita di magistrati vecchi e nuovi, toghe a riposo ed in servizio, cancellieri ed impiegati, avvocati e semplici cittadini. Non una commemorazione formale: è stato l’abbraccio collettivo ad un uomo che ha lasciato un segno profondo nella vita civile e giudiziaria del suo circondario.

Esponente della nobile magistratura napoletana

L’Aula della Corte d’Assise di Cassino

Biagio Magliocca apparteneva a quella scuola antica e nobile della magistratura napoletana: rigorosa nei principi, umana nei modi, integerrima nei comportamenti. Un magistrato colto, equilibrato, mai sopra le righe, sempre capace di ascoltare.

Figlio di quella scuola retorica che per generazioni ha formato i giuristi nell’ateneo di Napoli. Ma nonostante questo del tutto immune alle seduzioni di quelle parole e delle loro suggestioni. Biagio Magliocca era, in punta di Diritto, un raro punto di sintesi tra il colore partenopeo e l’asciuttezza critica romana. Nelle sue sentenze c’era spazio solo per la Legge: era lei a parlare, con la voce asciutta dei Codici e quella confortante ma definitiva della Cassazione.

Proprio per questo era un uomo libero. Ed è proprio nella libertà del giudizio che si misura la grandezza di un magistrato.

L’intricato caso di Serena

Carmine Belli

Biagio Magliocca fu presidente della Corte d’Assise nel processo a carico di Carmine Belli, il carrozziere di Rocca d’Arce arrestato nel 2003 con l’accusa di essere l’assassino di Serena Mollicone, la studentessa di Arce uccisa in uno dei delitti più oscuri, drammatici e controversi degli ultimi trent’anni. Un omicidio feroce, rimasto impresso nella memoria collettiva italiana e sul quale, ancora oggi, pesano ombre e interrogativi gravissimi.

All’epoca l’opinione pubblica aveva già emesso la propria sentenza. Il clamore mediatico era enorme, la pressione fortissima. Carmine Belli nell’immaginario collettivo era il colpevole: c’erano degli indizi, frutto di equivoci e fraintendimenti, per questo trascorse diciassette mesi in carcere, gran parte dei quali in isolamento.

Eppure il 7 luglio del 2004 arrivò quella sentenza destinata a segnare una pagina importante della giustizia italiana: Carmine Belli venne assolto con formula piena. Con una sentenza che, a leggerla oggi, è ancora un faro per chi volesse capire il contesto nel quale quel delitto avvenne. Il giudice Biagio Magliocca sciolse ogni dubbio, ponderò ogni indizio e spiegò perché restava tale senza diventare prova, perché non conduceva ad una sentenza di condanna.

Il caso-Mollicone e non solo

Il Palazzo di Giustizia di Cassino

Una decisione coraggiosa. Controcorrente. Pronunciata quando scegliere la strada più semplice sarebbe stato probabilmente più conveniente. Ma Biagio Magliocca non era uomo da scorciatoie. Era un giudice che guardava le carte, i fatti, le prove. E quando le prove non bastano, uno Stato di diritto non può condannare.

Restituire la libertà ad un innocente è uno degli atti più alti che la giustizia possa compiere. E quel verdetto, col tempo, ha assunto il peso morale delle decisioni giuste.

Ma ridurre Biagio Magliocca soltanto al magistrato del caso Mollicone sarebbe ingeneroso. Perché chi lo ha conosciuto ricorda prima di tutto l’uomo. Il marito e il padre esemplare. L’amico sincero. Il punto di riferimento per colleghi ed avvocati. Una persona capace di unire autorevolezza e semplicità, rigore e sensibilità.

Non è un caso che al dottor Magliocca sia stata dedicata un’aula del Tribunale di Cassino. Perché appartiene a quella categoria di uomini che continuano a parlare anche attraverso il silenzio delle istituzioni che hanno servito.

Il giudice giusto ed umano

Biagio Magliocca

A vent’anni dalla sua scomparsa, la presenza di così tante persone nella chiesa di Sant’Antonio ha raccontato meglio di qualsiasi discorso lo spessore morale di questo magistrato. Il ricordo genuino e nitido che ha lasciato. Il decoro della toga che ha indossato. Il tempo, spesso, attenua i ricordi. Non quelli lasciati dagli uomini perbene.

E Biagio Magliocca era questo: un uomo perbene. Un giudice umano. Un magistrato che ha onorato la toga senza mai perdere il senso della misura e della dignità. Ebbe il coraggio di restituire la libertà ad un uomo che ancora oggi porta sulla propria pelle le ferite di quei diciassette mesi trascorsi da innocente in una cella d’isolamento. Carmine Belli non ha mai dimenticato quel dolore, quell’inferno vissuto nel silenzio e nell’abbandono. Ma non ha mai dimenticato neppure il giudice che ebbe la forza di guardare oltre il clamore mediatico, oltre le pressioni, oltre il pregiudizio.

E forse l’unico vero barlume di serenità che ancora oggi si accende negli occhi di Carmine Belli è proprio il ricordo del giudice Biagio Magliocca: un uomo giusto, che con coraggio e umanità gli restituì la libertà e la dignità.