In memoria di Rita Bruognolo, la donna che visse due vite sotto la toga. Avvocato (storica Segretaria dell'Ordine e poi Presidente) e Magistrato (Pretore onorario e Pretore Reggente di Arce). Entrambe con dignità assoluta ed un'unica visione: il Codice non era una spada ma uno strumento per aiutare le persone a vivere insieme
Settantacinque anni. Un’aula piccola, quella di Arce. Un fascicolo chiuso sul tavolo. Lei che prima di aprirlo, guarda in faccia chi le sta davanti. Rita Bruognolo se n’è andata senza clamore, nonostante abbia vissuto due vite insieme: entrambe sotto la toga ma rigorosamente distinte.
Era avvocato, della vecchia scuola: quella del Codice Rocco, in un Foro come quello di Cassino quasi esclusivamente declinato al maschile, nel quale duecento nomi scritti all’Albo erano tantissimi. E molti di loro erano personaggi di primissimo piano: giovanissima si muoveva tra principi del calibro di Renato Casale, Costanzo Fraioli, Enzo Avino, Domenico Framondi, Davide Trojano, Vincenzo Golini Petrarcone che fu il suo maestro. Impossibile non restare segnati da tanta presenza.
Scelse di non competere contro quei totem viventi. Ma di onorarli. Si mise al servizio volontario della categoria: Segretaria storica e poi Presidente dell’Ordine degli Avvocati, infine Presidente emerito.

Ma i cronisti che oggi hanno i capelli bianchi la ricordano nei primi Anni ’80 nella sua altra vita parallela, quella in cui esercitò il Diritto con altrettanta passione: vice pretore onorario ad Arce e pretore reggente in quella lunga stagione nella quale la Giustizia ‘di periferia‘ in provincia di Frosinone è stata assicurata da avvocati prestati alla funzione giudicante. Scelti per la loro integrità e capacità di discernere tra i due fronti. Lei assolse a quella funzione per qusi un ventennio. Poi la riforma: chiusa Arce, soppresse le Preture, fu vice procuratore onorario a Cassino, giudice onorario a Frosinone. Ruoli tecnici, di quelli che restano negli albi e spariscono dai discorsi. Non è per gli incarichi che oggi la ricordano.
Il Codice ed il cuore di Rita
Il Codice per Rita non era una spada, per lei. Era uno strumento. Prima capiva, poi applicava. Mai il contrario. Non giudicava un reato. Giudicava una vita che aveva incrociato un reato. Sembra una sfumatura. Non lo è.

Come nemmeno è una sfumatura il fatto che di lei praticamente non esistessero foto: non amava i riflettori, non li cercava, se ne teneva ai margini. In questo era come un salmone che risale la corrente: tutto il resto del mondo nuotava verso la notorietà, il nome in prima pagina, la foto con la toga sulle spalle accanto all’articolo. Lei nuotava contro i luoghi comuni, cercando di tornare sempre all’origine del Diritto: che non deve essere punizione, per Rita era redenzione. Ma non in senso cristiano bensì in senso civile, recupero sociale dell’uomo che ha sbagliato dopo avere capito cosa lo aveva portato a sbagliare e calibrando di conseguenza la pena.
La visione ed i giovani
L’esperienza vastissima nell’Ordine, quella di lungo corso da magistrato onorario: il tutto condensato nella sua dedizione per i giovani e la formazione felle nuove generazioni. C’è lei dietro a quel convegno che negli Anni 90, mentre il procuratore di Cassino Orazio Savia gioiva perché da Roma gli avevano mandato i primi 5 computer mai assegnati a Cassino (ma non le stampanti) lei invece discuteva di informatica giuridica. Prima di tutti.

Anche per questo, oggi il presidente Giuseppe Di Mascio la chiama “lungimirante“. Vero. Ma la stessa donna che vedeva il futuro delle macchine non staccava mai gli occhi dal presente delle persone. Ai praticanti dava tempo. Tempo che nessuna parcella copre. Ai giovani avvocati, lo stesso. Non insegnava solo la procedura. Insegnava a non separare la legge da chi quella legge la vive.
Scrive Di Mascio: «Sei tu che hai forgiato una classe dirigente che ha continuato ad agire nel solco che avevi scavato». Un solco. Non un monumento. Le cose vere restano così: nel lavoro di chi resta, non nelle targhe.
Cassino perde un’avvocato. L’avvocatura del Basso Lazio perde un metodo. Guardare la persona. Poi, solo poi, il fascicolo.



