Isola del Liri perde Sandro Cellupica, artigiano della stampa e custode di un mestiere antico fatto di piombo, inchiostro e memoria. Con lui scompare una tradizione che ha raccontato per decenni la vita di un’intera comunità.
Con Sandro Cellupica, scomparso a soli 59 anni, Isola del Liri perde qualcosa che non si recupera: un mestiere, una memoria, un modo di stare al mondo che apparteneva a un’epoca in cui le parole si fondevano letteralmente — nel piombo fuso della Linotype, carattere dopo carattere, frase dopo frase.
Sandro era stato folgorato dalla tipografia da bambino, nella bottega di famiglia lungo via Napoli, tra i consigli dello zio Egidio e del padre Mario. Quello che all’inizio era un gioco era diventato una vocazione, poi una maestria, infine una delle ultime testimonianze viventi di un’arte che il digitale ha spazzato via senza troppi rimpianti. Lui invece i rimpianti non li aveva: aveva attraversato intere epoche storiche partendo da una quarantina di metri quadrati dove l’odore dell’inchiostro e del fumo delle sigarette scandiva le giornate, e ne era fiero.
L’ultimo tipografo

Conosceva tutto. Le macchinari anteguerra e quelli moderne, le fustelle e le lastre metalliche, i telai per la serigrafia. Sapeva montare lettera per lettera i necrologi — mestiere nel mestiere, ironia sottile della vita — con la stessa cura con cui si incide il marmo. Per mezzo secolo, quelle mani perennemente sporche di inchiostro avevano stampato la memoria collettiva di una comunità: annunci, manifesti, inviti, cerimonie. La vita di un paese intera, passata sotto i suoi torchi.
Nei primi anni Novanta il trasferimento ad Arpino, in un capannone industriale dove lo spazio finalmente non mancava per far crescere quella che ormai era diventata un’arte vera. Ma l’anima restava quella di sempre: artigiana, precisa, innamorata della carta e di ciò che vi si imprimeva sopra.
Lo stop improvviso
Oggi quelle macchine si sono fermate. E con loro si è fermato un sapere che non si trasmette sui manuali, perché vive nelle mani di chi lo ha praticato ogni giorno per decenni. Sandro Cellupica era l’ultimo di quella stirpe. Lo era con la consapevolezza tranquilla di chi sa di custodire qualcosa di irripetibile, senza farne bandiera, semplicemente continuando a lavorare.
Aveva 59 anni. Ne avrebbe meritati molti di più.



