Se ne va Amedeo Di Sora: l’ultimo pungente, l’ultimo originale

Ci lascia Amedeo Di Sora, campione di originalità. Odiava le cose banali. Aveva descritto meglio di chiunque i difetti degli altri. Difendendo la lingua di Frosinone

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

L’ultimo post su Facebook era d’un paio di settimana fa. “Pungeva” sulla scelta di festeggiare la promozione del Frosinone Calcio in Serie A allo Scalo invece che al Benito StirpeMi sia consentito ricordare che non da oggi la casa del calcio della nostra provincia è lo stadio Benito Stirpe. Qualcuno cerchi di spiegarlo agli organizzatori della cerimonia per la promozione in serie A”. Tagliente e raffinato. Era cosi. Non solo nella scrittura. Anche negli abiti, nelle parole, nelle polemiche. Mai banale. Senza rancore, senza cattiveria. Con quel senso dell’assurdo coltivato per una vita: la capacità di vedere l’incongruenza dove gli altri vedevano solo l’evento.

Amedeo Di Sora da oggi non scriverà più: ha raggiunto anche lui quella Redazione nell’eternità piena dei grandi del giornalismo che hanno fatto grande il giornalismo su questo territorio. E con lui se ne va qualcosa che non si sostituisce: una voce, un’epoca, un modo di stare nel mondo che oggi quasi non esiste più.

L’abbonamento alla Circolare

Foto M. Tucci 1963

Aveva cominciato da ragazzino: “un privilegiato” raccontava. Mentre gli altri corrispondenti delle testate nazionali dovevano fare il giro a piedi tra il Posto di Polizia dell’ospedale Umberto I, la caserma del Comando Provinciale dei Carabinieri, la Questura ed il comando della Finanza, a lui Il Tempo aveva passato l’abbonamento per la circolare. Ma il suo non era un privilegio: il giornale aveva investito sulla sua penna, a Roma avevano capito che farlo camminare a piedi sarebbe stato uno spreco di tempo, impiegato meglio se lo avesse trascorso a scrivere. Così fu.

Delitti, crisi politiche, opere pubbliche, ascese e cadute, stelle e stagni di una città. Frosinone vista da dentro, con quella doppia lente di chi ama una città ossessivamente e non le perdona nulla.

Il Corriere di Frosinone

Amedeo Di Sora

A lui si deve Il Corriere di Frosinone, esperienza dimenticata da molti: primo giornale locale per Frosinone e provincia fondato quando Giuseppe Ciarrapico non aveva ancora compiuto il celebre viaggio a New York vedendo che gli abitanti del quartiere prendevano il giornale da una bacheca aperta e lasciavano i soldi, senza che nessuno rubasse né il primo né i secondi. Amedeo aveva scoperto il peso dell’informazione locale molto prima.

Poi arrivò la stagione del calcio: croce e delizia, passione assoluta. Raccontò le epopee canarine dalle pagine del Corriere dello Sport. Autorevolezza assoluta, il tifo occultato con abilità e mestiere.

Gli anni non lo avevano addolcito: lo avevano reso più aspro. Ossessivamente innamorato di Frosinone, l’estero per lui cominciava subito dopo il cartello del centro urbano, Ceccano era uno Stato confinante. Ma aveva una visione del mondo ampia come pochi, una capacità di leggere le persone e le situazioni che tanti gli invidiavano in silenzio.

Fu lui a custodire il dialetto frusinate, a realizzare il vocabolario ragionato sulla lingua antica di Frosinone. Ci mise la stessa determinazione con cui altri difendono le lingue antiche: non per nostalgia, ma per convinzione che in quella lingua fosse custodita un’identità che valeva la pena salvare. Il vocabolario ragionato sulla lingua di Frosinone resta lì, come testamento di un affetto che travestiva da filologia.

La Uespa

Colto, raffinato, poliedrico, ma amante della vita che viveva a morsi staccati con avidità, segnando il suo passaggio con quella voce baritonale che ne distingueva il timbro ad ogni diretta ed ogni apparizione in tv.

La Uespa è stata la summa di tutto ciò che Amedeo era: colto, irriverente, mai sguaiato, elegante, appassionato del bel mondo e delle belle donne. Se non fosse stato malato della pigrizia endemica in ogni giornalista sarebbe andato a svernare a Montecarlo: la sua dimensione ma con un difetto, non assomigliava a Frosinone. La Uespa è la pubblicazione satirica annuale, ereditata dal nonno e tenuta in vita con passione: pungicate ad ogni pagina, ma era peggio se non evnivi citato perché significava che non contavi.

Il sindaco Riccardo Mastrangeli lo ha salutato dicendo: «Con lui se ne va non soltanto un grande professionista, ma soprattutto un uomo che ha saputo lasciare un segno umano indelebile in intere generazioni».

Il vero problema è salutare Amedeo. C’è il rischio di intingere sbrigativamente la penna all’inchiostro della banalità. Sarebbe capace di alzarsi un’ultima volta, stracciare il pezzo e riscriverlo. Come sarebbe piaciuto a lui. Originale.