L’ex dirigente del DIS Marco Mancini presenta ad Alatri il libro Le regole del gioco, offrendo uno sguardo dall’interno su decenni di storia italiana tra intelligence, terrorismo e scenari internazionali. Un evento organizzato dall’associazione Radici che porta in città una voce rara, capace di leggere passato e presente con competenza e profondità.
La differenza è sottile. Ma decisiva. Si può conoscere la storia, anche molto bene. Ma non la si conoscerà mai quanto chi l’ha vissuta dall’interno, nei corridoi dove le decisioni si prendono nell’ombra, dove le parole non vengono mai messe a verbale e dove l’errore può costare vite umane. Marco Mancini, nella storia e nei suoi incroci più recenti, c’è stato dentro: quegli incroci in parte li ha costruiti ed in parte li ha governati Ed è per questo che la sua venuta ad Alatri non è un evento culturale come gli altri.
Mancini è stato tra i più alti dirigenti del DIS — il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza — e responsabile del controspionaggio italiano. Prima ancora, carabiniere nella sezione speciale anticrimine fondata dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, in quegli anni di piombo in cui lo Stato imparava a combattere le Brigate Rosse e il terrorismo nero senza avere ancora le armi per farlo. Una scuola durissima, nella quale chi sbagliava non aveva una seconda possibilità.

Il libro che presenta — «Le regole del gioco», moderato dal giornalista Francesco Boezi — è qualcosa di più di un’autobiografia professionale. È una ricostruzione di mezzo secolo di storia italiana attraverso storie mai raccontate ufficialmente. Storie che non hanno trovato spazio nei libri di testo perché si svolgevano nei piani interrati dei palazzi del potere, nelle operazioni di cui non si parla, nelle trattative di cui non resta traccia.
L’11 settembre italiano che non ci fu
Tra gli episodi al centro del libro, uno in particolare merita attenzione: lo sventato attentato all’ambasciata italiana di Beirut. Un’operazione terroristica che — se fosse riuscita — avrebbe cambiato la storia recente d’Italia con la stessa violenza con cui le Torri Gemelle cambiarono quella americana. Mancini e un gruppo di colleghi arrestarono i responsabili prima che potessero agire. Non ne sapemmo quasi nulla. È il paradosso delle operazioni riuscite: non fanno notizia precisamente perché hanno funzionato.

C’è poi la questione dell’autogrill — quell’incontro con Matteo Renzi che di tanto in tanto riemerge nelle cronache con la forza di un caso irrisolto. Su questo, Mancini non può andare oltre un certo limite: il segreto di Stato è segreto di Stato, e chi lo viola paga conseguenze reali. Ma la sola presenza del tema nel libro dice qualcosa: che ci sono parti della storia recente italiana che aspettano ancora di essere scritte per intero.
L’uomo che prevede il futuro
Quello che rende Mancini un ospite davvero raro non è solo il passato che porta con sé. È la capacità — dimostrata ancora recentemente — di leggere il presente con un’esattezza che lascia senza parole. Circa un mese prima che diventasse notizia ufficiale, Mancini aveva rivelato in un’intervista ad Aldo Torchiaro del Riformista che Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema iraniana e indicato come possibile successore, era gravemente ferito. Un’informazione che le agenzie di stampa avrebbero confermato settimane dopo.
Non è chiaroveggenza. È la capacità di chi ha costruito per decenni reti di analisi e di intelligence di leggere i segnali deboli che anticipano gli eventi. In un momento in cui il Medio Oriente brucia e il mondo guarda senza capire, avere in sala qualcuno che capisce davvero è qualcosa che vale il viaggio.
L’occasione e chi la organizza

L’evento si terrà venerdì alle ore 18 ad Alatri con i saluti istituzionali del sindaco Maurizio Cianfrocca e degli assessori Sandro Titoni e Simona Pelorossi, oltre che del consigliere comunale Giuseppe Pizzuti. A organizzarlo — con il patrocinio del Comune e dell’assessorato alle politiche giovanili — è l’associazione Radici, che con questo appuntamento raggiunge il traguardo del 101esimo evento dalla sua fondazione. Un numero che racconta una storia di tenacia culturale in un territorio che non si accontenta di essere periferia.
Portare Marco Mancini ad Alatri è esattamente il tipo di scelta che distingue chi fa cultura da chi organizza eventi. Non il personaggio noto per la notorietà in sé, ma il testimone di qualcosa che conta — di una storia che appartiene a tutti gli italiani, anche a quelli che non l’hanno mai saputa.
Le regole del gioco. Il titolo dice già tutto. E vale la pena venire ad ascoltare da chi quelle regole le ha scritte.



