Ad Anagni l’associazione Libero Sorriso celebra due anni di impegno accanto alle donne vittime di violenza. Tra testimonianze, teatro e interventi delle istituzioni, emerge un messaggio forte: uscire dall’incubo è possibile, e nessuna donna deve farlo da sola.
Non è amore se ti picchia. Non è amore se abusa di te. Nemmeno è amore se ti riduce a una larva, incapace di vivere, di pensare, di sperare da sola. Ci vuole un coraggio immenso per ammetterlo. Ci vuole un coraggio ancora più grande per denunciare, per non nascondere le violenze, le botte, le minacce.
Per smettere di fingere che vada tutto bene, spesso per paura, per vergogna, o per l’ossessione di apparire “perfetti” agli occhi di parenti e conoscenti. Ma poi, il velo cade, il colpo diventa insopportabile, la violenza più insistente, e il limite viene varcato, rendendo la situazione irrimediabile.
L’impegno dell’associazione “Libero Sorriso”

Di tutto questo si è parlato ad Anagni sabato sera, in occasione di un evento nato per celebrare il secondo anniversario dell’associazione Libero Sorriso, nata proprio per aiutare le donne vittime di violenza. Fondata due anni fa grazie al coraggio e alla passione di otto donne, l’associazione si è data un compito fondamentale: aiutare altre donne a vincere la paura, a fuggire da una vita non voluta, lontane da un uomo che è diventato troppe volte un tiranno. Molte donne restano intrappolate per paura, per la vergogna, o per il desiderio di proteggere i figli. Spesso, pensano che non ci sia via d’uscita. (Leggi qui: Storie di donne che hanno ritrovato un… Libero Sorriso).
Invece, una via d’uscita esiste. Parte da un numero di telefono, un contatto con le amiche di Libero Sorriso, che offrono riparo, assistenza, e soprattutto tempo e ascolto. Perché la violenza non ferisce solo la carne ma l’anima, portando le donne a convincersi di essere inutili, incapaci, irrilevanti. Libero Sorriso ha voluto affermare che nessuna donna è irrilevante, se si convince di valere almeno la gioia di un sorriso ritrovato.
“Foglie Morte” e la sfida del capitano Dell’Otto

L’evento, ospitato nel suggestivo Palazzo Bonifacio VIII, ha avuto come momento centrale lo spettacolo “Foglie Morte“, portato in scena in collaborazione con le amiche di Libero Sorriso. Un atto unico, scritto da Simona Gamberini e Simonetta Murruzzu, introdotto da un contributo di Roberta Bruzzone, che ha visto sul palco Marica Cotognini, Maria Carla Generali e Marina Benedetti.
Tre storie di violenza; sessuale, fisica, psicologica. Prima dello spettacolo, un dibattito pubblico, con la partecipazione del capitano Alessandro Dell’Otto, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Anagni, e di Sandra Tagliaboschi, voce e anima dell’associazione Libero Sorriso. Il comandante ha sottolineato come l’Arma si stia sempre più attrezzando con leggi e strumenti specifici per un intervento più attivo e pronto contro questo fenomeno subdolo. Che, ha detto il comandante: “Non si può vincere da soli, c’è bisogno dell’aiuto di tutti”.
Il bilancio della Tagliaboschi e la storia di Monica

Sandra Tagliaboschi ha fatto il bilancio dei due anni dell’associazione. “Le donne che si sono rivolte a noi – ha detto – ci hanno dato molto più di quanto noi abbiamo dato loro, in termini di amore, di affetto, di stima e gratitudine”. La Tagliaboschi ha ricordato le tante storie di donne che si sono rivolte a Libero Sorriso, e che sono riuscite a cambiare vita. Ed anche i casi di donne che non hanno voluto, o forse non ne hanno avuto il coraggio, cambiare.
Il momento più toccante della serata è stata, alla fine, la lettera letta da Monica Ward. Che ha dato voce ed anima alla storia di Monica. Un racconto di fragilità e solitudine, di una delle donne che si è rivolta a Libero Sorriso per cercare la libertà da quello che riteneva fosse amore e invece le faceva visere un’esistenza di percosse. Quella donna, oggi, è finalmente libera e sorride. Perché come ha detto alla fine il direttore Alessio Porcu che ha moderato il dibattito: “Non dovete smettere mai di portare il vostro sorriso”.



