Bendinelli, il calzolaio fiero che non ha mai mollato

Cambia il mondo, cambiano le scarpe, ma non cambia la voglia di Luigi Bendinelli di fare delle scarpe il centro della sua vita. Scarpe 'notturne' e ciocie per una terra che ha ancora molta strada da percorrere

Marco Stanzione
Marco Stanzione

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Estinti. Come le tigri dai denti a sciabola o i mamut. Di alcuni sono rimasti solo pochi esemplari, aggrappati alla sopravvivenza con la forza della passione. E dell’ostinazione. Gli antichi mestieri si dissolvono e spariscono insieme alle epoche in cui si sono sviluppati: come i piattai capaci di riparare porcellane e ceramiche senza usare colle; i liutai in grado di intagliare chitarre e mandolini; pochi conoscono il ruolo dei calligrafi. Ci sono poi i testardi, quelli che non mollano, quelli che nel 2020 ancora possono affermare “sono settant’anni che faccio questo mestiere!“. Ad Aquino c’è ancora una bottega dove Luigi “Giggino” Bendinelli fa il calzolaio.

La saracinesca è aperta tutti i giorni e da quello che posso vedere ci sono tante scarpe moderne “in cura” da lui: «È un mestiere che va bene sempre. Ho iniziato alle Elementari e non ho mai smesso. E anche al giorno d’oggi la gente porta qui le scarpe. Certo, nell’ultimo anno il lavoro è un po’ diminuito a causa della pandemia. La gente prima di uscire di casa ci pensa due volte!».

Cambia il tempo, cambia la scarpa

Luigi Bendinelli

Pungente saggezza e mani abilissime, Giggino ha attraversato decenni di mode e tendenze. Con il modo di indossare le scarpe che è molto cambiato nel tempo. «Negli anni passati venivano molte persone a chiedere  le scarpe su misura. Facevo la forma per la scarpa e la conservavo con nome e cognome per utilizzarla una seconda volta. Ne ho avute quasi duecento appese sulle pareti, molte poi ho dovuto toglierle».

Oggi le scarpe sono al passo con i tempi secondo Giggino. Molte sono usa e getta, fatte per essere economiche e durare di meno, le mode cambiano in fretta. Ma il modo di lavorare è invece migliorato.

«Il lavoro è cambiato negli anni, è migliorato nello stile e nelle rifiniture. I clienti sono molto esigenti, vogliono meticolosità e precisione. Gli strumenti che uso sono gli stessi da anni solo che oggi utilizzo molto di più le macchine. Prima c’era più manualità, tanta carta vetro e tante ore a cucire, a martellare e rifinire»

Due generazioni e il calzolaio notturno 

Luigi Bendinelli

Guardare Giggino lavorare è un vero toccasana per gli occhi, mentre racconta la sua storia continua a rifinire un paio di stivali: martella, cuce, ripara.

«Per anni ho aiutato mio figlio nella bottega a Sora, sono contento che lui faccia il calzolaio come me ma non l’ho mai obbligato. Fin da bambino passava le ore con me ad aiutarmi. All’inizio per gioco, con il martello si divertiva a fissare dei chiodi. Ha imparato nel tempo, poi dopo il diploma di geometra ha deciso di intraprendere il percorso da artigiano come me».

Tiziano apre una bottega a Sora e Giggino lo aiuta, soprattutto nelle ore notturne: «Erano anni in cui c’era parecchio lavoro. Quando andavo da mio figlio a Sora passavo lì giornate intere, a volte finivo di lavorare all’alba. E infatti a Sora mi chiamavano il calzolaio notturno!» 

La Ciocia… In diversi stili!

Tratto distintivo del territorio, calzare storico della provincia di Frosinone, simbolo di una popolazione che ne ha adottato il nome. Appese nella bottega di Bendinelli ce ne sono diverse paia: le Ciocie. Lui ne ha fatte parecchie e ancora le fa.

Sebbene cadute in disuso si utilizzano ancora per mostre, rievocazioni storiche, insomma per puro scopo folkloristico. Ma ci sono ancora persone che le chiedono. «Le Ciocie si facevano in tutto il territorio, qui ad Aquino, a Pontecorvo, a Frosinone. Ma non erano tutte uguali».

Luigi Bendinelli

«Non lo erano perché per esempio da Atina in su, verso i paesi di montagna si facevano con la punta più lunga e ricurva verso l’alto. Questo per attraversare meglio i sentieri di montagna. Qui in pianura erano con punta più corta. Anche i materiali erano diversi. Io le facevo con il cuoio mentre per esempio in Abruzzo si facevano con la pelle di capra, molto più morbide»

Insomma anche la Ciocia aveva i suoi “modelli”, ma non sapevo però che c’era un calzario simile anche in Romania: «Si, più o meno simile. Quando qualche rumeno entra qui mi dice che quelle scarpe le avevano anche i loro nonni!». 

Proprio vero dunque che le antiche tradizioni non smettono di insegnare. La bottega di Giggino Bendinelli è sempre lì da decenni, a lato del municipio di Aquino, pochi metri quadrati di vita vissuta, di fatica e sacrificio. Ma anche di storie da raccontare. 

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