Un giornalista che ha fatto di una biografia un testo teatrale. Un musicista che nel 2000 ha messo in musica il Cantico delle Creature. E nel mezzo, la storia di un giovane nobile che ha scelto la povertà come compagna di vita diventando il primo grande italiano di ogni tempo.
C’era il racconto. Il racconto commovente di un uomo che non ha avuto paura di abbandonare tutto per abbracciare quello in cui credeva. Che ha voluto dedicare tutta la sua esistenza a una donna idealizzata, la povertà, che tutti avevano sempre disprezzato. E che invece lui ha scelto come compagna della propria esistenza. Diventando, per parole, opinioni ed opere, il primo grande italiano di ogni tempo.
C’era un giornalista che ha voluto raccogliere quella storia e farne un messaggio universale. Per dire a tutti una cosa molto semplice: che, non fosse altro per il fatto di averlo avuto qui, in mezzo a noi, spesso limitandoci ad ammirarlo senza capirlo veramente, dovremmo essere orgogliosi di essere italiani.
E c’era un musicista (no, meglio, un artista, un cantastorie fuori dal tempo) che, a un certo punto della sua storia personale, si è innamorato delle parole di un uomo che è diventato un santo dopo aver chiesto a tutti di provare ad essere più buoni.
Sta tutta in questi elementi la magia della serata più bella del Festival del teatro medievale di Anagni: quella che venerdì sera è stata dedicata alla figura di San Francesco.
Cazzullo e la lectio magistralis: non un’agiografia

Sul palco due artisti di primo ordine. Aldo Cazzullo, firma di punta del Corriere della Sera e autore di una vendutissima biografia del santo di Assisi, ha portato in scena un testo teatrale che è al tempo stesso una lectio magistralis: un’ora e mezza di viaggio nel tempo di Francesco. Non un’agiografia, non il santino del matto che parlava agli animali ma una vera biografia. Per spiegare il miracolo di un giovane nobile che a un certo punto sceglie la radicalità della povertà, della rinuncia alle cose come veicolo di libertà. Perché, allora come adesso, spesso le cose sono vincoli — e rinunciarvi rende più leggeri.
Cazzullo ha ripercorso i momenti salienti della vita di Francesco: il momento della rinuncia, in cui il giovane nobile diventa povero abbandonando ogni cosa, anche i propri vestiti, per scegliere la strada dell’allegra miseria; il coraggio del giovane entusiasta che va dal papa anagnino Innocenzo III per chiedergli il permesso di creare una sua regola, perché il suo scopo non era distruggere la Chiesa, ma salvarla; il viaggio in Terra Santa, per convertire gli arabi; gli anni della grandezza, quelli del dubbio, quelli della malattia e della sofferenza. Una sofferenza da accettare come ogni altra cosa, anzi di più: «si cresce accettando il dolore e superandolo».
Il dono più grande: la lingua, la poesia, l’umanesimo

Poi gli anni dell’invenzione del presepe e della Porziuncola. Le stimmate. La scelta di essere sepolto nella terra, nuda come lo era stato Francesco per tutta la vita.
Ma il dono più grande di Francesco, ha sottolineato un commosso Cazzullo, è quello di averci dato, insieme a una visione del mondo, una lingua, una poesia, l’idea primigenia di quello che sarebbe diventato l’umanesimo: «il dono più grande che l’Italia ha fatto al mondo». La convinzione che non si debba essere cattivi ma buoni, lieti e non seriosi; che si possa vivere in armonia con la natura. Un santo ma anche un uomo. Non inimitabile, ma al quale possiamo e dobbiamo guardare — per cercare di essere, ogni giorno, migliori.
Branduardi: le parole di Francesco in musica

Accanto a Cazzullo c’era Angelo Branduardi. Che nel 2000 ha avuto un’intuizione geniale: prendere le parole che Francesco aveva creato e metterle in musica. Sono nati così capolavori come la melodia che accompagna Il cantico delle creature e quella che accarezza il Canto XI del Paradiso, quello in cui Dante parla di Francesco.
La magia di due artisti che si completano
Decisamente un bello spettacolo, in cui due uomini di cultura dalle radici profondamente diverse si sono completati. Ciascuno con i suoi tempi: Cazzullo è stato magistrale nel gestire i tempi ed i modi della narrazione, tracciando un andamento dialogante, molto colloquiale, rendendo così accessibile a tutti la grandezza di un santo che è per larga parte icona e poco conosciuto nella sua realtà spirituale e nella profondità del messaggio. Nella piazza di Anagni, grazie ad Aldo Cazzullo il messaggio di Francesco è diventato fruibile, attualizzato in maniera molto consistente, con riferimenti alla politica di oggi che dovrebbe imparare molto dal Santo di Assisi.

Straordinari i tempi musicali del maestro Angelo Branduardi che l’ha accompagnato sia con testi tratti dall‘infinitamente piccolo il lavoro dedicato a Francesco nel 2000, sia con altre musiche originali.
La bellezza della serata non è stata né nella presenza di Cazzullo né in quella di Branduardi: è stata nella capacità di entrambi di completare l’uno la bravura dell’altro. Capaci di spendere la loro arte per raccontarci di un uomo fragile e gentile che è stato capace di sognare. E che, a ottocento anni di distanza, continua a sognarci.



