Giuseppe Cesari, l’artista con sangue arpinate (di F. Dumano)

La figura di Giuseppe Cesari, noto come il Cavalier D'Arpino, pittore del 1600, analizzata in un convegno nella città che gli diede i natali.

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Per festeggiare l’apertura della nuova sede, l’associazione culturale Aquila Romana, in occasione del suo compleanno,  (è nata, infatti, il 25 novembre del 1995) ha scelto una conferenza sul pittore Giuseppe Cesari, il Cavalier D’Arpino, uno dei figli noti della città, ma spesso dimenticato, oscurato.

Il presidente  Maurizio Corsetti si è affidato ad una giovane storica dell’arte Elena Gradini, nelle cui vene scorre sangue arpinate. La cornice dell’ evento è stata la sala del palazzo  Boncompagni, in piazza Municipio.

A battezzare l’iniziativa sono stati il sindaco di Arpino, Renato Rea ed il presidente della XV Comunità Montana, Gianluca Quadrini. con l’assessora alla Cultura, Rachele Martino. Ancora una volta, hanno dimostrato che non sono quelli della toccata e fuga.

La Gradini, guida efficientissima, ha organizzato la sua conferenza come un viaggio, conducendo per mano l’ascoltatore interessato tra le opere del  Cavalier D’Arpino, partendo dalla città natale dalla bottega del padre.

Abbiamo seguito le luci e le ombre dell’artista in giro non solo per Roma, ma nel resto del mondo dove sono le opere del maestro, per tornare poi ad Arpino, che vanta un incredibile patrimonio sia pubblico che privato.

Un patrimonio, quello lasciato dal Cavalier D’ Arpino, che andrebbe tuttavia ulteriormente valorizzato. Una tiratina alle orecchie forse andrebbe fatta anche agli insegnati d’Arte a cui spetta sensibilizzare i giovani studenti su tali contenuti.

La lezione della Gradini, piena di riferimenti alle fonti del suo studio, andrebbe pubblicata. Un viaggio interessante che ha coinvolto la Roma dei Papi, la Controriforma, gli artisti del tempo.

A conclusione del suo intervento si è avvertita l’impronta forte del «suo sangue arpinate»; anche il Cavalier d’Arpino, come lo stesso  Cicerone, è tornato ad Arpino. Perché tutti tornano, prima o poi ad Arpino.

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