Saviotti, esule della cultura celebrato a Lisbona e dimenticato in Ciociaria (CulturE)

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Famosissimo in Portallo, a Lisbona. Quasi dimenticato in Italia. Anche ad Arpino, la sua città natale. E’ il triste destino di Gino Saviotti, personaggio notissimo nelle riviste italiane culturali degli Anni 30, noto ancora oggi a Lisbona per il suo lavoro di innovazione teatrale.

Vinse il Premio Viareggio nel 1934 con un romanzo particolare ”Mezzo matto”. Il protagonista è un popolano che vuole diventare un artista professionista, per innalzarsi al rango di intellettuale di professione.

A riaccendere l’attenzione sul Saviotti è stato una sera Luigi Vacana, il presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone. «Ma tu lo conosci?» domandò tirando fuori uno studio di Aureliana Strulato sul Saviotti. Nella biblioteca della bisnonna trovo ”I Dolci Inganni” , segno che al tempo era conosciuto.

Nato ad Arpino nel 1891, perché suo padre al tempo insegnava nel prestigioso liceo classico, cresce quindi in un ambiente culturale, ma anche caratterizzato da un’ impronta mazziniana, anarchico garibaldina. Segue i trasferimenti del padre, approda a Livorno dove frequenta i macchiaioli. Si sposa giovanissimo con Lina Guerrieri, un’altra donna a cui va tolta la polvere della dimenticanza, finita in soffitta.

La guerra a cui partecipa lo segna. Non a caso prende le distanze dai futuristi «che si sono messi l’ elmetto per restare a galla, correndo a tirare le bombe». Prende le distanze dai rondisti anche, ma è anche contro la letteratura dei letterati, rivalutando la figura del Carducci, riconoscendogli il ruolo di purificatore della lingua.

Nel 1939 si trasferisce a Lisbona, dove svolge l’attività di direttore dell’Istituto Culturale Italiano. Lo gestisce in un periodo difficile: il Portogallo attraversa una fase di isolamento. Soprattutto, di lì a poco l’Italia entra in guerra. Saviotti, uomo di teatro, si ritrova nel delicato compito di governare l’Istituto di un Paese belligerante, nel contesto della dichiarata neutralità portoghese. Ci riesce a pieno: la rivista Estudos Italianos è, in quegli anni, un punto di incontro culturale.

Nella sede dell’Istituto di Cultura Italiano a Lisbona, al secondo piano, c’è ancora oggi un piccolo teatro dedicato a lui. In quel teatro, con la sua regia, andarono in scena numerose pieces teatrali. Soprattutto di matrice “essenzialista”. testi di autori portoghesi ed italiani: come Vittorio Alfieri,Carlo Gozzi, Gil Vicente, Carlos Montanha, José de Almada Negreiros, Luiz Francisco Rebello.

Aureliana Strulato, nel suo Studi Novecenteschi, lo indica come «Uno dei protagonisti del mondo letterario d’allora». Nella sua rivista L’Indice aveva collaborato Ezra Pound.

Chi lo ha conosciuto ne parla come di un esule volontario dall’Italia. Senza però rimpianti. Proprio la Strulato riferisce «Né metà di un’esistenza. generosamente là spesa tra teatro e insegnamento, aveva lasciato spazio a nostalgie o rimpianti per l’attività interrotta in Italia; ma per chi gli chiedeva notizie di quel periodo, ricostruiva, ancora ultraottantenne, luoghi, incontri ed esperienze, con una forza travolgente».

Tra quei luoghi che raccontava con forza travolgente c’era la sua Arpino.

Spolverando nelle soffitte è possibile trovare suoi romanzi, i suoi numerosi articoli sulle prestigiose riviste letterarie. L’auspicio è che anche nella sua città natale venga fatta quella stessa ricerca, per scuotere la polvere dal nome di Gino Saviotti. Affinché venga finalmente inserito tra i grandi protagonisti, dedicandogli iniziative.

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