Il Dieciminuti Film Festival compie 20 anni e torna dal 22 al 27 settembre al Dream Cinema di Frosinone. Tema: “Connessioni”. Tra corti, politica culturale e memoria civile, un laboratorio di idee che chiede anche la riapertura dell’Antares.
Vent’anni non sono un traguardo qualunque. Sono il segno di una storia che resiste, che cresce, che cambia pelle ma non smette mai di guardare avanti. Il Dieciminuti Film Festival torna dal 22 al 27 settembre al Dream Cinema di Frosinone, per un’edizione che sa di maturità e di nuove sfide. Tema scelto: “Connessioni”. Parola chiave di un tempo in cui fili invisibili tengono insieme persone, città, mondi.
La locandina di quest’anno è chiara: il DFF è una rete che unisce, che regge come un’impalcatura invisibile costruita in vent’anni di sogni, cortometraggi, dibattiti e volti che sono passati sullo schermo e in sala. Un festival che non è più solo un evento culturale, ma una vera infrastruttura sociale e politica del territorio.
Il programma: cinema, memoria e geopolitica

Sei giorni di proiezioni, incontri e testimonianze che raccontano un mondo in dieci minuti.
Lunedì 22 settembre si apre con i corti in concorso e con l’incontro dedicato a Claudius Pratsch e all’esperienza dei piccoli borghi europei. In serata il focus più politico: Palestina Libera, con Yousef Salman. La cultura che incrocia la geopolitica.
Martedì 23 settembre il festival torna a Ceccano, all’ex Centro Meccanografico di via Casette, per festeggiare i 20 anni del DFF con il documentario “La generazione di un festival” di Graziano Molinari. Poi di nuovo cinema e un incontro con Adriano Natale, autore del doc “Tre minuti, la storia di Silvia Ruotolo”.

Mercoledì 24 settembre tocca ad Andrea Rampini e alla sua “Incredibile storia di Paolo Riva”. Giovedì 25 settembre l’appuntamento è con Veronika Pokoptceva e il racconto della ballerina Elisa Carrillo Cabrera.
Venerdì 26 settembre il dibattito si sposta sull’intelligenza artificiale: “Di cosa parliamo quando parliamo di AI?”. Una domanda che non è solo tecnica, ma politica. In serata l’incontro con Midia Kiasat e il collettivo Animarap.
Sabato 27 settembre gran finale: concerto di apertura a cura del Collettivo Jazz Lab, la sezione Visti da Vicino, gli incontri con Lorenzo Fabian Cerroni e la Dieciminuti Academy, prima della cerimonia di premiazione.
Le “connessioni” di un territorio

Non è solo cinema. Il DFF è la dimostrazione di come un festival riesca a fare politica culturale senza sembrare politico. Porta in sala le domande del presente – dall’acqua pubblica all’intelligenza artificiale, dalla Palestina alla memoria civile – e le trasforma in racconti brevi, in immagini che restano.
Le istituzioni ci sono: Ministero della Cultura, Regione Lazio, Provincia e Comune di Frosinone, Comune di Ceccano. Ma il motore resta sempre lo stesso: la squadra di Indiegesta che si reinventa a ogni edizione.
L’Antares chiuso, le critiche aperte
Negli anni, al Dieciminuti Film Festival non sono mancate le polemiche. La più rumorosa riguardava lo spostamento a Frosinone: un festival nato a Ceccano, che per tanti ceccanesi era “roba nostra”, costretto a traslocare perché in città mancava uno spazio degno. Le accuse si rivolgevano alla precedente amministrazione, colpevole di aver chiuso il Teatro Antares, lasciando la comunità senza una casa per il cinema e la cultura.

Va ricordato che il DFF, sostenuto anche da contributi pubblici di enti e istituzioni, negli anni ha potuto crescere e consolidarsi. E proprio per questo le critiche non erano mai rivolte all’organizzazione, quanto alla politica locale: com’è possibile finanziare un evento nato a Ceccano e poi costringerlo a svolgersi altrove?
Oggi, però, la scena è cambiata: a sedere tra i banchi della Giunta c’è Alessandro Ciotoli, direttore artistico del festival e ora assessore alla Cultura. Il destino ha chiuso il cerchio: toccherà proprio a lui, insieme al sindaco Andrea Querqui, dare una risposta. Non bastano più i festival e le celebrazioni: serve riaprire il Cinema Teatro Antares. Le critiche del passato sono ancora lì, e oggi la palla – oltre le polemiche – passa a Ciotoli e all’amministrazione Querqui. È anche da quella riapertura che passa il vero segnale culturale alla città, il metro con cui i cittadini misureranno la credibilità dell’amministrazione.
Non solo corti, ma un laboratorio di futuro

Alla fine, il Dieciminuti non è solo una rassegna di cortometraggi. È un laboratorio permanente dove giovani registi, studenti, professionisti e cittadini si incontrano, discutono, litigano e crescono. Una piazza di idee che da vent’anni trasforma Frosinone è Ceccano in capitali del cinema breve.
E quest’anno più che mai il messaggio è chiaro: le connessioni non sono fili invisibili, ma radici che legano il festival alla sua terra. Una rete che continua a crescere, a resistere e a raccontare storie che – dieci minuti alla volta – hanno imparato a parlare al mondo.



