Donne maschiliste? Ma mi faccia il piacere…

di M. CRISTINA TUBARO
Giornalista e Blogger 

 

 

Su Facebook circola un video che si intitola “10 atteggiamenti maschilisti tipici delle donne”.

Secondo l’autore, ecco i dieci atteggiamenti maschilisti tipici delle donne.

 

1. Accettare che un uomo ti ceda il posto solo perché sei donna

Si, volentieri.

Punto primo, perché se dovesse capitarci la rara fortuna di incontrare un uomo che conserva un po’ di galanteria, non vorremmo proprio mortificarlo, ma, anzi, vorremmo farlo proteggere dal WWF, trattandosi di specie in via di estinzione.

Punto secondo. Perché forse veniamo da una giornata in cui abbiamo lavorato, fatto la spesa, ripreso i figli a scuola, assistito la suocera malata, pagato una bolletta. Arriveremo a casa e forse non avremo nessuno a cui chiedere, dal profondo del divano, cosa c’è per cena. Ci saranno invece ancora i residui del pranzo in tavola, la cena da preparare e il pranzo di domani da imbastire. I bambini da mettere al letto, qualche camicia da stirare, la cucina da pulire, la lavatrice da programmare. Magari abbiamo pure il ciclo, con le gambe gonfie e le caviglie che scoppiano. Quindi, se, ad esempio, nel tragitto lavoro-casa un uomo vorrà cederci il posto sull’autobus, noi sì, lo accetteremo volentieri, e quella piccola galanteria ci riconcilierà con il mondo maschile e ci consentirà di raccogliere calzini sporchi sparpagliati sotto al letto senza borbottare troppo.

 

2. Credere che debbano essere sempre gli uomini a pagare il conto

No, infatti, non lo crediamo. Fermo restando la tutela della galanteria, crediamo che i conti vadano pagati (tutti: bollette, ristorante, spesa) in proporzione alla propria capacità di lavoro e di guadagno. Ma è anche vero che a volte pagare la cena al ristorante vi da quel senso di potere, di soddisfazione, di padronanza della situazione che ci fa un po’ tenerezza. E allora, se volete, pagatelo ‘sto conto, che domani la spesa la paghiamo noi e siamo pari, palla al centro. Solo che magari noi vi abbiamo detto grazie per la cena, voi aprendo il frigo avete chiesto come mai è finita la birra.

 

3. Giudicare le altre donne in base a come si vestono

Non solo le donne, anche gli uomini. Perché l’abito “fa” il monaco, eccome. Sapersi vestire in maniera appropriata alle situazioni, ai contesti, alle persone, alle circostanze è parte del saper vivere con gli altri. L’abito che indossiamo dice molto di noi. L’apparenza non è tutto, certo che no, ma è il primo passo di conoscenza.

 

4. Pensare che la maternità sia una cosa che ti rende completa

Si, lo pensiamo, e vorremmo non vergognarcene. Non pensiamo che la maternità  sia un obbligo, ma pensiamo che vorremmo essere realmente libere di scegliere se avere o no dei figli, senza dover pesare tutte le conseguenze che la maternità avrebbe sul nostro lavoro e sulla nostra carriera, senza dover fronteggiare le domande indiscrete di chi ci chiede perché non abbiamo figli o perché ne abbiamo così tanti, senza dover rassicurare uomini immaturi sul fatto che avere un figlio e dover rinunciare all’uscita del sabato sera non equivale alla morte sociale, senza dover fronteggiare uomini che “pretendono” figli senza rendersi conto che quella pancia che cresce ci spaventa, che il pianto di un bambino ci trova a volte impreparate, che a volte pensiamo che vorremmo restare noi figlie per sempre e crescere ci fa un po’ paura

 

5. Giudicare la altre donne che vivono il sesso liberamente come fossero prostitute

No, non le giudichiamo, diciamo che vorremmo essere libere di avere un’idea del sesso un po’ più elevata e vorremmo essere libere di poterlo legare all’amore senza sentirci classificate come retrograde, sognatrici, principessine delle favole. E vorremmo essere libere di pensare che non sempre il sesso libero è poi così libero. E a volte è invece un sesso schiavo di regole, convenzioni e aspettative sociali, quelle sì, tutte maschili

 

6. Sostenere che le donne “non parlano di porcherie”!

Ne parlano, ne parlano. Molto spesso dietro c’è un riferimento all’amore, all’innamoramento, ai sentimenti, alle relazioni. E quando sono “solo porcherie” forse le donne hanno semplicemente messo da parte qualcosa di sé

 

7. Pensare di aver bisogno di un uomo per essere felice

Lavare la macchina, ammazzare ragni, attaccare un quadro al muro, aggiustare la caldaia, sostituire lampadine, svitare barattoli, costituire un caldo approdo nelle gelide sere di inverno. Se questo sono funzioni precipue dell’uomo, come pensare di poter essere felice senza?

 

8. Pensare che gli uomini siano bravi solo se aiutano in casa

Precisiamo. In casa ce la caviamo benissimo da sole. Ma se vi chiediamo una mano, a volte, non è semplicemente perché non ce la facciamo a far tutto, ma perché così ci testimoniate che condividete la nostra quotidianità, capite la fatica delle nostre giornate.

E soprattutto: la casa è di entrambi. Non è responsabilità di uno, mentre l’altro “aiuta”. Cucinare insieme, riordinare insieme, tenere pulito insieme significa anche lavorare insieme perché la casa sia un nido accogliente per entrambi e per gli amici.

 

9. Pensare di essere “facili” se prendiamo l’iniziativa con gli uomini

Vedi punti 5 e 6.

 

10. Ammettere l’idea che le donne siano il sesso debole

Trovatemi una donna che lo ammette.

 

Dieci punti pieni di stereotipi, a cui ho risposto con altrettanti stereotipi e un pizzico di esagerazione.

Dieci punti, però, che si spiegano solo se a scriverli è stato un uomo. Un uomo che vorrebbe donne che, fondamentalmente, non rompano le scatole con aspirazioni di maternità, con voglia di stabilità, che non chiedano collaborazione in casa ma che se la cavino da sole, che non si vogliano far pagare il conto, che tengano la casa in ordine e siano anche supersexy, che non pretendano il posto a sedere e loro possano stare tranquillamente sedutivsull’autobus che li sta portando dalla scrivania dell’ufficio al divano di casa; un uomo che vorrebbe donne disinibite, che quando dicono “ti devo parlare” sappiano parlare di “porcherie” e non “di noi”, di sentimenti, di futuro.

Sono stereotipi, certo. Ed esagerarli un po’ a volte ci aiuta, oltre che a sorridere, ad individuare il problema:  troppo spesso quella che cerchiamo non è parità, ma uguaglianza, un appiattimento che cancella quelle preziose differenze che ci fanno crescere e interrogare, che ci fanno innamorare, che ci fanno capire cosa significa amare sul serio.

La parità non è chiedere alle donne di diventare un po’ più uomini, ma è permettere alle donne di essere profondamente se stesse in qualunque ruolo, senza dover rinunciare ad essere mogli, madri, professioniste, casalinghe, donne in carriera, senza dover rinunciare ad un Amore con la A maiuscola, ad un lavoro che dia soddisfazioni, ad una famiglia, ad una carriera. E, magari, senza rinunciare a quel piccolo privilegio di accettare un posto in autobus, sorridendo con gratitudine. Perché più che di galanteria, si tratta di gentilezza, di attenzione all’altro, di generosità, tutte cose di cui il mondo ha davvero bisogno e che soprattutto le donne sono chiamate a custodire e a valorizzare.

PS:  e comunque ieri in autobus a Roma ho viaggiato in piedi.

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