Fernando Cerro e Camele: arte, fede e folklore

La leggenda di Camele, tra storia e realtà. Raccontata nelle opere di Fernando Cerro. Il figlio dell'Accademia di Frosinone che ha reso immortale il Papa Giovanni Paolo II che cammina

Marco Stanzione
Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Ci sono artisti che riescono, attraverso le proprie opere, a raccontare miti e leggende che si perdono nella notte dei tempi. Poi c’è la fede, che quando incontra l’arte è capace di creare un connubio che regala meraviglie. Si pensi al patrimonio artistico e culturale della nostra nazione, quanta arte ispirata alla fede ha consegnato grandi artisti alla memoria eterna? La risposta la sapete.

La fortuna dell’Italia è che questo succede anche nelle piccole realtà, siamo cresciuti guardando e masticando arte, ne siamo talmente assuefatti che spesso non diamo importanza a ciò che ci succede vicino. E succede che in Ciociaria ci sia un artista come Fernando Cerro che a soli 50 anni ha già consegnato opere significative a futura memoria.

Fernando, talento e tecnica 

Fernando Cerro, Riccardo Roscia ed il vescovo Luca Brandolini

È di Pontecorvo, Fernando ed ha un talento enorme ed è tutto “made in ciociaria”.

Ho frequentato l’accademia delle Belle Arti di Frosinone e sono rimasto qui nel mio paese, dove ho il laboratorio. Realizzo opere di pittura usando tecniche classiche ad olio ed acrilica, le sculture nascono da modelli di plastilina o di argilla poi successivamente rielaborate in uno stampo di materiale composito. In genere la plastilina, facile da modellare con piccoli arnesi, la uso per le sculture più piccole, mentre per quelle di grandi dimensioni uso l’argilla con una base metallica all’interno per sorreggere meglio la struttura“.

Proprio a Pontecorvo Fernando ha realizzato una statua alta circa quattro metri raffigurante Papa Giovanni Paolo II. Raffigura il Papa in cammino, perché “quello è stato il suo messaggio in vita, una statua in movimento, ispirata alle sculture barocche del 1600“.

Restando in provincia è di Cerro la realizzazione della porta santa della chiesa della Madonna di Canneto, su a Settefrati, lo stendardo raffigurante San Tommaso d’Aquino nel drappo del Palio della Contea di Aquino e le cannate proprio per la gara all’interno del Palio.

La Cannata è nata a Pontecorvo ed è un simbolo dell’intera ciociaria, quindi ho voluto dare loro quel tocco che le rendeva uniche all’epoca, qualche spennellata decorativa come facevano le donne ciociare quando le riempivano d’acqua e le trasportavano“. (Guarda qui alcune delle opere).

Il miracolo e la leggenda di Camele

La rappresentazione della battaglia di Camele con il diavolo

Scavare nel passato della propria cittadina ti porta a realizzare opere che si ispirano a personaggi realmente esistiti ma protagonisti di storie che sono sospese tra fede e leggenda. Come ad esempio la scultura raffigurante Giovanni Mele.

Giovanni Mele era un figlio di questa terra, un uomo semplice, un contadino“, racconta don Lucio Fusco, rettore del Santuario S. Giovanni Appare-Gaudo di Pontecorvo. “Nel 1136 circa, mentre Giovanni lavorava la terra nell’odierna zona di Melfi di Sotto venne tentato dal male, apparve nei pressi dell’altra sponda del fiume un personaggio strano che gli propose di attraversare il fiume in cambio di una cospicua somma di denaro. Giovanni era povero e si lasciò facilmente tentare; attraversando il fiume però rischiò di annegare, ed ecco che apparve Giovanni Battista a salvargli la vita e a riportarlo a riva. In cambio l’impegno era quello di costruire una chiesa proprio lì e di creare una comunità di preghiera“.

Ma Giovanni Mele era un semplice contadino, come poteva essere credibile raccontando quella storia? Come poteva San Grimoaldo, all’epoca parroco della Chiesa Madre di Pontecorvo, credere ad un emarginato? Ecco che… “Giovanni Battista apparve in sogno a Grimoaldo e gli preannunciò la visita di un contadino e che tutto ciò che lui avrebbe raccontato corrispondeva a verità“. 

Preghiera e folklore

La statua di ‘Camele’

Oggi la storia di Mele riecheggia tra le pareti del Santuario nei pressi del fiume Liri ed ogni anno si celebra quell’incontro con il diavolo con una piccola pantomima fatta con dei pupazzi in cartapesta, uno raffigurante Mele, l’altro il diavolo e poi entrambi vengono buttati nel fiume.

Una storia che ha varcato non solo i confini del tempo, ma anche quelli territoriali: “La cosa che mi stupisce – continua Don Lucio – è che vengono persone da fuori regione o anche straniere che sanno la storia, che vogliono vedere la statua realizzata da Fernando Cerro e che mi chiedono di confessarsi prima di recarsi vicino le rive del fiume, nel luogo sacro“. 

Le piccole realtà nascondono tesori inimmaginabili, scrigni pieni di secoli tramandati e donati a noi, basta andarli a cercare…e sono tutti dietro l’angolo, qualsiasi angolo.