Prima di Natale Sora accoglie il procuratore Nicola Gratteri per un incontro che va oltre la presentazione di un libro. Un messaggio forte ai giovani: conoscere le mafie è il primo passo per difendere la vita e la legalità.
Ci sono incontri che non servono a riempire una sala ma a svuotare le illusioni. A togliere di mezzo le scorciatoie, le zone grigie, le parole comode. A Sora, alla vigilia di Natale, la legalità non è stata evocata come uno slogan ma chiamata per nome. Raccontata nei suoi costi, nelle sue ferite e nel suo valore più alto: la difesa della vita. Sora si regala un giorno speciale prima del Natale ospitando il Procuratore Nicola Gratteri sceso nella città volsca per presentare il suo ultimo lavoro.
Un momento di verità

”Non è stato un semplice evento culturale ma un potente momento di verità, di conoscenza e di educazione civile. Oggi è stata per la nostra comunità una giornata significativa”: sembra quasi commosso il sindaco Luca Di Stefano. Parla con orgoglio, traspare la sua ammirazione per il Procuratore di Napoli che ha trascorso sotto scorta la maggior parte della sua vita.
Il sindaco lo dice con chiarezza, “la presenza di Nicola Gratteri è una di quelle che lasciano il segno e aiutano a tracciare la strada per il futuro”. Al pubblico rivela che i suoi libri ” sono per me motivo di profonda riflessione”.
Ed è proprio per presentare il suo ultimo libro “Una cosa sola” (scritto con Antonio Nicaso) che il magistrato è a Sora. In quelle pagine spiega come le mafie internazionali e quelle italiane si siano intrecciate in modo invisibile ma potentissimo con la politica, la finanza e l’imprenditoria diventando di fatto “una cosa sola”.
Non proprio il giorno migliore

Non è esattamente il giorno più propizio per il magistrato. Da poche ore sono state pronunciate le sentenze definiticve che chiudono l’inchiesta Stige avviata da Gratteri quando era a Catanzaro. Nel gennaio 2018, parlando con la stampa il procuratore la presentò come una svolta storica contro la ’ndrangheta: 169 arresti e sequestri per oltre 50 milioni di euro: un’indagine che – a suo dire – avrebbe dovuto essere studiata nelle scuole di formazione dei magistrati.
Sette anni dopo, gli esiti definitivi della Corte di Cassazione raccontano una storia opposta. Cento imputati sono stati assolti in via definitiva, con restituzione di patrimoni e aziende nel frattempo devastati dalle amministrazioni giudiziarie. Un risultato che trasforma quell’inchiesta in un caso esemplare ma per mostrare come il dubbio dovrebbe albergare anche in chi indaga. E come scriveva la prima stesura dell’attuale Codice, si dovrebbero cercare anche le prove dell’innocenza delle persone.
Il punto è semplice e drammatico: per arrivare alla condanna di 69 persone, sono state distrutte le vite di 100 innocenti. Cento persone arrestate ingiustamente, private della libertà, del lavoro, del patrimonio, della reputazione e della dignità personale e familiare. Un danno irreparabile, che rappresenta una delle più gravi débâcle giudiziarie dello Stato, senza che nessuno sembri chiamato a risponderne.
A rendere il quadro ancora più grave è il fatto che, nonostante le numerose assoluzioni in primo grado, in Appello e gli annullamenti in fase cautelare da parte della Cassazione, la Procura abbia continuato a impugnare ogni decisione sfavorevole, prolungando per anni il calvario di persone poi riconosciute innocenti.
La presentazione del libro

Se l’indagine si è rivelata labile, il contenuto del libro però è una testimonianza diretta e innegabile di uno spaccato criminale italiano. Con la realtà spietata del narcotraffico, la sua capacità di corrodere il tessuto sociale ed il costo umano che comporta.
È a quelle pagine che Luca Di Stefano fa riferimento quando dice che “la legalità non è un concetto astratto ma una pratica quotidiana, una scelta che si costruisce attraverso la consapevolezza. Conoscere i meccanismi della criminalità, i nomi, le storie, le connivenze, come ci ha raccontato il Procuratore, è il primo, indispensabile passo per immunizzarsi da essa e per costruire una collettività che rifiuti ogni forma di compromesso”.
Quando si spengono le luci e restano le parole, ciò che conta davvero è quello che continua a camminare. Se il messaggio di Nicola Gratteri saprà attecchire anche solo in una parte di quei giovani che lo hanno ascoltato, allora quella giornata avrà prodotto il suo frutto migliore. Perché la battaglia più difficile non si combatte nei tribunali e le sentenze della Cassazione che hanno smontato nelle ore scorse una delle inchieste simbolo di Gratteri lo mettono in chiaro.
La vera battaglia si combatte nelle coscienze. E lì, ogni testimonianza autentica fa la differenza.



