Dimenticate lo sbarco sulla Luna: per chi è cresciuto tra gli anni ’60 e ’70, la vera rivoluzione si chiamava carta igienica. Un racconto tenero e ironico che ci ricorda quanto anche il più semplice gesto quotidiano possa rappresentare un traguardo di civiltà. Da Isola del Liri al rotolo di Pontinia: viaggio sentimentale tra ricordi, giornali tagliati e nostalgie profumate di infanzia.
Siamo quelli della Generazione della Carta Igienica. Per chi è nato e cresciuto a cavallo degli Anni ’60 e ’70 raccontare le conquiste nel quotidiano sembrerà anacronistico ma tendiamo a dimenticare chi e cosa ci ha cambiato letteralmente la vita.
Quando con la mia famiglia andammo ad abitare nei nuovissimi palazzi nel centro di Isola del Liri sul finire del 1968 ricordo che nel mio appartamento, i bagni erano senza lampadari con la povera lampadina che penzolava dal soffitto. L’unica cosa certa che trovavi era poggiata sul davanzale della finestra: la pila di giornali dei giorni precedenti; mio padre scriveva per Il Tempo per cui ne avevamo in quantità. Ma una volta letti non servivano più per informarsi: servivano, una volta tagliati a strisce ad igienizzarci.
La carta di giornale

Non solo a casa trovavi i ritagli dei quotidiani o delle riviste varie ma anche nei bagni dei bar e nelle cantine disseminate in città, non c’era altra soluzione o quantomeno un’alternativa.
E pensare che la prima fabbrica a produrre carta igienica in Italia fu la cartiera di Pontinia, in provincia di Latina, nel 1950. Il paradosso è che per vedere arrivare un pacco di rotoli ad Isola del Liri passerà un quarto di secolo, perché solo nel 1975 iniziarono ad essere presenti nelle abitazioni.
Agli inizi la differenza con la carta di giornale non si notò, troppo ruvida e cresposa. Il fatto era dovuto all’assorbimento dei liquidi, quella cresposa era più performante, ma costava di più sia per il materiale utilizzato, che per il processo di lavorazione. Ai suoi albori la trovavi rosa, mai bianca, un’idea tutta americana perchè abbelliva i bagni dell’epoca con un tocco di colore.
Oggi la maggior parte la trovi bianca ma c’è ancora qualche nostalgico che la produce colorata ed è facile trovarla a fiori o disegni vari: un modo più simpatico per osservarla. E poi con il passare degli anni il processo di lavorazione ha migliorato il prodotto, è più morbida.
Meglio dell’uomo sulla luna

Eppure, quella carta ruvida racconta molto più di un’abitudine superata. Parla di una Ciociaria che si rialzava con dignità, anche nelle piccole cose. Parla di famiglie che affrontavano la vita con ciò che avevano e lo facevano senza vergogna. E chi non lo ha vissuto, senza il racconto non può immaginarlo: diamo per scontato ciò che un tempo era una conquista come luce in bagno, acqua calda, riscaldamento, igiene. E invece, la carta igienica, ad Isola del Liri arrivò mezzo secolo fa.
Dietro ogni piccolo gesto quotidiano c’è una storia sociale, fatta di progresso, fatica e lente trasformazioni. Ricordarle non è nostalgia. È memoria civica. Perché se non sappiamo da dove veniamo, non capiamo nemmeno cosa rischiamo di perdere. Anche un rotolo di carta può insegnarci che c’è stato un tempo non molto lontano in cui questa terra nemmeno quello aveva.
(Foto di copertina © DepositPhotos.com).



