“In classe ho un uragano” ma con amore e metodo può tornare il sereno

Ad Anagni presentato un libro sull'Adhd, un disturbo neurologico dell'attenzione che colpisce molti bambini e viene spesso confuso con comportamenti negligenti. Gli autori Sabrina Morrea e Marco Saccucci hanno illustrato il problema e fornito suggerimenti: "Questi ragazzi vanno aiutati e non condannati"

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Li troviamo in ogni classe, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Sono quei ragazzi “difficili” che non riescono a stare fermi e non sanno fare bene i compiti come gli altri. Quelli che non puoi tenerli a bada facilmente. Magari danno fastidio anche ad alcuni docenti, perché non fanno andare avanti la classe in maniera “normale”.

Sono i ragazzi di cui, quasi sempre, si dice che sono svogliati, pigri. Ragazzi che invece, molto spesso, non sono cattivi. Semplicemente soffrono di Adhd: ovvero un disturbo dell’attenzione legato ad un problema neurologico minimo, ma che li costringe a doversi rapportare con la scuola in modo diverso dagli altri.

Con fatica, frustrazione, legata spesso all’incapacità di raggiungere gli stessi risultati degli altri compagni di classe. Sono ragazzi nei confronti dei quali è necessario cambiare radicalmente la prospettiva. Sia perché è giusto per loro e sia perché il miglioramento può aiutare anche tutto il resto della classe. 

Un convegno ad hoc

Sabrina Morrea e Marco Saccucci

Se ne è parlato lunedì pomeriggio ad Anagni durante un convegno nella Sala della Ragione caratterizzato dalla presentazione di un libro, “In classe ho un uragano”, scritto da Sabrina Morrea e Marco Saccucci. Il secondo è un dirigente scolastico notissimo in provincia. Sabrina Morrea invece è dirigente dallo scorso anno, dopo essere stata per anni un punto di riferimento del Comprensivo 1 di Anagni. 

Ma cos’è un bambino Adhd? La sigla sta per “alunno con disturbo dell’attenzione e iperattività”. Un bambino cioè che, per tutta una serie di motivi, non riesce a fare le stesse cose che fanno gli altri. Non riesce, ad esempio, a stare fermo, a concentrarsi a lungo, a fare per bene i compiti assegnati. Finendo spesso per essere un bambino sconfortato e frustrato (“non sono capace di fare come gli altri”). E spesso alcuni di questi bambini, da grandi, prendono strade preoccupanti. Fino  a pochi anni fa non erano riconosciuti. Erano i ragazzi deboli, svogliati. L’unica strada era una maggiore fermezza che spesso peggiorava la situazione.

Da qualche anno, per fortuna invece si è sviluppata un’altra modalità. Quella di comprendere come questi bambini non siano svogliati, ma abbiano delle difficoltà da superare. Il compito per i docenti e tutto il personale scolastico è dunque quello di trovare delle strade per superare questi ostacoli. Per arrivare, se non a risolvere completamente il problema, quando meno a renderlo più tollerabile.  

Un libro frutto di due corsi di formazione

La copertina del libro

Il libro è il risultato di due corsi di formazione tenuti dai due dirigenti tra il 2021 e il 2022, proprio sui disturbi legati all’attenzione. Corsi che hanno avuto talmente tanto successo da far capire che, evidentemente, il tema, soprattutto per i docenti ma non soltanto, era particolarmente sentito. Di qui la necessità di mettere su carta i risultati di quei seminari. Perché, come hanno detto i due autori, “i bambini vanno aiutati”.

Durante l’incontro, Saccucci ha snocciolato un po’ di cifre: I bambini con Adhd sono presenti nella popolazione scolastica in una percentuale che va dal 3 al 5% degli studenti. Questo vuol dire che in ogni classe di 25 ragazzi è molto probabile che ci sia almeno un caso di bambino con disturbi di attenzione”.  Proprio per questo è necessario fare qualcosa. Perché “o si acquisiscono i mezzi per aiutare questi bambini oppure diventerà un problema per sé stesso e per tutto il resto della classe”.

Saccucci ha poi tracciato un quadro storico dell’Adhd. Un tema di cui si è cominciato a parlare agli inizi del 1900 anche se poi il concetto di disturbo dell’attenzione è diventato più consistente a partire dagli anni ‘60 per essere poi regolamentato soltanto nei decenni successivi. Una ricerca che va avanti ancora oggi. Come ad esempio ha ricordato la Morrea che per scrivere questo libro insieme con Saccucci, ha analizzato ben 500 casi di studio. Dietro ognuno dei quali c’è stato e c’è un bambino fragile, in evidente difficoltà, da aiutare.

Affetto ed amore per superare la fragilità

(Foto © DepositPhotos.com)

Ma come si aiuta un ragazzo con disturbo dell’attenzione? Questi sono ragazzi per esempio che non hanno la capacità di autoregolamentarsi dal punto di vista emotivo, spesso non riescono a riflettere bene su quello che dicono, non riescono ad attivare alcune abilità automatiche, ad esempio nella lettura.”.

Lo scopo del libro, strutturato in sei lezioni pratiche come se si trattasse di un vero e proprio ciclo di lezioni da svolgere in classe, è quello di aiutare, tutti assieme, questi bambini a trovare gli strumenti per aggirare le loro fragilità. Senza mai dimenticare, ha concluso la Morrea,“che questi bambini hanno più bisogno degli altri di affetto e di amore”.