l libro Iubilæum Nostrum racconta un Giubileo segnato dall’eredità di due Papi e dal lavoro istituzionale che ha trasformato il Lazio. La presentazione di Cassino diventa occasione per capire cosa resta di questo anno speciale.
Il Giubileo sta entrando nella sua fase finale. La Porta Santa si chiuderà il 6 gennaio 2026, chiudendo un anno che è andato ben oltre il rituale religioso: un anno in cui la Chiesa e le istituzioni hanno vissuto un passaggio storico segnato dall’eco di due pontificati, quello di Papa Francesco e quello di Leone XIV. È in questa cornice che arriva il libro di Daniele Sabatini, Iubilæum Nostrum – Il Giubileo dei Due Papi, in presentazione giovedì 4 dicembre nella Sala degli Abati del Palagio Badiale di Cassino.
Un volume che prova a fare ciò che oggi serve più che mai: dare forma, ordine e senso a un Giubileo irripetibile, il primo vissuto nell’epoca della duplice eredità dei due Papi.
Iubilæum Nostrum

“Iubilæum Nostrum” – il nostro Giubileo – non è solo una scelta letteraria. È la fotografia di un’esperienza collettiva, attraversata da milioni di pellegrini, da un impegno amministrativo senza precedenti, dal lavoro silenzioso e spesso complesso della Commissione Giubileo della Regione Lazio, che Sabatini conosce bene e che nel libro racconta con precisione e sguardo interno.
Il sottotitolo, Il Giubileo dei Due Papi, restituisce invece la chiave interpretativa: un anno giubilare vissuto tra due visioni ecclesiali, due linguaggi, due modi di interpretare la missione della Chiesa. Un Giubileo che, anche dopo la scomparsa di Benedetto XVI, continua a portare nella memoria collettiva la traccia profonda della coesistenza tra tradizione e riforma, tra identità e rinnovamento.
La presentazione di Cassino non sarà un semplice appuntamento letterario. Sarà un momento in cui si incontreranno istituzioni civili, mondo ecclesiale, cultura e territorio.
Chi c’è

Daniele Sabatini è consulente aziendale, Export manager e progettista, docente universitario a contratto. Conosce da sempre il mondeo del Sociale: non a caso a Viterbo lo hanno voluto come assessore comunale ai Servizi Sociali ed alle Politiche della famiglia. Ora è in Regione Lazio, dove guida il Gruppo di Fratelli d’Italia, presiede l Commissione Bilancio e siede in quella per il Giubileo.
A introdurre il lavoro sarà la giornalista Angela Nicoletti che guiderà il pubblico dentro il significato e la genesi dell’opera. Seguiranno i saluti del sindaco Enzo Salera, del Delegato Oesse del Lazio Sandro Antonio Longo e delle massime autorità giudiziarie del territorio: il presidente del Tribunale Lucio Aschettino ed il procuratore Carlo Fucci: un segno evidente di quanto il Giubileo abbia avuto ricadute anche istituzionali e organizzative.

Non mancherà la politica regionale e nazionale, con il Consigliere Daniele Maura ed i deputati Massimo Ruspandini e Paolo Pulciani, a testimoniare che quello giubilare è stato ed è un tema che coinvolge direttamente la programmazione pubblica, la gestione dei flussi turistici, le opere e i servizi.
Il dibattito entrerà poi nel vivo con gli interventi del Presidente della Banca Popolare del Cassinate Vincenzo Formisano, del parroco e Cavaliere OESSG don Benedetto Minchella e dello stesso autore Daniele Sabatini, che offrirà la sua lettura dall’interno della macchina amministrativa regionale. A moderare sarà l’avvocato Armando Pacione Cavaliere OESSG.
Capire il Giubileo

Uno dei fili conduttori della serata sarà proprio questo: capire come il Giubileo, spesso percepito come evento principalmente religioso, sia in realtà una leva economica, sociale e politica che ha mobilitato il Lazio e i suoi territori per anni. In questo senso, non passa inosservata la presenza nel libro di un intervento del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e della postfazione del Presidente della Regione Francesco Rocca: due contributi che collocano l’opera dentro la cornice istituzionale nazionale e regionale.
La scelta di Cassino non è casuale. È una città che, più di altre, rappresenta la capacità di attraversare distruzioni e ricostruzioni, di coniugare spiritualità e concretezza, tradizione e sviluppo. Un luogo simbolico per riflettere su un Giubileo che ha richiesto di coniugare altrettanta resilienza, visione e organizzazione.
Cosa lascia

Avvicinandosi il 6 gennaio 2026, quando la Porta Santa si chiuderà, Iubilæum Nostrum diventa un’occasione preziosa per interpretare ciò che ci lascia questo anno speciale:
• infrastrutture nuove,
• relazioni istituzionali rafforzate,
• un’eredità spirituale segnata da due pontificati,
• e soprattutto la consapevolezza che il Giubileo non è soltanto un evento religioso, ma un passaggio culturale e civile che segna un territorio.
La presentazione del 4 dicembre sarà quindi un momento di riflessione collettiva: per capire cosa resterà, come sarà custodito, e quale ruolo la nostra regione potrà giocare nel trasformare questa esperienza in futuro.
Perché un Giubileo finisce, sì. Ma il modo in cui lo comprendiamo può durare molto più a lungo.



