Tra le bancarelle di un mercatino fiorentino una donna di Isola del Liri trova una cartolina spedita da suo padre nel 1974 a un’amante toscana. Un frammento inatteso di vita che riemerge dal passato e cambia per sempre un ricordo.
Non sbirciate nelle bancarelle alla ricerca delle cartoline della vostra città: potreste trovare una verità nascosta. Potreste imbattervi in una cartolina galeotta, che racconta un incontro d’amore clandestino vissuto a metà degli Anni ‘70 tra un uomo sposato ed una ragazza conosciuta al mare. Lui un noto personaggio, professionista di Isola del Liri, morto una ventina di anni fa, lei un’infermiera toscana, forse di Firenze o di Arezzo.
L’ha trovata in una bancarella dei mercatini dell’usato a Firenze la figlia dell’uomo, che è un’affermata professionista, ma lei non è ne una collezionista e ne tanto meno una storica della sua città Isola del Liri: solo la curiosità l’ha portata a sbirciare nella scatola che la conteneva.
La cartolina a colori

Scorrendole una dietro l’altra, nello scomparto riservato a quelle del Lazio, ne ha trovata una a colori della famosa cascata verticale di Isola del Liri. E qui l’inattesa sorpresa. La cartolina era “viaggiata”: il gergo che si usa quando si comprano quelle spedite con tanto di timbro postale sia in partenza, che in arrivo. Per i collezionisti queste cartoline sono quelle che hanno valore, quelle “vergini” hanno un altro mercato.
”Per curiosità l’ho girata – racconta la donna – per vedere cosa c’era scritto dietro e sono rimasta a bocca aperta. Quella era la scrittura di mio padre era la sua grafia e la sua firma, l’avrei riconosciuta in mezzo a milioni, inconfondibile. Mio padre aveva avuto un amante, impossibile credere ad un equivoco o ad uno sbaglio di persona”.
Aveva scritto a questa ragazza di nome Marta, che era di Firenze. Sul dorso della cartolina c’era scritto:”Spero di rivederti, sei stata fantastica e straordinaria, ho trascorso con te un’estate indimenticabile, spero di rivederti, tuo …”.
L’amore clandestino

L’anno era il 1974 e – continua a raccontare la ragazza di Isola del Liri – “molto probabilmente questa ragazza, che ricordo nella mia adolescenza, era castana, formosa e non so se era alta, io la ricordo altissima ma forse perché ero molto piccola io. Se non ricordo male faceva l’infermiera, perché nell’albergo dove quell’anno trascorremmo le ferie estive, questa donna spesso faceva le iniezioni, la chiamavano i proprietari della struttura per alcuni clienti e qualche volta per curiosità ero andata con lei per vederla all’opera”.
”Era la nostra vicina di tavolo e ben presto facemmo amicizia, poi io e mia sorella avevamo tre e cinque anni e lei giocava sempre con noi ed adesso penso anche con… mio padre. Adesso non so se fu solo un’avventura balneare o se è continuata, ma non me lo sarei mai aspettato da mio padre”.
“È stato un genitore adorabile e lo abbiamo perso qualche anno fa all’improvviso. E’ stato un esempio come educatore e da lui questo non me lo sarei mai aspettato. Se me lo avessero raccontato non ci avrei creduto ma su quella cartolina c’è la sua firma. Lo dico con il sorriso sulle labbra a lui che si è privato di tutto per farci studiare».
Appuntamento con il destino

Ci sono incontri che non scegliamo. E ci sono oggetti che, più di qualsiasi parola, decidono di trovarci. La donna non era una collezionista, non cercava memorie, non stava inseguendo indizi della sua storia familiare. Si è solo fatta attrarre da una scatola impolverata, una meno anonima delle altre, in mezzo alle mille che affollano i mercatini dell’usato di Firenze. Una manciata di minuti, un gesto distratto, il semplice capriccio di sfogliare cartoline che non le appartenevano. E invece la storia ha deciso di appartenerle.
Dentro quello scomparto dedicato al Lazio, fra cascate, piazze, panorami e tramonti ormai ingialliti, la vita ha compiuto uno dei suoi piccoli miracoli narrativi: ha messo sulla sua strada una cartolina spedita cinquant’anni prima da suo padre. Una cartolina che non avrebbe mai dovuto rivedere la luce, una cartolina che forse nemmeno la destinataria aveva trattenuto con cura. Eppure era lì, sopravvissuta al tempo, agli sgomberi, ai traslochi, alle mani distratte di chi svuota cassetti senza sapere cosa sta buttando.

Quella cartolina l’ha chiamata. Le ha imposto di girarla. Le ha chiesto di riconoscere una grafia impossibile da confondere. Era un messaggio d’amore, nascosto per mezzo secolo, che non cercava più nessuno. Un messaggio che ha attraversato il tempo per incontrare proprio lei, la figlia.
E in quel momento la storia privata di un uomo, adorato quanto umano, si è riaperta come una vecchia porta che cigola. Non con dolore, non con scandalo, ma con la sorpresa gentile di chi scopre che anche i genitori, prima di essere genitori, sono stati persone piene, imperfette, vive. Con segreti piccoli o grandi. Con estati che non hanno raccontato a nessuno.
Alla domanda “l’ha comprata?”, la risposta non poteva che essere una sola: “Certo che sì”. Perché certi frammenti del destino, quando arrivano, non si lasciano sui banchi di un mercatino. Si conservano. Si custodiscono. E si riportano a casa.



