La Ciociaria fa sistema: da Hernica Saxa un nuovo metodo culturale

A Veroli gli Stati generali della cultura superano la logica dell’evento e lanciano una governance condivisa. Comuni, istituzioni e operatori tracciano una visione unitaria: la cultura diventa infrastruttura e leva di sviluppo territoriale.

Non un appuntamento rituale. Semmai, l’atto di nascita di un metodo. C’è un momento, nella vita dei territori, in cui la Cultura smette di essere una voce accessoria, un capitolo di spesa, un evento da calendario: diventa infrastruttura civile, economica e identitaria. È quello che è accaduto a Veroli con gli Stati Generali della Cultura.

Una settantina di Comuni, pro loco, DMO, amministratori e operatori culturali hanno risposto a un invito che aveva un’ambizione chiara: trasformare la candidatura delle città erniche a Capitale italiana della cultura 2028 da obiettivo simbolico a occasione strutturale. Non un titolo da inseguire come una bandiera ma un percorso da costruire come un’infrastruttura duratura. Ed è qui che l’iniziativa promossa dal Comune di Veroli ha compiuto il salto di qualità.

Un nuovo metodo di lavoro

Germano Caperna (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

Il sindaco Germano Caperna lo ha detto senza enfasi ma con precisione: «Con questa riunione plenaria diamo il via a un metodo di lavoro condiviso che, dalla cultura, speriamo possa essere esteso anche ad altri ambiti». È un’idea semplice e insieme rivoluzionaria in una provincia storicamente frammentata: lavorare insieme non per emergenza, ma per scelta.

L’assessore alla Cultura Francesca Cerquozzi ha indicato la matrice di questo metodo nel progetto Hernica Saxa, sottolineando come «quel modello, che sta già funzionando, possa diventare permanente». Il punto non è soltanto coordinare eventi, ma costruire un’immagine unitaria e riconoscibile della Ciociaria, capace di parlare al futuro. (Leggi qui: La cultura come infrastruttura: Veroli apre la strada agli Stati Generali).

Francesca Cerquozzi

Qui sta la differenza sostanziale: la cultura non come sommatoria di iniziative locali, ma come linguaggio comune. Un laboratorio di cooperazione che supera i confini amministrativi e rimette al centro una visione condivisa. Non una vetrina, ma una struttura portante. Non un’eccezione, ma un metodo replicabile.

Il Manifesto e la visione: dalla rete al sistema

Il Manifesto che nasce da Veroli non è una dichiarazione d’intenti generica. È, piuttosto, una mappa operativa, costruita attraverso dieci punti che delineano una strategia coerente: governance culturale di area vasta, programmazione unica, calendario provinciale condiviso dei grandi eventi, piattaforma digitale comune per la comunicazione, mobilità coordinata per la fruizione culturale, rete strutturata dei luoghi della cultura, coinvolgimento del terzo settore e dei cittadini, valorizzazione dell’identità enogastronomica, accessibilità piena, tavolo permanente di sviluppo. In altre parole, la cultura come sistema, non come arcipelago di iniziative autoreferenziali.

Carlo Marino

Carlo Marino, assessore alla Cultura di Anagni, ha colto il punto decisivo con una frase che pesa più di molti documenti: «Non una foto, ma una grande assunzione di responsabilità». Perché considerare la cultura un’infrastruttura significa accettare che produca effetti economici, sociali, occupazionali. Significa darle continuità, misurarla, farla incidere.

Il metodo resta

A sottolineare in maniera ulteriore il progetto Hernica Saxa è stato il sindaco Maurizio Cianfrocca di Alatri: ha ricordato che la candidatura a Capitale italiana della Cultura può rappresentare «un grande volano per tutto il territorio». Ma la vera notizia è un’altra: anche senza il titolo, questo metodo resta. Non dipende dall’esito di un bando, ma dalla volontà politica di continuare a lavorare insieme.

La delegazione al Ministero per sostenere Hernica Saxa

Sandro Titoni ha spinto lo sguardo oltre, parlando apertamente della nascita di un marchio: quello della Ciociaria. Un’identità riconoscibile, capace di competere, attrarre, raccontarsi senza complessi. È questo il passaggio politico più rilevante: la consapevolezza che la cultura non è un ornamento, ma una leva di sviluppo.

Veroli ha acceso una luce. Ora resta da capire se il territorio avrà il coraggio di camminarci dentro, trasformando una candidatura in una visione condivisa e permanente.