A Cassino in corso della Repubblica scoperta una targa commemorativa sulla panchina che per anni ha ospitato il preside Grossi e il professor Pellecchia, due grandi intellettuali della città. Una sorta di salotto all'aperto dove leggere giornali, commentare la politica locale, discutere di filosofia, letteratura e attualità. Ora quel luogo resterà per sempre nella memoria perché un territorio cresce soprattutto attraverso donne e uomini che ne alimentano il pensiero
Un monumento scolpito nel marmo e nella memoria di Cassino. Non celebra soltanto due uomini.Celebra un modo di essere cittadini, intellettuali e maestri. È la panchina inaugurata oggi in Corso della Repubblica. Da una parte il preside Peppino Grossi. Dall’altra il professor Fausto Pellecchia. Due figure diverse, ma unite da una caratteristica rara: aver trasformato la cultura in una missione quotidiana.
Per anni quella panchina è stata il loro osservatorio privilegiato sulla città. Un luogo da cui leggere giornali, commentare la politica locale e da dove diffondere il pensiero con tutti coloro che sapevano di trovarli lì e che ad una certa ora del mattino passavano per incontrarli sapendo che avevano già elaborato i nuovi pensieri sui fatti del giorno ed erano pronti a discuterne in punta di filosofia, letteratura e attualità. Una sorta di salotto pubblico all’aperto, dove il pensiero non era esercizio accademico ma confronto civile.
Il preside Grossi, pilastro della scuola e della cultura

Peppino Grossi apparteneva a quella generazione di educatori che hanno contribuito a ricostruire non soltanto le scuole ma anche il tessuto culturale della Cassino del dopoguerra. Uomo di grande cultura umanistica, filosofo e dirigente scolastico, ha guidato generazioni di studenti lasciando un’impronta che andava ben oltre i programmi ministeriali. (Leggi qui: Cassino perde Peppino Grossi, maestro di cultura e civiltà)
Chi lo ha conosciuto ricorda l’eleganza dei modi, la profondità delle riflessioni e quell’ironia capace di trasformare anche una critica in una lezione. Negli anni è stato anche protagonista della vita pubblica cittadina, candidandosi a sindaco nelle Comunali del 1997 e continuando a offrire il proprio contributo al dibattito culturale e politico della città.
Pellecchia, docente e intellettuale contemporaneo

Fausto Pellecchia rappresentava invece l’intellettuale contemporaneo nel senso più pieno del termine. Filosofo, docente universitario, studioso di Wittgenstein, Heidegger e dell’ermeneutica, autore di numerose pubblicazioni e animatore instancabile della vita culturale cittadina.
All’Università di Cassino ha formato generazioni di studenti, ma il suo insegnamento è andato ben oltre le aule universitarie. Organizzava dibattiti, suggeriva iniziative culturali, partecipava attivamente alla vita pubblica. Era uno di quegli uomini che considerano il sapere una responsabilità civile prima ancora che professionale. (Leggi qui: La banalità che Fausto odiava e la genialità delle Primarie rinviate).
Due figure che hanno lasciato il segno
Non è un caso che la città abbia deciso di ricordarli insieme. Entrambi erano figli di una tradizione culturale che a Cassino ha lasciato segni profondi. Entrambi credevano che la conoscenza dovesse uscire dalle biblioteche per abitare le piazze. Entrambi hanno dedicato la propria vita alla formazione delle persone prima ancora che degli studenti.

La loro assenza ha lasciato un vuoto percepibile. Non soltanto tra amici, colleghi ed ex allievi. Ma nella città stessa. Perché sono state figure capaci di diventare punti cardinali di una comunità. Quando questi punti vengono meno, cambia persino la geografia emotiva dei luoghi. Per questo la panchina inaugurata oggi assume un significato che va oltre la semplice intitolazione.
È un invito alla memoria. Un promemoria permanente del valore della cultura, dello studio, del confronto civile. È il riconoscimento che una città non cresce soltanto attraverso le opere pubbliche ma anche grazie agli uomini e alle donne che ne alimentano il pensiero. Chi passerà da Corso della Repubblica vedrà una panchina. Chi ha conosciuto Peppino Grossi e Fausto Pellecchia continuerà invece a vedere due uomini seduti lì. Con un giornale tra le mani. Una battuta pronta. Una riflessione da condividere. E forse è proprio questo il modo migliore per restare vivi.



