L’accensione dell’abete natalizio nel centro storico e i toccanti discorsi del sindaco Caperna e di Sua Eccellenza Marcianò
Comincia sempre tutto con il conto alla rovescia invocato da uno degli Amici dell’Albero Grande, nella fattispecie di ieri, Gianfranco Scarsella. Con quello e con una marea di persone che si unisce a quell’attesissimo count-down, quello che da nove anni ormai che apre il periodo festivo ed il Natale di Veroli.
Poi è tutto luce, la luce del gigantesco abete pavesato di colore e calore, la luce delle luminarie che significano momento e periodo. E soprattutto la luce di un appuntamento canonico che è molto più di una città pavesata a festa. Perché le città sono fatte di persone più quanto non siano fatte di strade, monumenti e case, la loro vera sostanza sta tutta nell’umanità che in quelle città ci vive.
L’altra luce oltre le lucine

Umanità che in certi momenti prende ancor più consapevolezza di quell’altra luce: quella che scalda i cuori ed invita all’altruismo anche e più ancora nel grigiume di un quotidiano non allietato dai momenti topici.
Con questa chiave di lettura, sottolineata dal sindaco Germano Caperna e dal vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e di Anagni-Alatri Santo Marcianò, ieri sera Veroli ha accolto la tradizionale accensione del suo “Albero Grande”, il gigantesco abete che svetta al centro di Piazza del Vescovato e che da quasi due lustri è il simbolo dello start al periodo più gioioso dell’anno.
Un evento che attira centinaia di visitatori da ogni parte della Provincia e che raccoglie idealmente attorno al suo epicentro luminoso l’intera cittadinanza verolana, fiera e felice di sapere che ancora una volta il centro ernico è esso stesso epicentro di uno dei modi più fascinosi e profondi d celebrare il periodo che prelude la Natività di Gesù.
Una serata di gioia e svago

Tutto questo con l’upgrade dei tradizionali mercatini natalizi, degli espositori, delle luminarie, dei locali pavesati a festa, della gastronomia e di un’atmosfera che, complessivamente, non si limita a suggerire il momento festoso, ma ne urla l’avvento con il piglio che è dovuto agli eventi chiave.
E a proposito di chiavi, oltre alle associazioni, ai volontari ed agli operatori della Pro Loco, il vero team cardinale della manifestazione sono stati, sono e saranno sempre loro: gli Amici dell’Albero Grande.
Un gruppo di veri e tignosi operatori di bellezza e tradizione, gli “uomini-mastice” di quello spirito di comunità che pervade ogni festa dell’Immacolata e che, almeno scenograficamente, permane fino all’Epifania. E che ieri, come consuetudine, hanno messo in vendita per raccogliere fondi le tradizionali e stupende palle di Natale di squisita fattura artigiana.
Caperna e il grazie agli Amici dell’Albero

Non è un caso che Caperna, nel tradizionale discorso che introduce l’accensione dell’Albero Grande, abbia voluto esordire, dopo gli “auguri da parte mia e di tutta l’amministrazione”. Con il “ringraziamento agli Amici dell’Albero Grande, perché ormai hanno fissato questo appuntamento”.
Caperna ha poi sottolineato che si tratta di un appuntamento “che non illumina solo un albero, ma una comunità. Comunità fatta di valori importanti come la solidarietà”. Sì, c’è un upgrade etico e sociale, n quelle migliaia di lucine che decorano sontuosamente il Natale verolano.
“Credo che questo gesto, che ormai è consuetudine, sia molto di più: quella forma di altruismo e generosità cioè con le quali dovremmo convivere tutti quotidianamente. Quest’anno abbiamo con noi anche un ‘ospite che ospite non è’: il nostro Vescovo che vive nella nostra città da doversi mesi”.
E a chiosa: “Quindi ed in virtù di questo ci troviamo a maggior ragione di fronte ad un messaggio importante. Messaggio che parte da Veroli e vuole unire tante comunità: quella della nostra città e quelle della nostra Diocesi. Credo che questo sia un bel momento, auguri e buone feste a tutti”.
L’applauso invocato da Marcianò

Quando Sua Eccellenza Marcianò ha impugnato il microfono si è capito subito che chi parlava era un presule “pop e ortodosso” al tempo stesso. “Devo solo ringraziare per l’invito e ringraziare questa amministrazione che assieme alle associazioni e a tutti voi organizza degli eventi meravigliosi”.
E ancora: “Io sono spettatore e qualche volta partecipo, come con ‘Bollicine’. Vi ci vuole un applauso, perché voi fate cose meravigliose e così si rende una comunità vivace”. (Comunità) che ha tanto da dare e da offrire, voi non fate nulla di artificiale; quello che offrite è frutto di quel che possedete e della vostra intelligenza”.
Marcianò ha voluto chiosare le sue parole soffermandosi sul tema della luce.
La “luce della speranza”
“Quella a cui faceva riferimento il sindaco è quello di cui abbiamo bisogno. Bisogno di speranza, di ottimismo, quello contenuto nella virtù della speranza. Perché sì, noi crediamo che Cristo sia risorto, e Natale, per tutti noi che siamo qui, è la nascita di Gesù”.

Un richiamo all’ortodossia che è apparso esattamente per quello che era: un rimando alle Scritture e a quella “luce che viene nel mondo, che ci salva e ci dona la vita nuova”. Non è mancato il rimando simbologico alla consueta visita del Papa, Papa Leone XIV, a Piazza di Spagna a Roma, dove svetta la colonna su cui si trova la statua della Madonna Immacolata.
“Mi piace vedere in questo albero – non so perché – la statua dell’Immacolata Concezione”.
La preghiera all’Immacolata
“Perciò vorrei, per essere in sintonia con il Papa e per ringraziare la Madonna che ci ha dato Gesù, che dicessimo insieme una ‘Ave Maria’. Chi volesse la reciti con me, e a lei affido Veroli e tutti voi”.
Poi la preghiera corale, poi il conto alla rovescia, poi le luci. Luci che non splenderanno solo nelle serate di Veroli da qui all’Epifania, ma anche e soprattutto nei cuori di una comunità che nei suoi riti e nelle sue consuetudini ritrova lo spirito di essere tale.
E di dimostrarlo anche quando quelle lucine, da qui ad un mese scarso, verranno spente.



