L’Ariston, quando la magia del cinema era in una sala

A Sant'Elia Fiumerapido c'è quel che resta del vecchio cinema del paese. Un luogo della memoria bellissima di tempi in cui la fantasia trovava sfogo nel rito collettivo di guardare un film. Insieme.

Marco Stanzione
Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Parlare di cinema in questo periodo potrebbe ferire la maggior parte dei cinefili accaniti, orfani delle sale, della poltrona al buio, dei pop corn. Io sono uno di quelli, confesso che il cinema mi manca tantissimo soprattutto ora, d’inverno, quando le sale proiettano i film più belli.

Certo è che viviamo in un’epoca di comodità diffusa, possiamo vedere film in ogni luogo ed ogni momento, sul telefono, in streaming, in dvd. Eppure la magia della sala, l’attesa, i trailer, il profumo (o la puzza… perché alcune puzzano davvero!) sono tutt’altra storia. 

Quel cinema nato per scommessa

Eppure ci sono alcune storie che ti incuriosiscono e ti toccano il cuore. E senti che non ti feriranno mai nonostante si parli proprio di cinema, anzi, di una sala. Ci troviamo a Sant’Elia Fiumerapido, a due passi da Cassino. Qui alla fine degli anni Quaranta è partita una storia che è durata più di vent’anni, quella di Pasquale Scotto e del Cinema Ariston, uno dei primi del cassinate.

Ezio Scotto

«Mio padre si trasferì da Napoli qui a Sant’Elia perché lavorava nella Cartiera Scotto, rilevata ad inizio del secolo scorso da mio nonno Nicola». A raccontarci un pezzo di storia della sua famiglia ma che riguarda le vite di un intero comprensorio è Ezio Scotto, il figlio di Pasquale. «Lavorava in cartiera, ma la sua passione era un’altra. Era quella che stava esplodendo in tutto il mondo post bellico, il cinema».

Ma il cinema Ariston nacque non solo per passione, c’è un antefatto semplice, quasi esilarante, una sfida. «A Sant’Elia c’era solo il cinema Rapido, ma la gente all’epoca non lo apprezzava molto perché ad ogni proiezione c’erano problemi tecnici. Seguivano spesso lamentele e quindi il proprietario stanco delle continue invettive esclamò “Se siete capaci fatelo voi un cinema!”. E mio padre prese sul serio la sfida e lo fece!”»

Roma, le pellicole e gli intoppi

E cinema fu. La gente del luogo era entusiasta e riempiva la sala sia d’inverno che d’estate. Nella bella stagione il cortile esterno divenne “Arena Ariston” e si poteva godere del famoso cinema americano.

«Ho ancora conservato i poster e le locandine dei film che proiettavamo. Erano grandi produzioni americane e le commedie della dolce vita romana». Ed è proprio a Roma che c’erano le grosse case di distribuzione come la Metro Goldwyn Mayer, la Titanus, Cineriz,

Il vecchio proiettore dell’Ariston

Ezio ricorda bene quei giorni. «Ogni volta era un’avventura, andare a Roma, trattare con la distribuzione, caricare le pellicole. E poi sperare di portarle sane e salve fino a Sant’Elia, oppure farsele spedire dalle corriere Zeppieri o Pasquino, sperando arrivassero in orario per la proiezione… Altri tempi!».

Gli anni ’70, la fine del sogno

Il cinema Ariston di Sant’Elia Fiumerapido è andato avanti per più di vent’anni, oggi viene ricordato come Arena Scotto e c’è una targa a ricordarlo. Dove c’era l’ingresso della sala ora c’è un negozio di abbigliamento. Pasquale ci accompagna nel retro e ciò che vediamo ha dell’incredibile. Sulla porta d’ingresso della cabina di proiezione c’è ancora la scritta “Si usano solo pellicole ininfiammabili, La Direzione”.

All’interno c’è ancora il proiettore, con le ruote per le pizze, il finestrino/buco dove passava la luce proiettata. Poi carboncini per l’arco voltaico, l’amplificatore, il vecchio obiettivo cinemascope. E quel cartello, quella placca di metallo con su scritto “inizio spettacolo ore 21”. Un colpo al cuore, un vero e proprio tesoro nascosto ahimè sotto la polvere, questa è roba che dovrebbe stare in un museo

Il cartello con l’avviso sull’orario di inizio spettacolo

Conservare i ricordi 

Alcune testimonianze sono ancora vive, nel piccolo centro di Sant’Elia se lo ricordano l’Ariston.

La signora Annalisa, amica di Ezio, ricorda di aver visto lì tutti i film di Gianni Morandi, quelli di Totò o addirittura da bambina Marcellino Pane e Vino accompagnati dalla scuola. Sono ricordi vividi a molti cittadini di Sant’Elia, conservarli e tramandarli è un atto doveroso. Doveroso per far capire alle nuove generazioni la straordinarietà di un evento come la proiezione di un film. Ci si andava in famiglia, ci si organizzava giorni e giorni prima, c’era l’attesa, la sorpresa, lo stupore.

Oggi si decide, si clicca, si acquista, si vede. Trenta secondi ed un full-hd è a tua disposizione sul telefono. Lo faccio anche io, ci mancherebbe e non sono certo uno che disdegna il progresso o la tecnologia.

Ma i ricordi si devono conservare e vanno raccontati per apprezzare di più ciò che abbiamo oggi. Detto questo non vedo l’ora che la pandemia passi per sedermi di nuovo davanti al telone di un cinema…è tutta un’altra storia!

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(Qui gli articoli di Marco Stanzione)