La storia del collezionista sorano Di Ruscio che ha ritrovato nel mercatino di Cinecittà di Roma un caratteristico dipinto del 1929 raffigurante la famosa "rapida" di Isola del Liri. Cultore della letteratura italiana del '900, possiede oltre duemila volumi con un occhio particolare alla Ciociaria
In queste settimane abbiamo raccontato la storia del quadro dell’800 della cascata Grande del Liri rinvenuto a Monselice (Padova), della cartolina di Isola del Liri ritrovata a Firenze. Nei mercatini sparsi per l’Italia le bellezze della nostra terra riaffiorano grazie agli storici ma soprattutto a tanti curiosi che si trovano tra le mani una storia non scritta di un quadro, di un libro, di una lettera.
Il ritrovamento innesca irrimediabilmente la curiosità del sapere, di conoscere anno, autore, percorsi di vita, inizia la ricerca vera e propria in un percorso storico senza avere una via maestra.
La storia di Mike, collezionista sorano

La storia del sorano Mike di Ruscio ne è la testimonianza. Ha raccolto più di duemila libri nei mercatini romani, ma ha trovato un dipinto della Cascata Grande del Liri: “Sono primo di tre figli (ho due sorelle più piccole) nato nel quartiere della Chiesa Nuova di Sora ed ho frequentato l’Istituto d’Arte Antonio Valente” ha raccontato Mike.
“Mi trasferisco a Roma per studiare Scienze Politiche, ma ormai vivo qui, in pianta stabile, da quattordici anni. È qui che ho iniziato a coltivare pienamente quello che credo sia da sempre il mio più grande amore: i libri, queste creature fatte di carta e di lettere stampate”.
Di Ruscio entra dentro la sua passione. “Qui ho iniziato a collezionarli, soprattutto prime edizioni, con un occhio di riguardo alla letteratura italiana del ’900, molte delle quali autografate: Manganelli, Gadda, Bellezza, Penna, Morante, Sapienza, Sartre (con una splendida dedica in francese, scritta a Parigi nel 1965), solo per citarne alcuni“, ha aggiunto Mike.
“Il mio pezzo forte, il più prezioso, è una lettera inedita di Cesare Pavese, scritta nel 1935 dal carcere di Regina Coeli, che da diversi anni mi vede impegnato nella ricostruzione della sua vicenda”. Dopo tutti questi anni, la piccola biblioteca del collezionista ciociaro ammonta a duemila volumi a Roma. Ed Sora ne conserva molti altri.
Un occhio per la terra d’origine

Mike Di Ruscio non ha dimenticato la sua terra d’origine a cui resta molto legato. E quindi è molto attento alle opere che hanno attinenza con la Ciociaria. “In questo piccolo scrigno bibliofilo, dove ormai non sono più io a possedere i libri, ma sono loro a possedere me, ho sempre avuto un occhio di riguardo per tutto ciò che riguardasse la nostra terra d’origine“, ha rivelato Mike.
“Tra le ultime cose recuperate, in ordine cronologico, c’è il famoso e piuttosto raro testo Per Cesare Baronio – ha precisato – Scritti vari nel terzo centenario della sua morte, pubblicato nel 1911 a Roma e curato da Vincenzo Simoncelli. Il volume reca una dedica: “Dono di zia Giulia, Roma, 16 aprile 1926 (Giulia Scialoja, moglie di Simoncelli) Giulio Simoncelli (nipote di Vincenzo)”. Ed accanto ad esso un dipinto della Cascata di Isola del Liri datato 1929.
Al mercatino di Cinecittà

“Il dipinto è stato recuperato per caso – condizione fondamentale in queste circostanze – anche se inizio a pensare che alla fine siano loro a cercarti e a farsi trovare“, ha racconta Mike che ricorda il ritrovamento del dipinto.
“Ero al mercatino di Cinecittà, sulla Tuscolana (dove, appena arrivato a Roma, ho lavorato per alcuni anni come valutatore di libri e vinili). Era impilato in un bauletto insieme ad altri dipinti. Catturato da un profilo familiare, lo estraggo dal mucchio e mi rendo conto di trovarmi davanti a uno scorcio della cascata“, ha detto Di Ruscio.
Il collezionista ha precisato anche: “Non ci troviamo di fronte alle storiche raffigurazioni ottocentesche della cascata, ma possiede comunque il suo fascino. Sul retro, sempre a pennello, tre lettere e una data: “1929 sett. S.D.A. a Peticca Luigi”.
La scoperta dell’autore

Una volta acquistata l’opera, il collezionista sorano è riuscito a scoprire l’identità dell’autore. Grazie ai social. “Felice, come mi capita sempre in queste circostanze, lo acquisto e lo porto a casa – ha sottolineato Di Ruscio – Decido poi di pubblicarne la foto su sui social e chiedo ai miei amici, soprattutto isolani, se sapessero qualcosa riguardo quelle iniziali”.
“Dopo qualche ora, il professor Claudio Pompilo, vicepresidente del Centro Studi Vincenzo Patriarca di Sora, nonché amico di vecchia data e risorsa preziosa per la nostra storia locale, mi scrive rivelandomi il nome dell’autore: Stefano D’Arpino, vecchio insegnante di disegno“, ha chiosato Di Ruscio.
Lo studioso sorano ha tracciato il profilo di D’Arpino: “Molto noto negli ambienti artistici ciociari e in particolare sorani, per aver sin dal 1926 fatto conoscere nella mostra romana degli Amatori e Cultori una attraente elegiaca visione delle bellezze del nostro “Liri” come si legge nell’opuscolo “Arte e poesia in terra Ciociara” a cura di Antonio Bevilacqua, Editrice Convivio Letterario, Milano 1962″.
“In queste circostanze – conclude Mike di Ruscio – penso sempre, forse in maniera romantica, che questi libri, o in questo caso il dipinto, siano veri e propri viaggiatori nel tempo: oggetti che avrebbero potuto perdersi, ma che, per certi versi, è come se fossero tornati a casa”.
E allora forse ha ragione Mike: certi oggetti non si smarriscono davvero. Vagano, aspettano, scelgono il momento giusto e la persona giusta. E quando finalmente riemergono da un bauletto qualunque, non riportano solo un’immagine del passato, ma la prova più bella che la memoria, se ha occhi attenti a cercarla, trova sempre la strada di casa.



