Quei monumenti ai Caduti che molti non sanno cosa siano

Una giornata dedicata al sacrificio dei Caduti in Guerra. C'è stato un tempo in cui tutta l'Italia ha fatto a gara per avere il più bel monumento con cui commemorarli. Oggi in molti ignorano pure il motivo per cui è lì

Elisa Ferazzoli
Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

Non più tombe o cimiteri ma monumenti. Lastre di pietra grezza appena intagliate, soldati di ferro che sembrano sospesi in una corsa eterna, lamiere e profili di cannoni. Ciascun paese possiede il suo, a volte arrugginito o scolorito dal tempo, più spesso assimilato dalla geografia dei luoghi e dagli anni che passando ne hanno concellato significato.

Il Monumento ai Caduti di tutte le guerre – Castelliri

Alla fine del primo conflitto mondiale, la necessità di commemorare i propri ragazzi caduti in battaglia è un’esigenza che non risparmia nessuno. Ogni famiglia italiana piange i suoi morti. Saranno oltre 600 mila i soldati morti nella guerra di trincea, molti dei quali rimarranno per sempre senza nome.

Cent’anni per la storia non sono che un giorno. Eppure all’uomo basta anche meno per smettere di ricordare. Oggi, molti ignorano l’origine, il significato simbolico e perfino il valore storico di questa giornata. E quel Monumento ai caduti di ciascuna città altro non è che un angolo vuoto di memoria. Oggi molti vi vedranno davanti una corona d’alloro fresca poggiata lì da meno d’un giorno ma ignorandone il perché tireranno dritti. I più nemmeno ci faranno caso. Continueranno a non avere idea della propria storia, della storia che ha portato all’unità nazionale, del sacrificio di quei nomi sbiaditi sulla pietra, del motivo che avrebbe dovuto rendere questo, un lunedì diverso dagli.  

Il Monumento ai Caduti – Anagni

Oggi 4 novembre celebriamo il Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, in questo 2019, anno centenario del decreto che volle una festività dedicata alla appena conquistata unità della Patria” ha scritto ieri mattina il capo dello Stato, Sergio Mattarella, in un messaggio al ministro Guerini, “Settanta anni fa la Repubblica riconobbe, con legge del Parlamento, il 4 Novembre come Giornata dell’Unità Nazionale. Una data in cui si riassumono i valori di una identità nazionale lungamente perseguita dai popoli d’Italia con le aspirazioni risorgimentali e con i grandi sacrifici compiuti dal popolo italiano nella prima guerra mondiale”.

Novanta secondi è quanto i tg nazionali avranno dedicato a questa storia che pochi ricordano, che molti ignorano completamente. Una corona d’alloro deposta sull’Altare della patria, luogo scelto nel 1921 per ospitare un Milite Ignoto di quella grande guerra. Quei resti simbolici di un solo combattente anonimo, uno dei tanti che non verrà mai identificato. Verrà scelto il 28 ottobre da una donna di Trieste, Maria Bergamas,  madre fra le tante madri alle quali la Grande Guerra aveva sottratto perfino il corpo del proprio figlio morto in battaglia. Un treno che, partito da Aquileia il giorno successivo, attraverserà mezza Italia, fermandosi in quasi tutte le stazioni. Accompagnato da due ali di folla ininterrotte arriverà fino a Roma dove verrà tumulato. Da allora, dal 4 novembre 1921 l’Ignoto Militi giace lì. 

L’Altare della Patria – Roma

Nel silenzio che avvolge un fatto lontano negli anni, nella dimenticanza di tempo che nessuno conosce più ma che andrebbe riscoperto, che meriterebbe di essere studiato perché appartiene alla storia di ognuno di noi.