La violenza invisibile che Marzia sbatte sotto gli occhi

Radiografie, per mostrare le ferite inferte dagli uomini alle loro compagne. E fotografie: per rendere visibile il dolore che c'è dentro le vittime. Presto una mostra di Marzia Bianchi, voluta dalla Regione Lazio per costringere a vedere. E pensare. L'intuizione di Sara Battisti.

Lorenza Di Brango
Lorenza Di Brango

Guardare sempre lontano, col sorriso

Un pugno allo stomaco. È quello che ha provato quando ha visto le immagini pubblicate circa un anno fa: stava leggendo il sito di Repubblica e quella notizia l’ha subito colpita. In senso metaforico. Non come le donne protagoniste di quegli scatti, che invece erano state colpite per davvero. Ferite fuori e dentro.

Si dice sempre che è impossibile mostrare i segni che le violenze di un uomo provocano all’interno di una donna. Se per certi versi è davvero così, per altri non lo è. Perché le radiografie esposte al San Carlo di Milano  mostravano, eccome, quelle ferite. La frattura di una mano o di una gamba, le costole incrinate, le lesioni al cranio, addirittura una lama incastrata in un torace. La violenza passata ai raggi x.

Lei che ha sempre provato a sensibilizzare sul tema ha pensato che quello fosse davvero il modo giusto. Una comunicazione diretta, senza filtri, nel totale anonimato, ma che arriva dritta al cuore. E ha voluto portarla anche sul suo territorio, laddove lei ha sempre lavorato, laddove ha vissuto da vicino esperienze così difficili, aiutando alcune donne vittime di queste violenze a reagire ed a voltare pagina. Per questo Sara Battisti ha voluto con forza questa mostra: “L’invisibilità non è un superpotere”.

La violenza visibile

Il covid sta mettendo tutto in forse. C’erano già un luogo ed una data: ad Alatri, il prossimo 7 novembre cioè domani. La mostra era destinata a rimanere aperta fino al 25 novembre, la data che ormai tutti conoscono, quella individuata come Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”. Dipenderà dalle norme anti contagio, dalla curva che continua a riscaldarsi anziché diminuire d’intensità: sarà lei a stabilire la data. Ma non se l’evento si terrà o meno: ci sarà.

Ci sarà perché il consigliere regionale del Partito Democratico non ha voluto semplicemente trasferire quella mostra da Milano alla provincia di Frosinone. Ha chiesto aiuto alla Asl ciociara, all’allora manager Stefano Lorusso, che subito si è mostrato disponibile: e così, tra le radiografie di alcune delle donne arrivate al pronto soccorso dell’ospedale di Milano nel 2018 con quello che viene definito “un trauma da aggressione”, ce ne saranno altre.

Le invisibili di Frosinone

Una delle sezioni della mostra

Arrivano dal reparto di emergenza del Fabrizio Spaziani: sono donne del territorio, che hanno riportato le stesse ferite. Assoluto anonimato, non serve neanche sottolinearlo. Le loro vite si fondono in questo modo con quelle di altre donne: vissuti diversi, storie profondamente differenti che però si intrecciano in un unico racconto, quello che si legge, si ascolta, si percepisce osservando quelle foto.

Le radiografie sono le immagini più dure, quelle che fanno fermare chiunque a riflettere, ma la mostra è molto altro. Racchiude anche frammenti di testimonianze. Se punta molto sulla drammaticità di quei segni lasciati dalle violenze fisiche, non tralascia però altri aspetti altrettanto drammatici, seppur meno evidenti: le violenze psicologiche, quelle che tolgono la libertà, che minano l’amor proprio, che puntano a distruggere ogni certezza, ogni sicurezza, fino ad annientare.

L’occhio di Marzia

Marzia Bianchi (Foto: Marco Petrucci)

La firma sulla mostra è di Marzia Bianchi, fotografa ciociara che ha spesso trattato questi temi con una spiccata sensibilità. La stessa che ha portato Sara Battisti ad abbracciare questo progetto, a portarlo nel Lazio, in provincia di Frosinone, a farlo diventare il centro di una campagna più ampia che vedrà, in questi giorni, tanti momenti di riflessione.

Per fare in modo che le vittime di queste violenze smettano di essere invisibili. Covid o non Covid.