Al Quirinale l’iniziativa “Doni di Natale” accoglie i bambini delle case famiglia, tra cui quelli della cooperativa I Naviganti di Cassino. Un gesto semplice del Presidente Mattarella che restituisce senso, umanità e futuro alla Repubblica.
La solennità della Repubblica si lascia attraversare dalla vita. Non quella raccontata nei comunicati ufficiali ma quella vera, rumorosa, imprevedibile. È accaduto al Quirinale, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto le porte ai bambini delle case famiglia per l’iniziativa “Doni di Natale”.
Tra quei sessanta piccoli ospiti, accolti sotto l’albero addobbato alla Vetrata, c’erano anche i bambini delle case famiglia gestite dalla Cooperativa Sociale I Naviganti di Cassino. Bambini che portano con sé storie complesse, spesso arrivate da lontano, da fuori provincia, ma che oggi hanno trovato una casa, una comunità, un futuro possibile.
Oltre il protocollo

Il vociare allegro ha incrinato il protocollo, come ha osservato con ironia lo stesso Mattarella. E in quella crepa si è infilato il senso più autentico del Natale: l’umanità. Il Presidente li ha accolti con la naturalezza di un nonno, stringendo mani, ricambiando saluti, fermandosi per una foto, per una carezza. “Questo Palazzo è più bello con la vostra presenza”, ha detto. E non era una formula. Era una verità.
Per la Cooperativa I Naviganti, per la sua presidente Simona Di Mambro, per gli educatori e per chi ogni giorno sceglie di restare accanto a questi bambini anche quando i riflettori si spengono, quel pomeriggio ha rappresentato qualcosa di più di una visita istituzionale. È stato un riconoscimento silenzioso ma potentissimo: la Repubblica che guarda negli occhi chi cresce ai margini e dice “tu conti”.
A Cassino, quei bambini non sono ospiti di passaggio. Sono parte viva della città. Vengono accolti come se fossero figli di questa comunità, anche se la maggior parte di loro arriva da fuori provincia. Frequentano le scuole, costruiscono relazioni solide con i compagni di classe e con i maestri, partecipano ai corsi di danza, praticano sport, imparano cosa significa sentirsi uguali agli altri. Non “diversi da”, ma semplicemente bambini.
Integrazione vera

È questa l’integrazione vera: quella che non fa rumore, che non ha bisogno di slogan, che si costruisce giorno dopo giorno nei cortili delle scuole, nelle palestre, nelle aule. Ed è il risultato di un lavoro educativo paziente, coerente, che ha sempre avuto al centro una domanda semplice e radicale: che futuro stiamo preparando per loro?
La risposta della Cooperativa I Naviganti è sempre stata chiara. Non basta proteggere l’infanzia: bisogna accompagnare l’adolescenza e soprattutto il passaggio alla maggiore età. Perché è lì che spesso si apre il vuoto più pericoloso. Ragazzi che, compiuti i diciotto anni, rischiano di avere come unica alternativa la strada.
Per questo, nel periodo antecedente al Covid, era nato uno dei progetti più ambiziosi e simbolici della cooperativa: il ristorante della legalità, un progetto civico e sociale che offriva lavoro e dignità ai ragazzi cresciuti nelle case famiglia. Un luogo dove imparare un mestiere, ma soprattutto dove sperimentare la responsabilità, l’autonomia, la possibilità concreta di restare in piedi da soli.
Un progetto che parlava di futuro e di fiducia, e che purtroppo si è dovuto fermare con l’arrivo della pandemia. Il Covid ha chiuso le serrande, ma non ha cancellato l’idea che lo aveva generato: nessun ragazzo deve essere lasciato solo proprio nel momento in cui smette di essere “minore”.
Oltre i doni

E allora quel pomeriggio al Quirinale assume un significato che va oltre i doni, oltre lo zucchero filato, oltre la torta con la candelina accesa per un compleanno festeggiato nel cuore delle istituzioni. È il segno che la Repubblica, almeno per un giorno, si è messa all’altezza dei bambini. E che da Cassino a Roma, il filo dell’attenzione e della responsabilità può essere tenuto saldo.
Perché quando lo Stato sa farsi vicino, quando una comunità sa farsi famiglia, il futuro smette di essere una parola astratta. E diventa una possibilità reale.



